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Giovedì, 20 Giugno 2024
Voto in bilico / Sudafrica

Perché l'eredità di Mandela non basta più a vincere le elezioni in Sudafrica

Il Paese che ha eliminato l'apartheid soffre di disoccupazione, criminalità e carenza idrica. Dopo 30 anni l'African National Congress potrebbe perdere per la prima volta la maggioranza

Il 29 maggio la popolazione in Sudafrica si sta recando alle urne. Il dato più importante di queste elezioni riguarda l'insicurezza. Dopo un dominio durato circa 30 anni, l'African National Congress (Anc) del presidente Cyril Ramaphosa potrebbe perdere la maggioranza. Sarebbe la prima volta da quando l'Anc salì al potere nel 1994 con Nelson Mandela dopo la fine dell'apartheid. La disaffezione dei sudafricani deriva da disoccupazione diffusa, disuguaglianze che permangono e casi endemici di corruzione. Nel 2019 l'Anc godeva ancora di un ampio sostegno, conquistando il 57,5% dei voti. Stavolta potrebbe essere diverso, con una battaglia elettorale più competitiva, frutto di un'emorragia di consensi per gli eredi dell'opera di Mandela.

I problemi dei giovani 

I primi che potrebbero tradire l'Anc sono i giovani, che nei suoi confronti non provano la stessa gratitudine e lealtà dei loro genitori. Non avendo vissuto l'epoca dell'apartheid, sono preoccupati da altro: la violenza criminale dilagante, le gravi carenze idriche e le continue interruzioni di corrente, durate anche dieci ore al giorno. Nonostante le condizioni per milioni di sudafricani siano nettamente migliorate da quando l'Anc salì al potere la prima volta, molti aspetti della vita quotidiana restano critici e metà della popolazione, su 62 milioni di abitanti, vive in povertà. Quattro adulti su dieci sono senza lavoro e gli scandali di corruzione si susseguono. Un'ampia fetta di popolazione ha l'impressione che i rappresentanti del partito al potere non siano tanto impegnati a lavorare per migliorare le condizioni del popolo, quanto di conservare le poltrone e accumulare ricchezza grazie ad un trentennio al potere. Gli ultimi sondaggi davano l'Anc sotto il 50%.  

Opposizione bianca

Il principale partito di opposizione, l'Alleanza Democratica, è accusato di favorire gli interessi dei bianchi. La formazione respinge le accuse, ma l'elettorato nero resta poco convinto da quando la guida è stata assunta da John Steenhuisen, un procuratore distrettuale bianco. La diffidenza affonda però le sue radici dal fatto che l'Alleanza democratica è nata dalla fusione del Partito Democratico, che si opponeva all'apartheid, e dal Nuovo Partito Nazionale, che aveva governato il Sud Africa durante il lungo periodo di discriminazione razziale. Il partito di stampo liberale alle scorse elezioni ha ottenuto il 20,8%, ma secondo gli analisti non otterrà un successo maggiore. 

Avversari in crescita

Chi avanza invece nei sondaggi sono gli Economic Freedom Fighters (Eff), un partito di ispirazione marxista alla cui guida c'è Julius Malema, in gioventù già leader dell'Anc. Punta a superare l'11% ottenuto nel 2019. Altro avversario temibile è lo uMkhonto we Sizwe (MK), un partito nuovo che prende il nome dal braccio armato dell'Anc durante l'apartheid. Un'evocazione che potrebbe attrarre coloro che sono convinti che la soluzione di compromesso voluta da Mandela non sia stata abbastanza radicale nel risolvere i problemi della popolazione nera. Al suo leader, l'ex presidente di 82 anni Jacob Zuma, è stato impedito di candidarsi al parlamento, dopo che il politico si era dimesso in seguito a gravi accuse di corruzione, da lui negate. Secondo testimonianze raccolte dal quotidiano The Guardian, l'MK potrebbe comunque raccogliere i "voti di rancore" contro il partito al potere. I sondaggi potrebbero però sbagliarsi, visto che coprono di meno le aree rurali, quelle in cui l'Anc gode di maggiori consensi. Secondo l'Afrobarometer, fino a pochi giorni fa un terzo degli aventi diritto non avrebbe ancora scelto chi votare. Non è escluso quindi che l'Anc riuscirà a raggiungere ancora una volta una maggioranza, seppur risicata. 

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