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Lunedì, 20 Maggio 2024
Verso il voto / Turchia

Erdogan non vuole lasciare la Turchia nelle mani di un "ubriacone"

A sfidarsi nelle urne per la guida politica di una nazione di 85 milioni di abitanti saranno due contendenti molto differenti tra loro

A una settimana dalle elezioni presidenziali e parlamentari in Turchia, i toni si fanno più accesi. Il presidente in carica e in corsa per un ennesimo mandato è passato agli insulti per attaccare i suoi rivali. Recep Tayyip Erdogan ha definito il leader dell'opposizione Kemal Kilicdaroglu un "ubriacone", davanti al più grande comizio della sua campagna elettorale, che ha accolto 1,7 milioni di sostenitori a Istanbul.

Erdogan ha detto che Kilicdaroglu può bere quanto vuole, ma il popolo non lascerà il Paese a un "ubriacone". Poi ha nuovamente accusato il suo sfidante - con cui, domenica prossima, potrebbe essere un testa e a testa - di lavorare con i "terroristi". Durante il comizio, il leader turco ha affermato che il suo governo ha "triplicato il reddito nazionale, costruito 10,5 milioni di nuove case e fornito casa alle famiglie". Erdogan ha poi criticato l'opposizione turca per la loro "retorica ostile sui droni" e si è impegnato a "migliorare ulteriormente l'industria della difesa".

Sull'energia, ha ricordato le riserve di gas naturale e petrolio del valore di miliardi di dollari scoperte nel Mar Nero e nell'area meridionale di Gabar che sono state "messe a disposizione della nazione turca". Il "Sultano" ha anche affermato che il suo governo sta attuando il "Grande progetto del tunnel di Istanbul", che - ha detto - "sarà il terzo tunnel che attraverserà il Mar di Marmara".

Erdogan cerca così di schivare le critiche sulla crisi economica, dopo un'inflazione record al 51% che ha polverizzato il potere d’acquisto e il benessere dei cittadini turchi, in seguito a una fallimentare politica monetaria introdotta da Erdogan fondata su ribassi in serie dei tassi d’interesse, nonostante un’inflazione galoppante. Il tutto in nome del sostegno alle esportazioni e all’industria manifatturiera turca.

Perché Erdogan continua a tagliare i tassi. Crolla la lira turca

L'importanza delle elezioni turche

A sfidarsi nelle urne per la guida politica di una nazione di 85 milioni di abitanti saranno due contendenti molto differenti tra loro. Nella prossima tornata elettorale, Erdogan deve affrontare una sfida senza precedenti, mentre continua a crescere il consenso per il suo sfidante numero uno, il leader dell'opposizione Kilicdaroglu (noto anche per il nome di "Gandhi turco" per il suo fisico esile e lo stile umile che ne ha contraddistinto la lunga carriera politica) che guida il Partito popolare repubblicano (Chp) e un'alleanza di sei partiti - dai nazionalisti alla sinistra, dai curdi ai verdi - diversi in tutto ma accomunati da diversi obiettivi: sconfiggere Erdogan, ripristinare la sovranità del Parlamento (messa in discussione dello stesso Sultano), riavvicinarsi all’Europa e agli Stati Uniti e allontanarsi dalla Russia. Ma soprattutto, porre fine un’autocrazia, basata sul fondamentalismo islamico, che in 20 anni di leadership di Erdogan ha sistematicamente limitato e represso i diritti umani.

È quindi una delle elezioni più importanti del 2023, perché destinata ad avere profonde conseguenze per la sicurezza dell’Europa, del Medio Oriente, del Nordafrica e, più in generale, per gli equilibri strategici nello scacchiere del Mediterraneo allargato, che investono direttamente anche l’Italia.

Il 14 maggio i sondaggi prevedono un'affluenza record alle urne, che potrebbero decretare la fine del governo ventennale del "Sultano". A non votare saranno invece le province colpite da terremoto di tre mesi fa, che ha ucciso più di 50mila persone e causato oltre 5,9 milioni di sfollati nelle province meridionali della Turchia come nel nord della Siria. Ed è proprio nella zona meridionale del paese che risiedono le  roccaforti di Erdogan e del suo partito Akp.

Il presidente del Consiglio elettorale supremo (Ysk) Ahmet Yener ha già fatto sapere che almeno un milione di elettori nelle zone colpite dal sisma non potranno votare perché sfollate. Ma se Kilicdaroglu vincesse davvero le elezioni, alcuni analisti ritengono che Erdogan potrebbe non cedergli facilmente il potere. 

Come funziona il voto

Gli elettori turchi sono chiamati alle urne ogni cinque anni. I candidati presidenziali possono essere nominati da partiti che hanno superato la soglia del 5% degli elettori nelle ultime elezioni parlamentari o da coloro che hanno raccolto almeno 100mila firme a sostegno della loro nomina. Viene eletto presidente il candidato che ha ottenuto più del 50% dei voti al primo turno e se questo non avviene si va al ballottaggio tra i due che hanno ottenuto più preferenze.

Le elezioni parlamentari si svolgono contemporaneamente alle presidenziali. La Turchia segue un sistema di rappresentanza proporzionale in parlamento in cui il numero di seggi che un partito ottiene nella legislatura di 600 seggi è direttamente proporzionale ai voti che ottiene.

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