Martedì, 19 Ottobre 2021
Politica

Tsipras: la nuova paura dei burocrati di Bruxelles

Crollano le borse e il dito si punta contro di lui. Lo si bolla come euroscettico e come l'uomo politico che comprometterà gli equilibri economici mondiali. Tsipras è il "mostro" che fa paura alla finanza e all'Europa

Fa crollare le borse, vuole uscire dall'euro, comprometterà gli equilibri per la ripresa. Tante sono le accuse e le dita puntate contro Alexis Tsipras, il leader di Syriza, il partito di sinistra greco che oggi è in testa nei sondaggi per le elezioni del 25 gennaio. Wall Street Journal, banche e altre istituzioni europee come Citigroup e Goldman Sachs si stanno già preparandosi al peggio: il consenso del greco sarebbe una catastrofe per l'economia globale. L’ultimo sondaggio utile mostra che nelle intenzioni di voto dei greci Syriza è in vantaggio di tre punti percentuali sui conservatori del primo ministro Antonis Samaras.

In effetti lui con i metodi che finora sono stati applicati per "uscire dalla crisi" non ha nulla a che fare, anzi il suo programma più che contro l'unione monetaria sembra essere contro quell'Unione europea che dal 2009 ha deciso di sanzionare la Grecia a colpi d'austerity. Il risultato? Ospedali al collasso, scuole chiuse, povertà e mortalità infantile in aumento. 

Per chi la crisi l'ha vissuta duramente sulla propria pelle nel paese "laboratorio politico" dell'austerity Alexis sembra "la luce in fondo al tunnel". Non a caso il suo patto elettorale è stato sancito a Salanicco, città in cui diversi sono stati gli esperimenti "dal basso" per far fronte alla crisi. Un esempio? La Viomade, una fabbrica chiusa dai manager e occupata dai suoi dipendenti, che oggi produce lo stesso. 

Nel suo programma Tsipras ha le idee molto chiare e decisamente in controtendenza rispetto a quanto la Grecia ha vissuto finora: si parla di rinegoziazione del debito nazionale, soppressione privilegi fiscali, divieto di trasferimento di capitali all'estero, di salario minimo, elettricità gratuita, casa per 30mila senza tetto, trasporti pubblici gratuiti, rifondazione della tv pubblica, chiusa qualche tempo fa "per crisi". Insomma l'idea è quella di uscire dalla "schiavitù del debito" e di ridare linfa alla comunità greca, con una serie di provvedimenti per far fronte alla "crisi umanitaria", per poi ripartire ridando dignità alle persone e al lavoro. Il tutto per un costo complessivo di 11,3 miliardi di euro l'anno. 

Sembra in realtà che quello che dall'Europa temono è che il "modello Tsipras" funzioni e non solo possa essere instaurato (con una sua eventuale presidenza) ma che poi non possa più essere disinnescato e che possa diffondersi. La cosa costringerebbe Bruxelles ad ammettere i propri "errori di valutazione" sulle possibilità di uscita dalla crisi, sfatando definitivamente la retorica dei tecnici e del pensiero unico come soluzione per la ripresa. 

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