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Venerdì, 12 Aprile 2024
IL PUNTO

Donne rapite, bambini assediati, un genocidio alle porte: in Siria e Iraq si muore nel silenzio

Non si ferma l'avanzata dei jihadisti dello Stato Islamico: decine di migliaia di cristiani in fuga, mentre prosegue l'assedio agli yazidi

"Straparlare" di genocidio è la cosa meno storicamente corretta che si possa fare, ma quello che potrebbe succedere in Iraq nei prossimi giorni rischia di raggiungere il livello di orrore della Shoah, dello sterminio degli armeni e del Ruanda. I miliziani jihadisti dell'Isil, attivi in Siria e Iraq, hanno ormai il controllo quasi totale di ampie aree dei due paesi, ma l'interesse generale si è risvegliato, perlomeno in Italia, solo con la notizia del "califfo" che voleva "prendersi Roma", quasi come se al-Baghdadi fosse un qualsiasi capetto della Banda della Magliana, trasformando in "burletta" una delle maggiori tragedie politiche e umanitarie degli ultimi anni.

Il "leading from behind" di Obama è un fallimento ormai quasi acclarato, e l'Europa, di fronte a questa tragedia latita, limitandosi alle consuete (e sporadiche) parole di denuncia, alle quali seguono pochi fatti concreti. L'Iraq e la Siria muoiono nel silenzio assordante delle opinioni pubbliche e nell'impasse delle cancellerie mondiali, impegnate su dossier apparentemente più urgenti. Speriamo di essere smentiti presto, ma allo stato attuale il mondo sta osservando inerme stragi inaudite e il concretizzarsi di un progetto integralista che potrebbe trasformare per sempre il futuro del Medio Oriente e del mondo.

LA CRONACA

I jihadisti dell'autoproclamato Califfato islamico hanno conquistato Qaraqosh, la principale città cristiana dell'Iraq, e le zone circostanti. "Al momento so che le città di Qaraqosh, Tal Kayf, Bartella e Karamlesh sono sotto il controllo dei miliziani dopo che la popolazione è fuggita", ha dichiarato Joseph Thomas, arcivescovo caldeo di Kirkuk e Sulaimaniyah. Diversi abitanti hanno confermato che tutta la zona nel nord dell'Iraq, dove risiede la maggior parte della comunità cristiana del paese, è finita sotto il controllo dei jihadisti.

Decine di migliaia di persone sono in fuga, "è una catastrofe, una situazione tragica. Chiediamo l'immediato intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu" ha proseguito Joseph Thomas, "decine di migliaia di persone terrorizzate stanno scappando mentre parliamo, non si può descrivere".

E se la situazione dei cristiani è drammatica, ancora peggiore è quella della minoranza degli yazidi: nell'assedio che i miliziani di al-Baghdadi hanno posto alla comunità in fuga, sono centinaia gli uomini uccisi, le donne rapite e "rese schiave o spose forzate", mentre almeno 70 bambini sono morti di sete sulle montagne dove hanno cercato rifugio per sfuggire alla pulizia etnica.

SIRIA, LA DENUNCIA: "DONNE E BAMBINI OSTAGGIO DEI RIBELLI DA UN ANNO"

Non è certo che sia opera dei miliziani dello Stato islamico, anche se sono molti gli indizi che portano a questa conclusione, ma lascia scioccati in ogni caso la denuncia di Human Rights Watch resa nota ieri: gruppi armati siriani tengono ostaggio da oltre un anno 20 donne e 34 bambini rapiti nella città costiera di Latakia, a maggioranza alawita.

Hrw scrive che donne e bambini sono tenuti come ostaggi probabilmente con "l'obiettivo di essere usati in uno cambio con persone detenute nelle carceri del regime". Hrw, sottolineando che "la vita dei civili non può diventare merce di scambio tra parti belligeranti" invita a una "liberazione immediata" degli ostaggi.

IL JIHAD DELLE DONNE OCCIDENTALI

Di fronte a questi orrori, potrebbe sembrare quasi inutile riportare la notizia pubblicata dal Daily Beast, secondo la quale i jihadisti dell'autoproclamato Califfato islamico in Siria e Iraq stanno reclutando donne e ragazze occidentali attraverso i social media. Stando a quanto riportato oggi dal Daily Beast, i tweet e i blog vengono scritti da donne occidentali già sposate con gli estremisti islamici, con l'intento di persuadere le loro "sorelle" in Europa e negli Stati uniti a raggiungere il Medio Oriente per collaborare all'affermazione di una società islamica radicale.

Alle potenziali candidate viene assicurato che il principale contributo chiesto per la rivoluzione islamica è il matrimonio, non il martirio. "Le donne non sono uguali agli uomini. Non potranno mai esserlo. Gli uomini sono i leader e le donne sono così speciali che Allah ha riservato loro un intero capitolo del Corano", si legge su un blog.

I reclutatori online sottolineano in particolare il piacere di garantire la vita familiare a un combattente della jihad e, così facendo, di rispettare la fede islamica. "Non sarò mai in grado di dire a parole come mi fa sentire questo posto", ha scritto Umm Layth, presumibilmente una donna britannica sposata con un combattente in Siria, esaltando i rapporti di amicizia instaurati con "i suoi fratelli e le sue sorelle dello Stato islamico".

Secondo Site, l'organizzazione americana che segue le attività dei terroristi sulla rete, l'azione di reclutamento potrebbe avere successo: "Creando un contenuto mirato alle sostenitrici della jihad, lo Stato islamico è in grado di creare una linea di assistenza alle donne occidentali che raggiungono la Siria per sposare i combattenti jihadisti e contribuire alla formazione della loro nuova società".

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