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Sabato, 22 Gennaio 2022
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Cuba, il colera inizia a fare paura ma il governo tace

Nel cuore di L'Avana, i bar e ristoranti sono aperti come sempre. Ma la preoccupazione cresce: "Perchè non c'è informazione?"

Per la prima volta in 130 anni Cuba la scorsa estate si trovò a fronteggiare il pericolo di un’epidemia di colera. Il Governo lo aveva annunciato soltanto lo scorso 3 luglio, ma i primi focolai si sarebbero verificati già a maggio. Ora si starebbe ripetendo lo stesso copione. Lo racconta la BBC.

Uvaldo Pino era un berbiere a Cerro, uno dei quartieri più popolosi e poveri della capitale di Cuba, L'Avana. Aveva 46 anni; alla fine di dicembre si è ammalato. Vomito e diarrea: è morto in ospedale lo scorso 6 gennaio. La famiglia del barbiere sostiene di avere le prove che avesse il colera. "Non sappiamo come sia stato contagiato" dice la sorella Yanisey Pino allla BBC dalla casa in cui vive tutta la famiglia, a pochi isolati da Plaza de la Revolucion. "E' stato curato con tutte le medicine necessarie, ma i suoi organi non hanno retto, era troppo tardi". Yanisey dice che il fratello era un forte bevitore, e la prima volta che era stato ricoverato se n'era andato dall'ospedale di sua spontanea volontà.

A una settimana dalla morte di Uvaldo, dal Ministero della Sanità cubana non è ancora arrivata alcuna comunicazione ufficiale. Ma ci sono molti segnali che dimostrano come il caso del barbiere non è stato isolato. I medici stanno facendo indagini porta a porta , a L'Avana, e tutti coloro che presentano possibili sintomi di colera vengono sottoposti ad esami. All'Instituto de Medicina Tropical Pedro Kourí si lavora a pieno regime, ma dalla struttura non arrivano risposte ufficiali.

Yanisey Pino assicura che a suo fratello è stato diagnosticato il colera. Il giorno in cui Uvaldo è morto, gli operatori sanitari hanno visitato la famiglia, e a tutti sono stati forniti antibiotici a scopo precauzionale. Nei dintorni, bar e caffetterie sono stati chiusi.

Nel quartiere serpeggia la paura. Yudermis si è ammalato e con lui tutta la sua famiglia. Pensavano fosse un'intossicazione alimentare, ma gli esami su un suo cugino, dice l'uomo, hanno dimostrato che era colera. "E' stato spaventoso, ma ora stiamo bene".

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) descrive il colera come "estremamente virulento". Portato da acqua o alimenti contaminati,  provoca grave disidratazione con diarrea e può rivelarsi fatale se non trattata.

Fino alla scorsa estate, non si erano verificati casi significativi sull'isola da ben prima della rivoluzione castrista. Ma nel mese di luglio il ministero della salute ha confermato che tre persone sono morte di colera nella zona orientale del paese. Ora a A L'Avana, capitale di Cuba e centro turistico chiave, misure severe sono in atto per contenere l'ultimo focolaio sospetto. "Non possiamo vendere tutto ciò che non è in bottiglie sigillate fino a nuovo avviso e tutte le vendite di prodotti alimentari sono state sospese", spiega Tony, al Moderno Cerro bar, a pochi passi dalla casa di Yudermis.

Nel cuore di L'Avana, i bar e ristoranti sono aperti come sempre. I venditori di "cibo da strada" e di bevande lavorano come sempre. Sì, abbiamo sentito le voci di un'epidemia di colera, dice la maggior parte delle persone. "Abbiamo preso tutte le precauzioni, ma non ci sono comunicazioni ufficiali".

L'OMS sottolinea che la "comunicazione pubblica" è uno strumento fondamentale per il controllo di ogni epidemia di colera. A L'Avana questo compito è stato finora lasciato a medici di quartiere che sono a stretto contatto con le loro comunità. Ma le voci incontrollabili riempiono il vuoto di informazioni, e la preoccupazione per le strade è in crescita.

"Perchè non informano le persone? - si chiede Yanisey Pino - Perchè non c'è niente in tv su questo?".

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