Martedì, 28 Settembre 2021
Il modello Copenaghen / Danimarca

Il caso Danimarca che manda in pensione il "Green pass": liberi tutti dal primo ottobre

In netta controtendenza rispetto alla generale situazione in Europa, la Danimarca si appresta a revocare tutte le misure di contenimento anti-Covid 19

Discoteche aperte da settembre, via l'obbligo di tampone per i ristoranti, mascherine da ottobre nel cestino della spazzatura. In netta controtendenza rispetto alla generale situazione in Europa, la Danimarca si appresta a revocare tutte le misure di contenimento anti-Covid 19 dal primo ottobre. Con un assaggio del 'liberi tutti' già da settembre, quando ci sarà un ulteriore allentamento delle restrizioni. in particolare per la ristorazione e i locali notturni.

Passi resi possibili dal consistente e costante calo di contagi, attribuito essenzialmente agli alti tassi di vaccinati nel Paese scandinavo e alla decisione del premier Mette Frederiksen di immunizzare anche i ragazzi tra i 12 e i 15 anni, oltre alle donne in gravidanza, su base volontaria.

Il "green pass" in Danimarca

Ha inoltre funzionato bene l'app Coronapass - da mesi obbligatoria per ristoranti, musei, parrucchieri, saloni di estetica - che sulla falsa riga del green pass certifica la vaccinazione, un recente tampone negativo o la guarigione dal Covid. L’applicazione danese è nata prima della certificazione europea, e lo scopo, prima ancora che per viaggiare all’estero, era quello di rendere sicuri gli spostamenti interni. Un certificato che dal primo ottobre sarà archiviato. Ma come è stato possibile? 

La Danimarca è scarsamente popolata e oltre alla capitale Copenaghen ha solo poche grandi città: Odense, Aarhus e Aalborg. Questo ha aiutato in generale. Un dato che più di altri è evidente è quello del tasso di test anti-covid pro capite, il più elevato rispetto a qualsiasi altro posto al mondo. Una rete capillare di laboratori per l’analisi dei tamponi - offerti gratuitamente - ha da una parte reso economicamente sostenibile il pass per le famiglie ancora in attesa di vaccinazione, dall'altra permesso controlli costanti a chi, per motivi di lavoro o svago, tende a frequentare posti affollati. 

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Test covid, Danimarca 5.8 milioni di abitanti, Italia 60 milioni

Il famoso test e tracciamento che in Italia è stato pressoché lasciato all'azione dei singoli ma che ha invece consentito di tenere sotto controllo i focolai. Tanto che il governo danese aveva avviato la revoca delle restrizioni anti-coronavirus già in primavera: i bambini erano tornati a scuola e i ristoranti avevano riaperto mentre in buona parte dei Paesi europei si oscillava tra lockdown soft, coprifuoco, chiusure mirate. Ad agosto, nonostante un numero di contagi ancora relativamente alto, sono state annullate altre limitazioni, ad esempio il numero massimo di passeggeri per il trasporto pubblico. I test anti-Covid (due la settimana per accedere alle scuole in presenza) sono passati a 'raccomandazione' da obbligo. 

Complessivamente a inizio agosto il bilancio delle infezioni era sotto la soglia dei 320mila casi, con poco più di 2.500 morti (su una popolazione di meno di 6 milioni di abitanti). Ma il fattore chiave sembra l'alto tasso di vaccinazioni: già a fine luglio quasi il 60 per cento degli over 16 danesi era completamente vaccinato. Il governo ha deciso che ora possono essere vaccinati anche i teenager dai 12 ai 15 anni e oltre il 30% di queta fascia di età si è già registrato per la prima dose. Anche le donne in gravidanza e che allattano possono essere vaccinate su richiesta.

In realtà, il governo non esclude una quarta ondata, ma pensa di poterla fronteggiare senza particolari limitazioni e difficoltà. 

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