Domenica, 28 Febbraio 2021
Afghanistan

Kathera, accecata da tre uomini perché voleva lavorare ed essere indipendente

La storia di una 33enne afghana, aggredita e pugnalata mentre tornava a casa dopo il lavoro. Dietro l’attacco ci sarebbe il padre, che non si rassegnava a vedere la figlia vivere liberamente e che per questo si sarebbe rivolto ai talebani

foto di repertorio Pixabay

Il sogno più grande di Kathera è sempre stato lavorare fuori casa e diventare indipendente. Per essere riuscita a far avverare quel sogno, questa 33enne afghana è stata punita: tre uomini su una motocicletta l’hanno aspettata mentre usciva dal lavoro, le hanno sparato e le hanno pugnalato gli occhi. Una violenza inaudita, resa ancora più terribile dall’ipotesi che dietro l’attacco ci sia lo stesso padre di Kathera, il quale si sarebbe rivolto ai talebani per fermare una volta per tutte la figlia e la sua voglia di indipendenza.

Kathera aveva iniziato da pochi mesi a lavorare in una stazione di polizia nella provincia di Ghazni, nell’Afghanistan centrale. Stava uscendo da lì quando è stata attaccata. “Magari avessi lavorato lì almeno da un anno. Se tutto questo mi fosse accaduto dopo quel tempo, sarebbe stato meno doloroso. È accaduto troppo presto…. Sono potuta andare a lavorare e ho potuto vivere il mio sogno per appena tre mesi”, dice Kathera all’agenzia Reuters, che ha raccontato la sua storia. Quando si è risvegliata in ospedale e ha scoperto che non riusciva più a vedere, Kathera ha chiesto ai medici cosa le stesse succedendo. “I dottori mi dissero che avevo gli ancora bendati a causa delle ferite, ma in quel momento io già sapevo che mi avevano strappato gli occhi”, ricorda. 

Accecata perché aveva deciso di lavorare nella polizia

Kathera e le autorità locali sono convinti che sia stato suo padre a richiedere l’intervento dei talebani, anche se un portavoce del gruppo fondamentalista ha negato un loro diretto coinvolgimento nella vicenda, bollando il tutto semplicemente come “un affare di famiglia”. Il padre di Kathera non si rassegnava a vedere la figlia indipendente e felice. “Molte volte, mentre ero di servizio, ho visto mio padre che mi seguiva… ha iniziato a contattare i talebani della zona e ha chiesto loro di impedirmi di continuare il mio lavoro”, dice la donna. Sarebbe stato proprio il padre, secondo lei, a fare avere ai talebani una copia del suo documento di identità che provava il suo ruolo all’interno della stazione di polizia e il giorno dell’attacco lui l’avrebbe chiamata al telefono per assicurarsi di dove fosse.

Un portavoce della polizia locale ha confermato di ritenere verosimile che dietro l’aggressione a Kathera ci siano i talebani e il padre della donna è stato arrestato. Kathera, il marito (che l’ha sempre sostenuta) e i suoi figli, oggi si trovano in una località sicura fuori Kabul, dove lei sta affrontando un periodo di recupero dopo quello che le è successo, ma la notte non riesce a dormire, ogni volta che sente una motocicletta non può fare a meno di trasalire ed è stata costretta a tagliare i ponti con tutta la sua famiglia, compresa la madre che la ritiene responsabile dell’arresto del padre.

La sua speranza è trovare un dottore all’estero capace di restituirle anche solo parzialmente la vista. “Se ciò fosse possibile, se dovessi riavere la vista, riprenderei il mio lavoro e tornerei a lavorare nella polizia ancora una volta”, dice Kathera, che ha comunque bisogno di lavorare per sopravvivere materialmente. A spingerla a voler tornare in polizia è ancora una volta la sua grande passione per il lavoro e l’indipendenza, che nemmeno il brutale attacco di cui è stata vittima è riuscita spegnere. 

L'esclation di violenze e diritti negati in Afghanistan

Da tempo, ricorda Reuters, gli attivisti per i diritti umani temono una escalation di violenza in Afghanistan, alimentata dalle rigide leggi conservatrici nel paese e dal rafforzamento dell’influenza dei talebani dopo l’annuncio che gli Stati Uniti stanno ritirando le proprie truppe dal paese. A Doha, in Qatar, sono attualmente in corso negoziati tra i talebani e il governo afghano per un accordo di pace che però procede a rilento mentre nel paese c’è stato un aumento delle violenze e degli attacchi contro funzionari e donne di primo piano. Reuters ricorda inoltre come negli ultimi mesi siano arrivate rassicurazioni dai talebani circa il rispetto dei diritti delle donne secondo la Sharia, ma sono rassicurazioni che sembrano convincere poco.

“Sebbene sia sempre stato pericoloso per le donne afghane avere ruoli pubblici, il recente picco di violenza in tutto il paese ha peggiorato le cose”, sostiene Samira Hamidi, attivista di Amnesty International in Afghanistan. “I grandi progressi compiuti sui diritti delle donne in Afghanistan in oltre un decennio non devono essere sacrificati per nessun accordo di pace con i talebani”. 

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