Sabato, 31 Luglio 2021
TURCHIA

Turchia: Demirtas, lo Tsipras curdo che offusca la stella di Erdogan

Un successo inaspettato e storico: per la prima volta il partito delle minoranze sparse per il paese entra in parlmento e ferma il progetto presidenzialista di Erdogan. Ecco chi è l'astro nascente della politica turca

In Turchia, per la prima volta nella storia un partito fondato da curdi e dalle altre minoranze presenti nel paese ha superato la soglia di sbarramento per entrare in parlamento. Della Grande assemblea nazionale fanno già parte ben 80 deputati che di fatto strappano la maggioranza assoluta a Recep Tayyip Erdogan, che voleva ottenerla per modificare la costituzione e passare da un sistema parlamentare a uno presidenziale. 

Anche se per ora il premier turco tuona parlando già di nuove elezioni, questa è un'ipotesi remota, visto che sulla scena politica turca si è presentato un nuovo personaggio, che si è già guadagnato diversi soprannomi: lo Tsipras della Turchia, l'Obama curdo, l'anti-Erdogan. Il suo nome è Selahattin Demirtas, classe 1973, carismatico, ottimo oratore e soprattutto effettivo rappresentante di tutte le minoranze turche, da quelle etniche a quelle civili. 

IL LEADER DI TUTTE LE MINORANZE - Grazie al Partito democratico del popolo (Hdp) il nuovo parlamento di Ankara vedrà non solo diversi deputati di origine curda ma anche armeni, yazidi e siriaci. Per non parlare delle donne, che quest'anno in assemblea saranno 96. In più al suo fianco si è schierata tutta la comunità lgbt (si calcola che equivalga al 20% della popolazione), visto che Demirtas è stato l'unico a garantire un programmatico impegno per i diritti civili. 

Tanti sono gli elettori non curdi che hanno votato il suo partito anche perché Demirtas ha dimostrato nervi saldi anche in momenti drammatici, come gli attacchi dinamitardi ai suoi comizi elettorali. Dopo il giorno di tensione a Diyarbakir (capitale curda della Turchia) ha invitato i sostenitori a non scendere in piazza twittando "La pace vincerà". L'hashtag #Bariskazanacak (#lapacevincerà) è balzato ai primi posti tra i trend di Twitter in Turchia. 

VIDEO - ESPLOSIONE AL COMIZIO DI DEMITRAS: 5 VITTIME

#ERDOGANSTAISERENO - Quel 13% raggiunto ha mandato all'aria il progetto di Erdogan di modifica della costituzione e per la prima volta il partito islamista Akp non ha quella maggioranza necessaria per governare da solo. Così ha reagito alla notizia dei risultati elettorali:

Noi, il popolo oppresso della Turchia, che vogliamo giustizia, pace e libertà, abbiamo ottenuto un'enorme vittoria oggi . E' la vittoria dei lavoratori, dei disoccupati, dei contadini. E' la vittoria della sinistra. Noi, come Hdp, trasformeremo il leone in un gattino

LA SUA STORIA - Nato nella cittadina del sudest curdo di Elazig, Demirtas è il secondogenito in una famiglia con sette figli. Ha raccontato di essere divenuto consapevole della sua identità curda a 15 anni, partecipando ai funerali di un importante politico, ucciso dalle forze di sicurezza a Diyarbakir: "Lì ho imparato che cosa significa essere curdo". In quel funerale morirono otto persone quando cecchini non identificati aprirono il fuoco sulla folla. Dopo aver completato gli studi alla prestigiosa università di Ankara, Demirtas ha lavorato come avvocato per i diritti umani a Diyarbakir prima di entrare in politica nel 2007. Il fratello Nurettin è stato in carcere per aver combattuto con il Pkk, che dal 1984 ha preso le armi per l'autonomia del Kurdistan turco. 

VENTO DI CAMBIAMENTO - Anche in Turchia il vento sembra cambiato e il carisma di Demirtas ha convinto anche i non curdi a votarlo. Lui non è solo il rappresentante dei curdi, ma di tutti coloro che in Turchia finora non sono stati rappresentati e negli ultimi anni questa fetta della società civile era sempre quella che non appoggiava le politiche di Erdogan. Selahattin Demirtas è riuscito a costruire una piattaforma politica solida e le urne gli hanno dato fiducia. Ora Erdogan ha davvero paura perché il successo del Hdp gli toglie effettivamente la possibilità di stringere la morsa sulle opposizioni e continuare a portare avanti politiche repressive e autoritarie. 

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