Domenica, 19 Settembre 2021
Come va all'estero / Danimarca

Covid: il primo Paese Ue che revoca tutte le restrizioni

La Danimarca manda in pensione il green pass e riapre tutto. Per le autorità il virus non è più una minaccia sociale: il senso di responsabilità degli abitanti sta facendo la differenza

Aalborg. Foto: EPA/Henning Bagger DENMARK OUT via ANSA

La Danimarca è il primo Paese dell'Unione Europea che ha deciso di mettere da parte le restrizioni anti-Covid. Da oggi, 548 giorni dopo l'entrata in vigore delle prime misure anti-contagio, non sarà più richiesto il green pass per entrare nei locali notturni. Il ritorno alla normalità è stato graduale. Il 14 agosto è caduto l'obbligo di indossare la mascherina sui mezzi pubblici, il primo settembre hanno riaperto i locali notturni e sono stati rimossi i limiti agli assembramenti pubblici. E sempre da metà agosto è stato abolito l'obbligo di green pass per andare al ristrorante, allo stadio, in palestra o dal parrucchiere.

L'uso delle mascherine è ancora obbligatorio negli aeroporti e resta consigliato per le persone che si recano dal medico, nei centri di analisi o negli ospedali. Per il resto però le misure di prevezione sono tutte saltate. Com'è stato possibile? E soprattutto: durerà? Procediamo con ordine.

Perché la Danimarca dice addio alle restrizioni

Intanto va detto che la Danimarca ha un tasso di vaccinazione invidiabile. Oltre l'80% della popolazione danese sopra i 12 anni ha ricevuto entrambe le dosi e il 76% del totale degli abitanti ha almeno una dose. In Ue solo la Spagna sta facendo meglio.  vaccini danimarca-2Al successo della campagna vaccinale ha contribuito anche l'obbligo del certificato sanitario introdotto già ad aprile e che in tutti questi mesi è stato necessario per svolgere varie attività, tra cui entrare nei bar e nei ristoranti. 

Un altro elemento da considerare per spiegare il successo danese è che la densità di popolazione è piuttosto bassa e oltre alla capitale Copenaghen ci sono solo poche grandi città: Odense, Aarhus e Aalborg. Il che, ovviamente, aiuta. A contenere l'epidemia potrebbe aver contribuito anche il tasso di test anti-covid pro capite, il più elevato rispetto a qualsiasi altro posto al mondo, grazie ad una capillare rete di laboratori per l'analisi dei tamponi che vengono offerti gratuitamente.

Il senso di responsabilità dei danesi può fare la differenza?

E poi c'è un ultimo fattore che andrebbe preso in considerazione: la mentalità sociale dei danesi. La parola samfundssind  riassume il concetto di "mettere il bene della collettività al di sopra dei propri interessi". Un modo di pensare che permea tutta la società scandinava e che come sappiamo alle basse latitudini fatica ad attecchire. Lo spiccato senso di responsabilità sociale dei danesi può rivelarsi un'arma vincente anche nella lotta al virus. Gert Tingaard, professore di politica all'Università di Aarhus, ha sintetizzato così la questione: "Se hai bassi livelli di fiducia nei confronti delle altre persone o delle autorità, allora sono potenzialmente necessarie leggi più severe per contenere il coronavirus". Insomma, i danesi si fidano delle istituzioni e sono portati per il forte senso di comunità ad avere dei comportamenti responsabili.

Funzionerà? Per ora i contagi si mantengono relativamente bassi, ma il virus circola ancora specie tra i più giovani. L'ultimo bollettino ha fatto registrare 591 casi e 5 decessi, ma negli ultimi mesi il numero delle vittime è stato sostanzialmente quasi azzerato tanto che per le autorità danesi il coronavirus "non più una minaccia critica" dal punto di vista sociale. 

(Infografica: Our World in data)

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