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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Lo scenario / Stati Uniti d'America

Donald Trump sta per tornare

Il 6 gennaio ha annunciato una conferenza stampa. Darà la sua versione dei fatti di Capitol Hill a un anno dall'assalto al Campidoglio. I repubblicani sono spaccati e questo elemento favorisce la possibilità di una sua nuova candidatura

A un anno esatto dagli attacchi di Capitol Hill, Donald Trump potrebbe annunciare il suo ritorno. Nel giorno dell'anniversario di quella che sembrava la sua fine politica, il Tycoon ha deciso di scendere di nuovo in campo. Come sempre ha scelto la maniera più plateale contrapponendosi ancora a Joe Biden e preparando la strada per la sua ricandidatura nel 2024. Se il presidente in carica, insieme alla sua vice Tamara Harris, parlerà alla nazione il prossimo 6 gennaio per fare il punto sulle indagini relative all'assalto, lo stesso farà Trump che ha annunciato una conferenza stampa nel giorno dell'Epifania. Una sorta di contro-altare a ciò che diranno i rappresentanti del governo e riaffermare la sua verità. Una verità pericolosa che ha portato alla morte diretta o indiretta di nove persone ma che Trump ha deciso di raccontare alla sua maniera.

La conferenza stampa del 6 gennaio 

Ha deciso di farlo dalla sua villa di Mar-a-Lago in Florida con la “scusa” di dettare la linea per i Gop e le elezioni di Midterm. La realtà è che, quasi sicuramente, proverà ad alimentare di nuovo la retorica dell'elezione rubata da Biden per provare a compattare il suo elettorato. Dalla sua parte ci sono i sondaggi che raccontano di una fetta di Paese che gli è ancora fedele ma che soprattutto non lo ritiene colpevole di ciò che è successo a Capitol Hill. Secondo quello effettuato dal Washington Post/University of Maryland, per il 60% degli americani Trump ha 'grande' o 'buona' parte di colpa nell'assalto al Parlamento, ma ha solo 'qualche responsabilità' o 'nessuna' per il 72% dei repubblicani e per l'83% dei suoi elettori. In pratica, sebbene negli Stati Uniti sia chiara la sua negligenza a più della metà del Paese, l'altra metà, la sua, non tiene in necessario conto il suo coinvolgimento.

I repubblicani oggi 

Ma qual è la situazione tra i repubblicani? Il partito sembra essere spaccato e animato da varie forze. Questo favorisce la leadership di Trump e la possibilità di una nuova candidatura. Lui stesso si è impegnato nell'ultimo anno a minare la credibilità di ogni possibile suo rivale interno animando un “dividi et impera” che potrebbe valergli la candidatura. Il partito ha fatto il suo “dovere” minando la credibilità della commissione d'inchiesta sui fatti di Capitol Hill e facendo in modo che non fosse bipartisan. Attualmente è composta da sette membri democratici e solo due repubblicani e questo basta al popolo di destra per non ritenerla all'altezza del ruolo. C'è chi all'interno dei repubblicani ha provato a porre l'accento sul ruolo di Trump rispetto a quei fatti.

È il caso di Liz Cheney, vicepresidente della commissione di inchiesta, che ha raccontato all'Abc anche un retroscena raccolto dagli “investigatori”. La figlia Ivanka, il giorno dell'assalto ha chiesto due volte al padre di fermare la violenza. Una circostanza confermata dalla repubblicana anche ai microfoni di Cbs ha parlato chiaramente di “dichiarazione di guerra allo stato di diritto” e che "siamo in una situazione in cui le persone devono comprendere il pericolo rappresentato dal presidente Trump", la sua "negligenza". All'interno del suo “cerchio magico”, invece, Steve Bannon sembra essersi riavvicinato a Trump dopo l'arresto. Preoccupa, invece, la posizione dell'ex capo dello staff alla Casa Bianca, Mark Meadows. Entrambi si sono rifiutati di testimoniare e sono stati accusati di oltraggio al Congresso.

Diverso però l'atteggiamento che hanno avuto. In un primo momento Meadows aveva iniziato a collaborare con la commissione fornendo anche un Power Point che proverebbe il ruolo di Trump nella vicenda. Poi è stato protagonista di un clamoroso dietrofront provando a ritrattare anche i contenuti del documento. A rendere ancora più fluida la situazione c'è la mancanza di una guida online e sui social per il popolo di Trump. L'assenza dell'ex presidente, bandito da Facebook e Twitter, ha lasciato senza una strategia il popolo dell'ultradestra orfano anche del cosiddetto “utente Q”, principale strumento di diffusione delle teorie di Qanon. Questa situazione magmatica sembra però essere il terreno su cui Trump ha già dimostrato di sapersi muovere e tra poco ore potremmo assistere all'ennesimo attacco del Tycoon.

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