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Domenica, 25 Febbraio 2024
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Dengue, decine di morti in Argentina: sale l'allerta, i sintomi della malattia

Nel Paese sudamericano i casi sono più di 41mila, le vittime 39. Bassetti: "Si sta diffondendo anche in Europa"

In Argentina la febbre dengue fa decine di morti. Sono 41.257 i casi registrati nel Paese sudamericano, 39 le vittime. Rispetto al 2020 i casi sono aumentati del 48,4%. Nello stesso anno i morti erano stati 26. Ma di cosa parliamo e perché neppure l'Europa può dirsi esente dal rischio di focolai? Proviamo a capirlo. 

Cos'è la dengue

La dengue è una malattia infettiva causata da quattro varianti dello stesso virus che si trasmette attraverso la puntura di zanzare. La più efficiente nella trasmissione è la zanzara Aedes Aegypti, comune nelle regioni tropicali, ma non presente in Italia, mentre la zanzara tigre (Aedes albopictus), già segnalata in tutta l'Europa meridionale, può contribuire al contagio, anche se in modo meno efficace. Contrarre la dengue protegge la persona solo contro il tipo di virus che l’ha causata e non contro le altre tre varianti.

La malattia non si diffonde per contatto diretto, ma può essere trasmessa anche attraverso trapianti d’organo e trasfusioni di sangue. La dengue colpisce neonati, bambini e adulti con sintomi che compaiono 3-14 giorni dopo la puntura infettante. La puntura di zanzare infette causa una malattia simil-influenzale grave e, a volte una complicanza potenzialmente letale chiamata dengue grave, precedentemente conosciuta come febbre emorragica dengue. Riconosciuta per la prima volta nel 1950 durante le epidemie di dengue nelle Filippine e in Tailandia, la dengue grave colpisce i paesi dell'Asia e dell'America latina ed è diventata, in queste aree, una delle principali cause di ricovero ospedaliero e di morte tra i bambini e gli adulti.

I sintomi 

Il periodo di incubazione in genere è di 5-6 giorni. I sintomi della malattia possono comparire a distanza di meno di una settimana  dalla puntura della zanzara infetta e si manifestano con: febbre elevata, forte cefalea, dolori articolari e muscolari, estremo dolore alle gambe, nausea, vomito ed esantema.

In casi estremi (1-5%) possono verificarsi difficoltà respiratorie e insufficienza multiorgano, con un rischio di mortalità dell’1% che aumenta fino al 40% nella forma emorragica. Attualmente, non esistono cure specifiche per la Dengue e la maggior parte dei pazienti guarisce completamente in circa due settimane. La diagnosi, oltre che clinica, si basa sulla identificazione del virus mediante test molecolare PCR.

Una diagnosi clinica tempestiva e un’attenta gestione clinica da parte di medici e operatori sanitari adeguatamente formati aumentano la sopravvivenza dei pazienti. L'incidenza di dengue è aumentata di 30 volte negli ultimi 50 anni. Sono attualmente stimate 50-100 milioni di infezioni ogni anno in oltre 100 paesi endemici, mettendo a rischio di infezione quasi la metà della popolazione mondiale.

Perché ora anche l'Europa è a rischio

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente lanciato un allarme riguardo al possibile aumento drastico di focolai di arbovirus (virus trasmessi all’uomo da insetti), tra cui: dengue, zika e chikungunya. Il rischio di focolai riguarda tutte le popolazioni nelle aree dove sono presenti le zanzare vettori del virus. 

L’infezione ha infatti già causato tre focolai a trasmissione indigena in Francia. L'Europa e in particolare i Paesi del bacino mediterraneo, a causa dei cambiamenti climatici, per aumento di calore, umidità, insieme all'aumento del commercio e del turismo globale, potrebbero essere a rischio per l'insorgenza di epidemie dengue. 

"Il sierotipo Cosmopolitan, tipico del Sud-Est asiatico, si è diffuso in America" e si presenta "molto più rapido nella diffusione, più aggressivo e anche più mortale". A sottolinearlo è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova. "La Dengue, chiamata anche" febbre "spaccaossa, si sta diffondendo purtroppo anche in Europa - ricorda l'esperto su Twitter - con casi autoctoni nel sud della Francia. Un altro problema infettivo moltiplicato dalla globalizzazione e del surriscaldamento del pianeta".

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