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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Buenos Aires lancia l'allarme: "Londra porta armi nucleari alle Malvinas"

L’Argentina ha accusato il Regno Unito di trasportare con i suoi sottomarini armi nucleari nelle Falkland-Malvinas e di compiere in tal modo una chiara violazione dei trattati internazionali

La denuncia che arriva da  Buenos Aires è pesante, pesantissima. L’Argentina ha accusato il Regno Unito di trasportare con i suoi sottomarini armi nucleari nelle Falkland-Malvinas e di fare in tal modo una chiara violazione dei trattati internazionali che stabiliscono la denuclearizzazione della zona.

La situazione nell'arcipelago è tesa. L’Argentina rifiuta ogni contatto con le autorità delle Falkland, poiché le considera illegali. La via da percorrere secondo Buenos Aires non è quella del referendum popolare che si terrà nell’ arcipelago a marzo: "E' un’iniziativa pubblicitaria, senza alcun valore legale" ha detto Timerman,  ministro degli Esteri argentino.

La polemica sulle armi nuclari alza l'asticella della tensione: "Siamo in una fase precaria di attuazione del trattato di Tlatelolco del 1969, che vieta la detenzione di armi nucleari in America Latina e Caraibi. Questa precaria attuazione è messa in discussione dal Regno Unito”, dice Eduardo Zuain, segretario degli Affari Esteri argentino, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul disarmo. La presenza dei britannici nell'arcipelago è considerata “ingiustificata” e “sproporzionata”, "con dispiegamento di sottomarini con capacità nucleare in una zona denuclearizzata (…) La Repubblica Argentina è soprattutto preoccupata dalla possibilità, confermata per la prima volta nel 2003 dallo stesso governo britannico, che il Regno Unito possa introdurre armi nucleari nell’Atlantico del Sud”. Zuain ha poi aggiunto: "Condanniamo il fatto che Londra non abbia finora dato chiarimenti a riguardo o smentito che i suoi sottomarini trasportino armi nucleari.

Le Falkland-Mlvinas sono uno dei territori più militarizzati al mondo: 1.500 militari britannici in isole dove vivono solo 3.000 civili. Buenos Aires chiede di esaminare il dispiegamento militare britannico nell’Atlantico del Sud.

LA LETTERA DI GENNAIO - "Porre fine al colonialismo" e restituire agli argentini "le isole Malvinas": la richiesta perentoria al premier britannico David Cameron arriva da Buenos Aires, e nello specifico dalla presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner, in una lettera pubblicata il mese scorso sulla stampa britannica. L'Argentina reclama da decenni le isole. Il Regno Unito, secondo il governo di Buenos Aires, è tenuto a rispettare una risoluzione Onu del 1960 nella quale si chiede a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite di "porre fine al colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni". La lettera di Cristina Fernandez de Kirchner è stata inviata "in copia" al segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon e sottolinea tra l'altro che le Falkland-Malvinas si trovano "a 8700 miglia, circa 14.000 chilometri da Londra". L'arcipelago delle Malvinas-Falkland venne conquistato esattamente 180 anni fa, il 3 gennaio 1833, con la forza, dall'esercito inglese.

LONDRA NON MOLLA - Londra si è sempre detta pronta a difendere le Falkland anche con le armi. Il primo ministro inglese David Cameron ha affermato che il Regno Unito dispone di "forti armi di difesa" sul territorio ed è "assolutamente chiaro" che è pronto a usarle in caso di confronto militare. "Abbiamo diversi caccia e unità militari nelle Falklands", ha precisato Cameron. A marzo la querelle potrebbe essere già terminata. Gli abitanti delle isole, tremila persone in tutto, esprimeranno in un referendum il desiderio di restare o meno nella Gran Bretagna. Subito dopo la pubblicazione della lettera della Kirchner,  Cameron aveva già risposto con fermezza: "Gli abitanti delle Falkland hanno manifestato chiaramente il desiderio di rimanere britannici" e la Gran Bretagna è ben determinata a "proteggere il loro volere e i loro interessi".

IL PETROLIO - "L'Inghilterra vuole le Falkland perché c'è il petrolio". Il ministro degli esteri Timerman ha anche accusato la Gran Bretagna per le esplorazioni alla ricerca del petrolio, che potrebbero causare un vero e proprio disastro ecologico nelle isole: "Dove c'è odore di petrolio, le grandi potenze cominciano a guardarsi intorno e a trovare un motivo per rimanere lì. Credo proprio che il petrolio complicherà la soluzione pacifica che è richiesta dalle Nazioni Unite. Nella storia la Gran Bretagna ha avuto la tendenza a restare in luoghi dove ci sono risorse naturali appartenenti ad altre persone."

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