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Martedì, 25 Gennaio 2022
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Egitto di nuovo nel caos, stato di emergenza in tre città

La violenza è esplosa dopo che i giudici sabato hanno condannato a morte in primo grado 21 imputati per la strage di febbraio allo stadio di Port Said

L'Egitto ripiomba nel caos. Il presidente egiziano Mohammed Morsi ha dichiarato lo stato d'emergenza per le città di Port Said, Suez e Ismalia dopo giorni di proteste violente e scontri che hanno fatto almeno 33 vittime.

Il coprifuoco giornaliero decretato dal presidente è in vigore dalle 21 alle 6 del mattino, secondo quanto si legge sulla Bbc. Nel frattempo la situazione resta molto calda anche al Cairo, dove da quattro giorni proseguono gli scontri a Piazza Tahrir tra manifestanti e forze di sicurezza.

"Ho detto in passato di essere contrario allo stato d'emergenza. Ma ho anche detto che avrei agito per fermare lo spargimento di sangue e proteggere il popolo egiziano", ha spiegato Morsi in un discorso trasmesso dalla televisione locale. "Se sarò costretto, farò molto più di questo in favore dell'Egitto. E' un mio dovere e non avrò esitazioni", ha aggiunto il presidente.

In migliaia domenica hanno partecipato a Port Said, sul canale di Suez, ai funerali delle 33 persone morte negli scontri di sabato, nella stessa città. I corpi delle vittime, avvolti in sudari bianchi e adagiati in bare scoperchiate, sono stati portati dalla folla in corteo nel centro. Suito dopo l'inizio del partecipatissimo corto funebre sono scoppiate violenze in cui hanno perso la vita almeno quattro persone, secondo fonti mediche locali uccise senza ombra di dubbio da proiettili vaganti.

CALCIO E POLITICA - La violenza è esplosa dopo che i giudici sabato hanno condannato a morte in primo grado 21 imputati per la strage di febbraio allo stadio di Port Said quando in scontri tra le tifoserie della squadra locale e dell'Ahly, club del Cairo, sono rimaste uccise oltre 70 persone. I tifosi dell'Ahly hanno festeggiato al Cairo, mentre centinaia di abitanti di Port Said, la città di quasi tutti i condannati, hanno scatenato la propria rabbia contro la polizia e i suoi simboli.

Ma la dinamiche sono ancor più complicate. I supporter della squadra di Port Said, al Masry, e i supporter dell'al Ahly del Cairo erano uniti nella furia contro il ministero dell'Interno. Gli ultras Ahlawy, infatti, hanno partecipato attivamente ma con violenza alle manifestazioni del 2011 e del 2012, soprattutto contro la giunta militare. Secondo molti di loro la strage di febbraio in cui morirono decine di tifosi dell'al Ahly, era stata decisa a tavolino contro di loro per il loro ruolo destabilizzante nelle proteste.

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