Domenica, 13 Giugno 2021
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Grecia, si è dimesso Varoufakis: "E' mio dovere, per aiutare Tsipras"

All'indomani del referendum in Grecia, che ha bocciato le proposte dei creditori internazionali, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni, motivando la decisione con la volontà di aiutare il premier a raggiungere un accordo al tavolo dei negoziati

Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni sul proprio blog per aiutare il premier Alexis Tsipras nelle trattative con i creditori internazionali.

SI DIMETTE VAROUFAKIS - All'indomani del referendum in Grecia, che ha bocciato le proposte dei creditori internazionali, il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha annunciato le sue dimissioni sul proprio blog, motivando la sua decisione con la volontà di aiutare il premier Alexis Tsipras a raggiungere un accordo al tavolo dei negoziati. "Subito dopo l'annuncio del risultato del referendum, sono stato informato di una certa preferenza da parte di alcuni partecipanti all'eurogruppo, e di partner 'assortiti', per la mia... 'assenza' dai loro incontri - ha scritto sul proprio blog Varoufakis - un'idea (quella della mia assenza, ndr.) che il premier ha ritenuto potrebbe aiutarlo a raggiungere un accordo. Per questo motivo lascio oggi il ministero delle Finanze". "Lo considero mio dovere per aiutare Alexis Tsipras a sfruttare il capitale che il popolo greco gli ha accordato con il referendum di ieri", ha sottolineato il ministro uscente.

Dopo aver annunciato le proprie dimissioni, perché sgradito al tavolo del negoziato, Varoufakis ha scritto sul proprio blog: "Porterò addosso con orgoglio il disgusto dei creditori". Il ministro uscente ha quindi sottolineato che "noi della sinistra sappiamo fare gioco di squadra, senza interessarci ai privilegi delle cariche", per cui "sosterrò appieno il premier Tsipras, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo". "Lo sforzo sovrumano per rendere onore al coraggioso popolo della Grecia e al famoso OXI (NO) che i greci hanno donato ai democratici di tutto il mondo è solo l'inizio", ha concluso.

STRAVINCE IL NO - Con il referendum di ieri la Grecia ha dato ai creditori una risposta che più chiara non poteva essere: con il 61,31% dei voti, il "no" chiesto dal governo di Alexis Tsipras ha prevalso oltre ogni aspettativa. Le capitali europee si trovano adesso a dover fare i conti con una situazione ben più grave di quanto molte di loro avessero previsto e i mercati finanziari asiatici nella notte hanno già cominciato ad inviare i primi segnali, tutti negativi, ad eccezione della borsa di Shanghai. Oggi tutti gli occhi sono puntati sul board dei governatori della Bce che si riunisce a Francoforte per decidere se continuare a fornire liquidità alle banche greche; e questa sera sul vertice Hollande-Merkel che precederà l'Eurogruppo di domani.

FESTA IN PIAZZA - Ieri fino a tarda notte nella piazza Syntagma, divenuta simbolo della battaglia greca contro quello che è stato considerato come un ricatto dei creditori, il popolo del No ha festeggiato la vittoria. E il leader di Syriza, Alexis Tsipras, in un messaggio televisivo, ha parlato di una giornata storica per la Grecia che dimostra che la democrazia non può essere ricattata: "Avete fatto una scelta coraggiosa. Il mandato che mi avete dato non è quello per una rottura con l'Europa, ma un mandato che rafforza la nostra posizione negoziale alla ricerca di una soluzione sostenibile".

MERKEL GELIDA - Le prime reazioni da Berlino sono state gelide: Angela Merkel non ha parlato, ma al posto suo lo ha fatto il suo vice - e leader socialdemocratico - Sigmar Gabriel, che non ha usato mezzi termini: con il "no" "la Grecia ha bruciato i ponti con l'Eeuropa, è difficile immaginare dei nuovi negoziati" sugli aiuti. La speranza di Atene radica dunque nelle divisioni emergenti fra gli schieramenti in seno ai creditori: dopo lo studio del Fondo Monetario Internazionale sulla possibile necessità di ristrutturare il debito greco, la Bundesbank si è inaspettatamente unita al coro della cautela riguardo a uno scenario del Grexit, che potrebbe costare caro alla casse tedesche.

LE REAZIONI - Sul fronte politico poi va registrato il possibilismo di Hollande - l'unico finora ad aver parlato con Tsipras dopo il voto - possibile argine all'intransigenza tedesca: la questione varrà affrontata domani a cena con Merkel, prima del vertice dell'Eurogruppo convocato per martedì; al momento i due dirigenti si sono detti d'accordo sulla "necessità di rispettare il voto" dei greci, affermazioni che a Parigi e Berlino e suscettibile di interpretazioni ben diverse. Hollande - così come il governo italiano, per bocca del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni - sarebbe favorevole a riaprire i negoziati, concordando in tal senso sull'interpretazione del voto data da Tsipras: non un referendum sul rimanere o uscire dall'Europa, ma un ulteriore strumento di trattativa. La Commissione da parte sua si è limitata a registrare il "rispetto" dell'esito del voto e a convocare per lunedì una teleconferenza fra Jean-Claude Juncker, Mario Draghi e il responsabile dell'Eurogruppo, Jeroen Djisselbloem. Il presidente dell'europarlamento, Martin Schulz - che si era schierato a favore del "sì" - ha auspicato per la Grecia degli "aiuti umanitari".

COSA ACCADRA'? - Il presidente dell'Eurogrupo Jeroen Dijsselbloem "prende nota" del risultato del referendum greco, che dice di considerare "molto deplorevole per il futuro della Grecia", in una nota diramata questa notte. "Per la ripresa dell'economia greca sono inevitabili misure difficili e riforme. Aspetteremo ora le iniziative delle autorità greche", afferma Dijsselbloem nella nota, che conclude annunciando che l'Eurogruppo discuterà la situazione domani martedì 7 luglio, lo stesso giorno in cui è stato convocato l'eurosummit. Chi, forse non disinteressatamente, ritiene il voto come "un primo passo" greco verso l'uscita dalla moneta unica è la Russia, sebbene il viceministro delle Finanze Alexei Likachev abbia prudentemente aggiunto come sia ancora "prematuro" prevedere se Atene "andrà fino in fondo" su questa strada, magari aprendo la porta a qualche credito - e a una maggiore influenza - russo, che Bruxelles difficilmente vedrebbe di buon occhio: altra carta sulla quale uno Tsipras ormai ampiamente legittimato potrebbe puntare in sede negoziale.

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