Giovedì, 15 Aprile 2021
EGITTO / Egitto

Egitto, violenze contro le donne a piazza Tahrir

Continuano le segnalazioni di aggressioni sessuali nel luogo simbolo della protesta contro Mubarak

Proprio a piazza Tahrir, luogo simbolo della rivolta contro il raìs Hosni Mubarak, decine di ragazze sarebbero state vittime di violenze sessuali. E' quanto riferisce il quotidiano francese Le Monde

Lo scenario descritto è sempre lo stesso. Una ragazza, egiziana o meno, si trova nella piazza del Cairo quando una fiumana di gente si contrappone tra lei e i suoi amici. Senza che quasi se ne renda conto, la folla inizia a strapparle i vestiti, e la giovane si trova circondata da mani che la toccano e che la trascinano da un corpo all'altro. Questo supplizio può durare decine di minuti, anche un'ora, fino a quando qualche passante non riesce a prendere la ragazza e a metterla in salvo.

Aggressioni contro reporter occidentali - Le prime a raccontare questo calvario sono state proprio delle giornaliste occidentali, come l'americana Lara Logan della Cbs, o Caroline Sinz, corrispondente francese dal Cairo per France 3. Ultimamente è salito alla ribalta il caso di Natasha Smith, studentessa britannica di 22 anni, che si trovava al Cairo per girare un reportage su piazza Tahrir. La ragazza ha pubblicato sul suo blog un resoconto agghiacciante di quanto le è accaduto. Il racconto dell'aggressione, confermato dall'ambasciata britannica in Egitto, ha però suscitato molto scetticismo, a causa di alcune incongruenze e per la mancanza di dettagli geografici o temporali. 

Spaventare le donne - “Qualunque sia la fine della storia, e nonostante i miei dubbi (circa il racconto della Smith, ndr), non si può nascondere la realtà di questi attacchi”, ha dichiarato Yara Sallam, direttrice del programma per la difesa dei diritti delle donne della Ong Nazra. Le aggressioni si sarebbero fatte più frequenti a partire dal 2011. Lo scopo, secondo l'organizzazione, sarebbe proprio quello di spingere le ragazze a lasciare piazza Tahrir e ad abbandondare la vita pubblica. 

“E' difficile accusare l'esercito o lo Stato di inviare dei delinquenti a commettere queste aggressioni in modo da compromettere l'immagine dei rivoluzionari, ma il fatto che questi attacchi avvengano nello stesso punto (davanti al ristorante Hardees) è comunque sospetto”, ha spiegato Sallam. “Queste violenze non sarebbero possibili senza un clima di tolleranza verso le molestie sessuali”. 

Solo l'anno scorso l'esercito egiziano era stato sommerso da una valanga di critiche a causa di quel “test della verginità” a cui venivano sottoposte le manifestanti arrestate durante i cortei. Organizzazioni per i diritti umani, come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno più volte denunciato questi abusi, soprattutto dopo che a marzo è stato assolto un medico accusato di aver sottoposto un gruppo di manifestanti a questa pratica. 

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