Martedì, 18 Maggio 2021
La politica sull'estradizione / Francia

Cos'è la Dottrina Mitterrand: il "cavillo" che ha permesso ai brigatisti di rifugiarsi in Francia

Dal 1976 oltre 300 italiani hanno beneficiato dell'impegno, che prende il nome dell'ex presidente francese, di non perseguire ex attivisti dell'estrema sinistra italiana rifugiati in Francia che avessero cessato ogni legame con i loro gruppi di riferimento e non fossero ricercati per crimini di sangue

L'ex presidente francese Francois Mitterrand (Foto Ansa)

La cattura di sette ex membri delle Brigate Rosse avvenuto a Parigi, grazie alla collaborazione della polizia italiana e dell'antiterrorismo francese, è stato accolto con clamore, sia dalla politica che dai familiari delle vittime, che possono ottenere giustizia decenni dopo aver visto uccidere i propri cari. Ma cosa ci facevano i brigatisti in Francia? A ''portare'' gli ex attivisti sul territorio francese è stata la cosiddetta Dottrina Mitterrand, un ''cavillo'' (per modo di dire) che prende il nome da Francois Mitterrand, presidente francese per due mandati dal 1981 al 1995. Vediamo di cosa si tratta.

Cos'è la Dottrina Mitterrand

Gli arrestati di oggi sono soltanto una piccola fetta degli oltre 300 italiani che negli ultimi 35 anni  hanno beneficiato della Dottrina Mitterrand, ossia dell'impegno, confermato a parole nel 1985, assunto dall'allora Presidente francese, di non perseguire ex attivisti dell'estrema sinistra italiana rifugiati in Francia che avessero cessato ogni legame con i loro gruppi di riferimento, quindi rinuncia all'uso della violenza, e che non fossero ricercati per reati di sangue.

In quell'anno il Presidente francese socialista assicurò, in un discorso a Rennes, poche settimane dopo in una conferenza stampa congiunta con Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio italiano, e alcuni mesi dopo ancora in un secondo discorso pubblico, che avrebbe rifiutato protezione, diretta o indiretta, a terrorismo "attivo, reale e sanguinario".

Chi sono i brigatisti arrestati in Francia

"Circa 300 italiani sono rifugiati in Francia dal 1976 e, da quando sono arrivati, si sono 'pentiti' – aveva commentato Mitterrand - A loro la nostra polizia non ha nulla da rimproverare. Ci sono anche una trentina di italiani pericolosi ma che sono clandestini. Bisogna dunque ritrovarli e poi saranno estradati solo se si dimostrerà che hanno commesso reati di sangue. Se i giudici italiani ci inviano dossier seri in cui si dimostra che ci sono stati reati di sangue e se la giustizia francese dà parere positivo, allora accetteremo l'estradizione".

In un discorso avvenuto nell'aprile del 1985 al 65esimo congresso della Lega dei diritti dell'uomo, Mitterrand era poi tornato sull'argomento: "I rifugiati italiani che hanno partecipato all'azione terroristica prima del 1981 e hanno rotto con la macchina infernale nella quale erano finiti sono approdati a una seconda fase della loro vita e si sono inseriti nella società francese. Ho detto al governo italiano che sono al riparo da sanzioni nel quadro di processi di estradizione".

Ma la politica di rottura con il predecessore all'Eliseo, quella di smettere di rispondere positivamente alle richieste di estradizione, era stata messa in cantiere da Francois Mitterrand subito dopo il suo arrivo all'Eliseo nel 1981, frutto di una politica incentrata sul dialogo e sulla possibilità di recupero.

Le polemiche e le modifiche alla legge sull'estradizione

Poco dopo il suo insediamento, l'anno successivo, venne infatti ridefinita la legge sulle estradizioni. Agli estremisti rifugiati in Francia non in clandestinità, non incriminati di reati di sangue in Italia, non in contatto con estremisti francesi, sarebbe stata offerta la garanzia di poter continuare a vivere in Francia.

A dare impulso per la trasformazione di una politica in atto in una 'dottrina' vi era stata la polemica sollevata in Italia dal ministro del Lavoro, Gianni de Michelis, che, in visita privata in Francia, ai primi di gennaio del 1985, strinse la mano al latitante Oreste Scalzone. Craxi si schierò a difesa del suo ministro.

Tornando agli arresti avvenuti oggi a Parigi, il ministro della Giustizia francese, Eric Dupond-Moretti, ha chiarito un eventuale conflitto con la Dottrina Mitterrand: "Vi ricordo che questa dottrina dice che non si espelle salvo se sono stati commessi di fatti di sangue. E non siamo in contraddizione con la dottrina Mitterrand". 

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