Mercoledì, 28 Luglio 2021
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Panama Papers, Cameron confessa in tv: "Avevo delle quote"

Si allarga il clamoroso scandalo fiscale sulle società ombra create a Panama. Il primo ministro britannico ha ammesso di aver tratto profitto dai fondi investiti dal padre, rivelati dalla maxi-inchiesta giornalistica sui "Panama Papers"

Il primo ministro britannico David Cameron ha ammesso di aver tratto profitto dai fondi investiti dal padre, Ian, rivelati dalla maxi-inchiesta giornalistica sui Panama Papers che ha svelato il mondo dei capitali offshore delle élite mondiali. Lo scrive per primo il Guardian, poi il diretto interessato ha dovuto "confessare" in un'intervista esclusiva a Itv news, lunga 13 minuti, al termine della quale dall'opposizione sono cominciate ad arrivare richieste di dimissioni. Il capo del governo di Londra ha venduto la sua quota nella società Blairmore per oltre 30mila sterline solo quattro mesi prima di diventare premier. Cameron ha parlato dopo circa una settimana di dinieghi, nella quale ha rifiutato di commentare la diffusione delle notizie.

Secondo quanto ha dichiarato, il premier ha avuto con la moglie Samantha 5mila quote nel Blairmore Investment Trust dal 1997 al gennaio 2010. I Panama Papers, usciti dallo studio panamense di Mossack Fonseca, hanno rivelato come Ian Cameron abbia gestito un fondo offshore. La compagnia, fondata negli anni '80, era stata poi spostata in irlanda nel 2012, due anni dopo che David Cameron era diventato primo ministro. Nei suoi 30 anni di storia, precisa il Guardian, la Blairmore "non ha mai pagato un penny di tasse" in Gran Bretagna.

I confondatori dello studio legale al centro dello scandalo esploso con i cosiddetti Panama Papers sono convinti: la loro Mossack Fonseca continuerà a offrire servizi e l'unico crimine commesso è quello degli hacker che secondo loro hanno rubato gli 11,5 milioni di documenti che dal fine settimana scorso stanno gettando luce su società di comodo legate a 143 tra politici e personalità pubbliche nel mondo.

A parlare al Wall Street Journal in un'intervista condotta nell'ufficio di Panama City dello studio legale è stato Jurgen Mossack. Il partner Ramon Fonseca ha invece rilasciato dichiarazioni via WhatsApp al New York Times. Quest'ultimo ha scritto sulla app che "alla fine di questa tempesta il cielo sarà di nuovo blu e l'unico crimine è l'hacking", ossia l'accesso illecito ai documenti del gruppo arrivati nel fine settimana a un quotidiano di Monaco che li ha poi condivisi con l'International Consortium of Investigative Journalists permettendo così a 400 giornalisti in varie nazioni di pubblicare contemporaneamente storie basate sui contenuti. La pensa allo stesso modo Sara Montenegro, a capo delle questioni legali dello studio legale e seduta al fianco di Mossack durante l'intervista: "L'unico crimine comprovato è che c'è stata una violazione della privacy".

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