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Mercoledì, 25 Maggio 2022
ROMANIA / Romania

La Romania al voto rimuove la sua storia recente

E' passato totalmente inosservato in Romania l'anniversario della rivolta degli operai di Brasov del 1987 che segnò la prima crepa nel regime

Tra poco più di una settimana la Romania va al voto per un nuovo parlamento. E' favorita la coalizione di centro-sinistra attualmente al governo con Victor Ponta, mentre è in calo nei sondaggi il partito del presidente Basescu. Alle elezioni politiche del 9 dicembre voteranno i ragazzi nati nel 1994, una generazione cresciuta dopo la caduta del regime comunista di Ceausescu. Nel paese è in atto una rimozione della storia recente pericolosa, che priva i giovani degli elementi per comprendere quanto sia preziosa la democrazia conquistata dal popolo romeno.

E' passato totalmente inosservato in Romania un anniversario importante: il 14 novembre 1987 la rivolta degli operai di Brasov segnò la prima crepa nel regime. Gli operai, logorati dai turni di lavoro disumani e dalla miseria delle condizioni di lavoro assaltarono le sedi del Partito Comunista e i ritratti di Nicolae ed Elena Ceausescu vennero dati alle fiamme. La rivolta durò due giorni e mezzo, durante la quale la popolazione supportò i rivoltosi con pane, acqua ed il poco cibo reperibile in quel tempo. Per la prima volta risuonò il grido che diventerà famoso due anni dopo, "Jos comunismul si Jos Ceausescu !", "Abbasso il comunismo e Ceausescu !".

"I 25 anni passati dalla rivolta - scrive Revista 22 - avrebbero potuto essere una buona occasione per un'azione da parte dei sindacati. Ma si sono mostrati  dipendenti da interessi diversi da quelli dei "lavoratori". Le autorità del governo di Bucarest hanno ignorato l'evento, mentre invece poche settimane fa avevano mostrato interesse , per esmepio, per il compleanno di re Michele, che ha festeggiato la venerabile ma sicuramente meno significativa età di 91 anni. Questo contrasto dice molto a proposito di coloro che ci dirigono".

La Romania del 2012 è un paese senza identità politiche radicate, e la conoscenza degli eventi storici potrebbe garantire punti di riferimento che rendano possibile la resistenza alla strumentalizzazione.

Promesse populiste dominano la campagna elettorale, come quelle del magnate tv Dan Diaconescu, che ha annunciato la costruzione di 200.000 abitazioni da affittare a persone bisognose, di abbassare le tasse, annullare alcune privatizzazioni e soprattutto ha garantito che la Romania non chiederà mai più prestiti al Fondo Monetario Internazionale.


"Solo dopo il 9 dicembre - scrive sempre Revista 22 -  il duro confronto con la realtà lacererà il velo nel quale questa generazione, profondamente segnata dall'anarchia della transizione, si è trovata avviluppata. E nessuno può dire quale sarà l'espressione della loro rivolta di domani". Fonte: Presseurop

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