Sabato, 18 Settembre 2021
Isis

Chi finanzia (davvero) l'Isis e gli alleati ingombranti di Parigi

La Francia non può rinunciare al sostegno di Arabia saudita e Qatar, con cui intrattiene relazioni stabili e forti, anche economiche. Ma i rapporti dei due Paesi arabi con lo Stato Islamico sono tutt'altro che limpidi, come dimostra un documento consegnato da Putin al G20

L'Arabia saudita e il Qatar continuano a ribadire la loro estraneità alle accuse di finanziamento e sostegno all'Isis, ma da più parti, non ultimo il presidente russo Vladimir Putin, si continua ad attribuire ai grandi donatori del Golfo un contributo determinante nella crescita dello Stato Islamico e nella sua proliferazione.

Secondo molti analisti, questa situazione pone la Francia (e non solo la Francia) in una posizione scomoda nel momento in cui dichiara guerra al terrorismo. Vediamo perché. 

Arabia saudita e il Qatar partecipano anche al tavolo negoziale aperto a Vienna per risolvere la crisi siriana e fanno parte della coalizione internazionale anti-Isis lanciata da Washington. Ma nonostante le smentite (categoriche) i loro rapporti con lo Stato Islamico sono tutt’altro che limpidi, come emerge - ad esempio - da un dossier consegnato da Putin al G20 e redatto da Brookings Institution.

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IL DOSSIER - Secondo Fuad Hussein, capo di gabinetto del leader del Kurdistan iracheno Massoud Barzani, "molti Stati arabi del Golfo in passato hanno finanziato gruppi sunniti in Siria ed Iraq che sono confluiti in Isis o in Al Nusra consentendogli di acquistare armi e pagare stipendi". David Phillips, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa ora alla Columbia University di New York, assicura, sempre secondo il Brooking Institute, che "sono molti i ricchi arabi che giocano sporco, i loro governi affermano di combattere Isis mentre loro lo finanziano".

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LE DONAZIONI VOLONTARIE - Secondo il blog "Money Jihad" le più importanti fonti di finanziamento dell'Isis sono "le sadaqa (donazioni volontarie) dai donatori arabi del Golfo, la vendita di petrolio e il controllo di infrastrutture chiave". In particolare le sadaqa sono arrivate nel passato da donatori privati sauditi, del Qatar, del Kuwait, degli Emirati Arabi e anche dall'Indonesia, specifica il blog. "Il valore complessivo delle donazioni esterne all'Isis è minimo rispetto alle altre entrate", che sono principalmente la vendita di petrolio, secondo un rapporto del Financial action task force.

IMBARAZZO ALL'ELISEO - Queste le "accuse". Sul piano ufficiale e diplomatico, però, a quattro giorni dagli attentati di Parigi lo sceicco Abdallah ben Nasser Al-Thani, premier del Qatar, in un incontro all'Eliseo ha garantito al presidente francese François Hollande il suo "pieno sostegno" nella lotta ai jihadisti.

La stessa mattina il premier francese Manuel Valls alla domanda sui possibili legami tra l'Isis e le monarchie del Golfo ha risposto che i governi "di Arabia saudita e Qatar lottano contro Daesh (acronimo arabo per Isis). Questo è incontestabile, e non c'è ragione di dubitare oggi del loro impegno" ma, ha ammesso Valls, "resta la questione dell'insieme di questi finanziamenti" all'Isis.

"ALLEATI SCOMODI" - La Francia non può rinunciare al sostegno di Arabia saudita e Qatar, con cui intrattiene relazioni stabili e forti, anche economiche. In particolare il Qatar ha comprato a maggio 24 aerei da combattimento francesi Rafale, per 6,3 miliardi di euro. Hasni Abidi, direttore del centro di ricerca sulla cultura araba a Ginevra, ha spiegato che "la Francia e i Paesi occidentali hanno bisogno dei Paesi del Golfo per controllare il flusso finanziario". "Non c'è alcun finanziamento diretto di Ryad e Doha ai gruppi jihadisti – ha aggiunto Abidi -. Ma bisogna ricordare che all'inizio della rivoluzione siriana, era stato dato il via libera a donare fondi all'opposizione siriana di ogni genere. E' la radicalizzazione di Daesh che ha complicato la situazione". 

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