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Lunedì, 4 Marzo 2024
Le conseguenze della guerra / Polonia

In Polonia le donne ucraine vittime di stupri non riescono ad abortire

E' la conseguenza della legge liberticida del Paese guidato da Morawiecki

Le donne ucraine, fuggite dalle bombe russe e rifugiate nella confinante Polonia, sono vittime di una guerra più subdola. Per le rifugiate ucraine è difficile abortire nel Paese ultracattolico, dove l'interruzione di gravidanza non è più consentita, se non nei casi estremi di pericolo di vita per la madre o in seguito a stupro o incesto.

Le conseguenze della guerra sulle donne

Quando i soldati russi sono stati ricacciati dai dintorni di Kiev sono emerse le atrocità commesse durante i giorni dell’occupazione delle truppe del Cremlino: esecuzioni, fosse comuni e stupri sistematici. Molte donne, a Bucha, a Mariupol e altrove, sono state oggettificate dai soldati, in uno spirale di violenza e violazione della dignità femminile e umana. Alcune, che sono riuscite a sopravvivere alle violenze a cui sono state sottoposte per giorni e settimane intere, hanno lasciato l’Ucraina per rifugiarsi nei Paesi confinanti. La loro è la fuga verso la speranza e la voglia di curare quelle ferite insanabili.

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Ma in Polonia, Paese che ha accolto con entusiasmo oltre due milioni di Ucraini, di cui il 90 per cento sono donne e bambini, le donne che hanno subito uno stupro e che vogliono abortire incontrano diversi ostacoli. Nel Paese guidato dal governo Morawiecki si può abortire in pochissimi casi. Il bando quasi totale all’interruzione di gravidanza volontaria è entrato in vigore lo scorso anno con una sentenza della Corte costituzionale polacca, secondo cui l'aborto è ammissibile solo se c'è un'alta probabilità di danni irreversibili o letali al feto, se la vita della madre è in pericolo e nei casi di incesto e di stupro. La decisione dell’Alta Corte ha innescato dure proteste, con centinaia di migliaia di persone, soprattutto donne, scese in strada in tutte le maggiori città della Polonia, per giorni, nonostante le restrizioni dovute al coronavirus. E ha soprattutto rafforzato la rete delle ong e delle associazioni che si occupano di garantire alle donne una strada sicura per interrompere la gravidanza.

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La mancanza di alternative

I gruppi per i diritti delle donne stimano che tra 80mila e 120mila donne polacche cerchino di abortire all'estero, tra loro anche molte di quelle che potrebbero qualificarsi per la procedura nazionale legale, a causa del forte stigma che circonda la questione nella nazione fortemente cattolica. Le norme restrittive sull’aborto spaventano le donne ucraine. Come racconta Repubblica, molte gestanti ucraine che desiderano interrompere la gravidanza si sono rivolte alle associazioni polacche per i diritti femminili per sapere come abortire o come ottenere la pillola del giorno dopo. I timori sono tanti e le alternative sono poche: le donne ucraine conoscono le leggi liberticide polacche, che criminalizza anche l’uso del farmaco. Così molte preferiscono trovare soluzioni nel Paese dilaniato dalla guerra anziché sottoporsi alle restrizioni delle draconiane leggi polacche.

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