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Sabato, 28 Gennaio 2023
delitto d'onore / Iran

Decapita la moglie ed espone la testa per strada, "solo" 7 anni di carcere: il video

In Iran le condanne per le manifestazioni contro il regime sono state superiori, anche con condanne a morte

Ha decapitato la moglie 17enne e ha esposto la testa in strada. La condanna: "solo" 7  anni di carcere. Succede in Iran, proprio dove chi ha manifestato in questi mesi contro il regime ha ricevuto pene ben più pesanti o è stato impiccato, persino. 

La condanna "leggera" per aver decapitato la moglie

Sajjad Heidarnava è stato condannato a poco più di 7 anni e mezzo di carcere per avere tagliato la testa a sua moglie Mona Heidari, dopo anni di violenza domestica, per cui ha ricevuto 8 mesi aggiuntivi. All'epoca del matrimonio Mona aveva 12 anni e a 14 ha partorito un figlio concepito con l'uomo che poi sarebbe diventato il suo assassino.

Prima di essere uccisa la donna era fuggita in Turchia, forse per vivere con un siriano conosciuto online, scappando dagli abusi subiti in casa. Mentre si trovava all'estero, la famiglia le aveva chiesto di tornare, garantendole che sarebbe stata al sicuro ma quando il marito ha scoperto che la giovane era nuovamente nella città iraniana di Ahvaz l'ha uccisa.

L'omicidio risale al febbraio del 2022 e suscitò grande indignazione nel Paese, soprattutto dopo la pubblicazione di un video in cui si vede il marito camminare sorridente per le strade di Ahvaz brandendo la testa tagliata della moglie come un trofeo. È stato un "delitto d'onore", ha tagliato corto il portavoce della magistratura Massoud Setayeshi, facendo sapere che i genitori della giovane vittima "hanno perdonato l'omicida che per questo motivo è stato condannato al carcere, a causa dell'aspetto pubblico del crimine".

Attenzione, le immagini sono particolarmente cruente

All'epoca del delitto dure critiche erano state espresse da attivisti dei diritti umani che hanno denunciato la mancanza di pene severe per coloro che uccidono tra le mura domestiche o sposano bambine, a fronte di casi in cui persone ritenute colpevoli di "delitto d'onore" sono state condannate ad appena tre anni di carcere.

Le condanne per le manifestazioni contro il regime

Restano invece durissime le condanne dei tribunali iraniani per gli arrestati nelle proteste nate a settembre dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne di origine curda che ha perso la vita dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale perché non portava il velo in modo corretto. Secondo la ong con sede ad Oslo Iran Human Rights, oltre 100 manifestanti arrestati, che hanno in larga parte tra i 20 e i 30 anni, rischiano la pena capitale o che la condanna a morte, già emessa, possa essere eseguita presto.

Già quattro dimostranti arrestati sono stati impiccati nelle scorse settimane. Le ultime esecuzioni risalgono al 7 gennaio, quando Mohammad Mehdi Karami, 22enne, e Seyed Mohammad Hosseini, di 39 anni, sono stati mandati al patibolo dopo essere stati ritenuti colpevoli di aver avuto responsabilità nell'uccisione di una membro delle forze paramilitari Basij durante dimostrazioni a Karaj, a ovest di Teheran. Nell'udienza che lo ha mandato al boia, Karami si è potuto difendere per meno di 15 minuti, in un processo dove non potevano essere presenti né familiari né giornalisti, mentre l'avvocato di Hosseini, che soffriva di disturbi bipolari, ha detto che il suo cliente è stato torturato in carcere.

La repressione delle proteste e le condanne a morte hanno ricevuto forti critiche da parte dell'Occidente e oggi il Parlamento europeo ha chiesto che le Guardie della Rivoluzione iraniana siano designate come un'organizzazione terroristica.

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