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Venerdì, 14 Giugno 2024
CAMERUN / Camerun

Torturato e ucciso perchè difendeva i diritti gay

L'attivista e giornalista Eric Lembembe è stato trovato nel suo appartamento con piedi e collo rotti e ustioni su gran parte del corpo

Aveva il collo rotto ed i piedi fracassati; volto, mani e piedi presentavano ustioni causate probabilmente da un ferro da stiro. Torturato e poi ucciso, come il peggiore dei criminali. Ma la vittima in questo caso non è un delinquente, bensì un attivista dei diritti gay in Camerun: Eric Ohena Lembembe.

L'Africa è uno dei posti peggiori dove nascere, se sei omosessuale. E quella di Eric è solo l'ultima delle terribili storie di discriminazione e violenza che ci arriva dal continente.

A raccontare la sua triste morte è la collega Neela Ghoshal, al giornale “The daily beast”. Lembembe era membro attivista, e recentemente era stato nominato direttore esecutivo, del Camfaids, un gruppo che difende i diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) e le persone affette da HIV in Camerun, uno degli stati più aggressivi nella lotta contro l'omosessualità.

L'amica racconta di aver perso i contatti con Lembembe per circa due giorni, dopo non essersi nemmeno presentato ad un meeting da egli stesso organizzato. Dopo chiamate ininterrotte per tutto il week end Ghoshal decide di recarsi a casa della vittima per accertarsi che stesse bene, ma la porta era chiusa a chiave, dall'interno nessuna risposta. Sbirciando dalla finestra vede il corpo disteso sul letto e massacrato.

La polizia è intervenuta ma i membri del Camfaids non si dicono molto fiduciosi sullo svolgimento delle indagini e sull'evetuale scoperta del colpevole, poiché il ragazzo risultava molto mal visto tra le autorità dell'intero Paese. Ciò si evince da un racconto riportato dalla collega: la storia di quando lei e Lembembe si recarono ad un incontro con il capo della polizia, che li accolse con un certo disgusto: “Ogni volta che udivano le parole 'gay' o 'lesbica' gli agenti storcevano il naso e non mi hanno nemmeno lasciato finire il discorso”.

"SE SEI AMICO DEI GAY NON BERE LA VODKA"

La lotta del movimento Camfaids assomiglia più ad una corsa contro i mulini a vento, un'utopia impossibile vista la dura realtà africana e viste anche le continue minacce di morte che ricevono non solo i membri, ma anche chiunque “osi” schierarsi a sostegnod ei diritti gay, come ad esempio gli avvocati difensori. Nonostante ciò, gli attivisti pare non abbiano la minima intenzione di mollare. “Non sappiamo chi abbia ucciso Lembembe, né perché. Ma sospettiamo che uccidendo lui qualcuno volesse uccidere il movimento. […] Non sappiamo nemmeno se il delitto verrà mai risolto, ma sappiamo con certezza che nessuno potrà uccidere Camfaids. L'eredità di Lembembe continuerà a vivere”.

Il continente africano presenta una delle situazioni più tragiche a livello mondiale per quanto concerne l'omofobia. Secondo Amnesty si registra "un numero crescente di testimonianze di persone perseguitate, marginalizzate, discriminate o aggredite a causa del loro orientamento sessuale, reale o presunto". L'omosessualità è un reato in 38 Paesi africani, punibile anche con la pena capitale in Mauritania, Sudan, nord della Nigeria e sud della Somalia. Sempre il Sudafrica, dove nel 2012 si è tenuta l'elezione di Mister Gay World è stato teatro di almeno 7 omicidiomofobi in pochi mesi.

All'antitesi, sul podio immaginario degli stati più gay-friendly invece, il gradino più alto spetta alla Spagna, seguita dalla Germania al secondo posto ed un parimerito al terzo tra Repubblica Ceca e Canada. Guarda il grafico.

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