rotate-mobile
Lunedì, 15 Aprile 2024

Serena Console

Giornalista

Le donne hanno il dovere di difendere il diritto all'aborto

Quando è stata diffusa la bozza di parere della Corte Suprema statunitense che potrebbe ribaltare il diritto dell’aborto nel Paese, la popolazione si è divisa in due. Da una parte, i repubblicani hanno tirato un sospiro di sollievo nel vedere sempre più vicina la vittoria di una battaglia portata avanti da decenni; dall’altro, i democratici e i principali gruppi che difendono il diritto all’interruzione di gravidanza sono scesi in strada per chiedere ad alta voce di non abolire un diritto riconosciuto nel 1973.

Negli Stati Uniti l’aborto è legale a livello federale grazie alla storica sentenza “Roe versus Wade”, in base a una particolare interpretazione del 14esimo emendamento, che protegge il diritto alla privacy. Con il loro pronunciamento, cinquant'anni fa i giudici riconobbero che il diritto costituzionale alla privacy "è abbastanza ampio da includere la decisione di una donna di interrompere o meno la sua gravidanza". Tuttavia non c’è una legge unica che ne stabilisca le modalità: ogni stato può introdurre norme per regolare internamente l’interruzione di gravidanza, rispettando pur sempre i limiti della sentenza.

La controversa storia di Jane Roe, che ha reso legale l'aborto negli Usa

Al di là delle divisioni e connotazioni politiche, la bozza trapelata (unicum nella storia statunitense) è un campanello d’allarme che suona per tutti i cittadini degli Stati Uniti e non solo. Il testo firmato dal giudice Samuel Alito – che non rappresenta ancora una decisione definitiva - è lungo 98 pagine e segna, nella sua brevità, un passo indietro (o in avanti, dipende dai punti di vista) della politica della principale democrazia occidentale.

Per il supremo giudice Alito, figlio di due calabresi emigrati negli Usa, il percorso verso l’abolizione del diritto all’aborto è iniziato all’indomani della sua laurea in giurisprudenza. Il 72enne Alito si è laureato prima a Princeton nel 1972, discutendo una tesi di oltre 100 pagine sulla Corte Costituzionale italiana e sul suo funzionamento sul fronte dei diritti civili, spaziando dai rapporti con il Vaticano ai conflitti con la Cassazione e i giudici ordinari. Studio che qualcuno ancora oggi nel Belpaese considererebbe di sorprendente attualità.

E poi, con una tesi in tasca sull'organismo costituzionale italiano, si è iscritto alla prestigiosa Yale laureandosi nel 1975, due anni dopo la famosa sentenza Roe versus Wade. Già prima di entrare nella Corte grazie alla nomina del presidente repubblicano Bush (nel 2006), Alito aveva lavorato a una ricostruzione storica per sostenere l’inesistenza di un diritto costituzionale che disciplina l’aborto.

Abbracciando l’assioma delle associazioni pro-life, quelle che si oppongono alla pratica dell'aborto, Alito ha posto l’accento sulla tutela della salute delle donne. Posizione peraltro contraddetta dai numeri. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono circa 73 milioni gli aborti indotti (cioè non spontanei) ogni anno a livello globale, grosso modo il 29 per cento delle gravidanze. Le stime dell’Oms parlano di oltre 47mila morti l’anno causate dal ricorso ad interventi non sicuri e di circa 5 milioni di ricoveri dovuti a complicazioni come emorragie o infezioni. E si tratta con ogni probabilità di un fenomeno fortemente sottodimensionato.

Gli Usa verso l'addio all’aborto? Ecco dove è già vietato

In un excursus temporale che affonda le radici anche prima della decisione della Suprema Corte nel 1973, Alito ha individuato inoltre i presupposti per cui è arrivato il tempo di dare “ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell'aborto ai rappresentanti eletti del popolo",in quanto non c'è alcun diritto costituzionale antecedente all'applicazione della sentenza del '73. 
Con la bozza di parere, che tenta di ribaltare la libertà di scelta e autodeterminazione femminile, il giudice conservatore riconosce però un diritto per cui le donne hanno lottato duramente, quello del voto.

“Le donne non sono prive di potere elettorale o politico”, si legge nel documento firmato da Alito. Un’affermazione quanto mai vera, da tenere a mente ogni volta che ci si reca alle urne. Perché, nonostante la particolarità del sistema elettorale statunitense, la retromarcia sui diritti sociali delle donne statunitensi è la conseguenza di chi è entrato nella Casa Bianca.  

Quanto un governo può decidere sul corpo e sulla vita delle donne?

Si parla di

Le donne hanno il dovere di difendere il diritto all'aborto

Today è in caricamento