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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Cosa comporta per il resto del mondo il tracollo dell'economia cinese

Le difficoltà economiche interne al gigante asiatico rappresentano una sfida e minaccia per la stabilità sociale ed economica della Cina e del mondo intero

L’economia mondiale rischia di non riprendere il volo dopo lo stallo causato dalla pandemia di Covid-19. Oggi 26 maggio è arrivata l’ennesima revisione al ribasso delle prospettive economiche globali, con Moody's Investors Service che ha tagliato le stime di crescita globale per il 2022 e il 2023. 

L'agenzia di rating prevede che le economie avanzate cresceranno del 2,6 per cento nel 2022, contro il 3,2 per cento stimato a marzo, e i mercati emergenti cresceranno del 3,8 per cento, contro la precedente previsione per 4,2 per cento.

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Come si legge nel report, le economie del G20 complessivamente cresceranno quest'anno del 3,1 per cento, contro il 5,9 del 2021 e il 3,6 per cento stimato a marzo. Moody’s ha individuato come freno alla crescita economica l'invasione russa in Ucraina e i lockdown imposti in Cina per frenare la diffusione della variante di Omicron. Tutti questi fattori, spiega l’agenzia di rating, spingono l’inflazione globale verso l’alto. 

La mega conferenza dei burocrati

Il cuscino cinese si è sgonfiato. La controversa politica zero-Covid voluta dal presidente cinese Xi Jinping ha fermato l'attività commerciale a Shanghai, la città più grande della Cina, così come in zone di Pechino e in dozzine di centri urbani più piccoli.

L’economia del Dragone registra una evidente difficoltà di crescita, che è ben al di sotto del ritmo dell’8 per cento registrato dal 2010 al 2019. Da tempo, il Partito comunista cinese ha dovuto abbandonare l’ambiziosa corsa a due cifre, abbracciando un più modesto (per gli standard cinesi) tasso di crescita. Nei primi tre mesi dell'anno, il prodotto interno lordo cinese è cresciuto del 4,8 per cento, al di sotto dell'obiettivo annuale ufficiale del 5,5 per cento promosso dal presidente cinese Xi Jinping.

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Il gigante asiatico rischia infatti di vedere messo in discussione l'obiettivo di crescita del 5,5 per cento. Ne è convinto anche il premier cinese Li Keqiang che nella giornata di ieri 25 maggio ha presieduto a una mega videoconferenza, a cui hanno preso parte oltre 100mila funzionari del Partito di vario livello, sul tema della stabilizzazione economica. 

Come sta l’economia cinese

Pur senza citare i lockdown draconiani che hanno interessato ampie parti della Cina, tra cui Shanghai, per il contenimento della variante Omicron, Li ha detto che “da aprile, gli indicatori come l’occupazione, la produzione industriale i consumi di elettricità e di merci sono diminuiti in modo significativo e, per alcuni aspetti, le difficoltà sono maggiori rispetto alla situazione del 2020”. 

Il premier non ha omesso che la Cina sta vivendo attualmente un momento critico, ma ha invitato i burocrati ad attuare tutte le misure per riportare l'economia in carreggiata. L’auspicio, promosso da Li, è assicurare un rialzo economico nel secondo trimestre di quest’anno. Il premier ha però evidenziato come l'economia stia registrando dati peggiori dall'inizio della pandemia e ha osservato che la disoccupazione per le persone di età compresa tra 16 e 24 anni ha raggiunto un massimo storico del 18,2 per centro, mentre anche il tasso di disoccupazione per i lavoratori migranti interni (che nel 2021 sono stati 292,5 milioni) sono aumentati notevolmente.

Il National Bureau of Statistics, l’istituto nazionale di ricerca, ha riferito la scorsa settimana che le vendite al dettaglio sono diminuite dell'11 per cento su base annua il mese scorso. Un altro indicatore della crescita nazionale, la produzione industriale, è diminuita del 3 per cento nello stesso periodo, facendo registrare il primo calo dall'inizio della pandemia all'inizio del 2020. Come evidenziato dal premier durante la videoconferenza, in alcune regioni cinese solo il 30 per cento delle aziende ha ripreso l’attività produttiva dopo qualche forma di restrizione locale per combattere la diffusione della pandemia. Si tratta però di una forza insufficiente per risollevare l’economia cinese.

Quando conosceremo le conseguenze del lockdown di Shanghai

Durante la teleconferenza sono intervenuti anche i capi della Banca centrale cinese, il ministro delle Finanze e i responsabili della massima agenzia di pianificazione economica, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, per presentare le misure che dovrebbero aiutare a stabilizzare l'economia. La Banca centrale cinese infatti promuoverà maggiore credito per le imprese più piccole e aumenterà la fiducia delle istituzioni finanziarie elargendo ulteriori prestiti. L'istituto, in una nota, ha esortato le banche nazionali fornire prestiti principalmente alle imprese delle regioni centrali e occidentali, nonché ad aree e settori duramente colpiti dai lockdown.

Le implicazioni globali

L'ultima volta che la crescita cinese ha registrato un trend negativo è stato quando la produzione interna è crollata del 6,9 per cento su base annua nel primo trimestre del 2020, dopo che la pandemia di coronavirus ha posto fine a un'era di crescita ininterrotta durata più di 30 anni. 

Come spiegato da Michael Hirson dell’Eurasia Group, la critica condizione dell’economia cinese può avere un impatto significativo nella catena dell’economia globale. “Credo avremo volatilità e disturbi economici e sociali durante i prossimi sei mesi”, è il monito lanciato dal ricercatore. 

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L’economia mondiale non può più fare quindi affidamento sulla Cina come fonte di resilienza. Le difficoltà economiche interne al gigante asiatico rappresentano una sfida – e minaccia – per la stabilità sociale ed economica del Paese, che si appresta a vivere il momento politico più importante: nel XX Congresso del Partito comunista cinese, in programma il prossimo autunno, il presidente cinese Xi verrà investito da un terzo mandato. Ma le frizioni interne al Partito dimostrano quanto la politica di Zero Covid sia nociva per l’economia nazionale e globale. 
 

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