Martedì, 28 Settembre 2021
Immigrazione / Turchia

Dall'Ue 3 miliardi di euro alla Turchia per l'emergenza rifugiati

Raggiunto l'accordo a Bruxelles al termine del vertice straordinario tra Ankara e l'Unione europea sulla gestione dei migranti. Confermato lo stanziamento di 3 miliardi per far fronte all'accoglienza dei rifugiati siriani

È terminato con una conferma di tutte le aspettative il vertice straordinario Unione europea-Turchia, svoltosi ieri a Bruxelles: è stato approvato ufficialmente, e "al massimo livello politico", come si dice nel gergo dell'Ue, il piano comune d'azione che il Consiglio europeo aveva proposto il 15 ottobre scorso, volto a trattenere in Turchia, rispettandone pienamente i diritti, i rifugiati siriani che vi arrivano, in fuga dalla guerra civile, con l'intenzione di raggiungere l'Europa. O quantomeno a "ridurne notevolmente e durevolmente" il flusso, come spera la Commissione, secondo una fonte comunitaria qualificata.

Come previsto, e come aveva chiesto Ankara, l'Ue ha confermato un finanziamento pari a 3 miliardi di euro per sostenere lo sforzo della Turchia per l'accoglienza dei rifugiati siriani (ne ospita attualmente circa 2,2 milioni, per i quali ha speso 8 miliardi di dollari), attraverso un dispositivo già varato dalla Commissione europea il 24 novembre (lo "Strumento per i rifugiati a favore della Turchia"). Particolare di importanza non secondaria: per ora sono già disponibili solo 500 milioni di euro, presi dal bilancio comunitario. Sul contributo di ciascun Stato membro per i restanti 2,5 miliardi i governi dovranno mettersi d'accordo in negoziati che cominceranno subito nel Consiglio Ue. Potrebbe esserci la possibilità, che ha evocato ieri sera il premier italiano Renzi, di applicare anche a questo contributo (per l'Italia si parla di circa 300 milioni di euro) la famosa flessibilità per "eventi eccezionali" che scomputerebbe gli effetti sul deficit dal Patto di Stabilità Ue.

Accessoriamente, l'accordo con Ankara servirà anche a riportare in Turchia gli "immigrati economici" irregolari che vi hanno transitato prima di arrivare nell'Ue, una volta che sia stato stabilito che non hanno diritto alla protezione internazionale. Ci penseranno poi le autorità turche a rimpatriarli nei rispettivi paesi d'origine. Tutto questo, è scritto chiaramente nelle conclusioni del vertice di ieri: "Si devono ottenere - si legge al paragrafo 7 - risultati soprattutto nel contenimento dell'afflusso di migranti irregolari. L'Ue e la Turchia hanno convenuto di attuare il piano d'azione comune che porterà ordine nei flussi migratori e contribuirà a contenere la migrazione irregolare. Ne consegue che entrambe le parti, come convenuto e con effetto immediato, intensificheranno la loro cooperazione attiva sui migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale, impedendo i viaggi verso la Turchia e l'Ue, assicurando l'applicazione delle disposizioni bilaterali di riammissione in vigore e rinviando rapidamente i migranti che non hanno bisogno di protezione internazionale nei rispettivi paesi d'origine".

In cambio, oltre ai 3 miliardi di euro che "andranno direttamente ai rifugiati", come ha sottolineato il premier turco Ahmet Davutoglu nella conferenza stampa finale del vertice (e come ha confermato il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, garantendo che "sarà controllato l'uso" dei soldi), l'Ue promette appoggio di accelerare il processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi che vogliono recarsi nell'Ue (se Ankara rispetterà tutte le condizioni, il processo sarà completato nell'autunno 2016, ha promesso Juncker) e si impegna a rilanciare (in inglese, il termine utilizzato è "ridare energia") i negoziati di adesione della Turchia all'Unione, bloccato da anni a causa soprattutto dell'opposizione cipriota. Un impegno concreto: la conferenza intergovernativa dei Paesi Ue è già stata convocata per il 14 dicembre per avviare riaprire le discussioni con Ankara sul capitolo 170 dei negoziati d'adesione, riguardante le questioni economiche e monetarie. La Commissione, inoltre, ultimerà già "nel primo trimestre 2016" i lavori preparatori per aprire altri capitoli del negoziato (si parla di quelli su energia, giustizia e diritti fondamentali, libertà e sicurezza, politica estera e difesa, istruzione e cultura), anche se le conclusioni del vertice ricordano che comunque si procede solo se c'è l'accordo unanime dei Ventotto (con la frase "fatta salva la posizione degli Stati membri").

Un altro elemento interessante che è emerso dal vertice è l'iniziativa di otto Paesi membri, guidati dalla Germania (con Grecia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Austria, Finlandia e Svezia) per il reinsediamento di un numero imprecisato (ma nell'ordine di centinaia di migliaia di persone) di rifugiati siriani che verrebbero "prelevati" direttamente dai campi profughi turchi, per alleggerire la pressione su Ankara. Entro la metà di dicembre, la Commissione europea presenterà una raccomandazione per strutturare l'iniziativa in modo che possano parteciparvi volontariamente tutti gli Stati membri che lo vorranno. E' stato tenuto accuratamente fuori dalle discussioni del vertice, anche se ne è parlato in alcune riunioni bilaterali al margine, il tema del rafforzamento delle alleanze e della necessità di superare le ostilità incrociate al livello politico militare che indeboliscono la coalizione anti Isis, come ha dimostrato l'incidente dell'aereo russo impegnato nei bombardamenti in Siria e abbattuto dai turchi per aver violato, il loro spazio aereo.

Si è parlato, invece, e l'ha fatto per primo Matteo Renzi, dell'arresto giovedì scorso in Turchia, con la minaccia di pene pesantissime, di Can Dundar e Erdem Gul, due giornalisti che avevano indagato sul presunto coinvolgimento dell'intelligence di Ankara in un traffico di armi con i ribelli turcomanni anti Assad in Siria. "Porto con me, come i miei colleghi, la lettera inviata a tutti i leader Ue dai due giornalisti turchi arrestati", aveva annunciato Renzi al suo arrivo al vertice, aggiungendo che ne avrebbe parlato con "l'amico Ahmet Davutoglu", e che "l'asticella del rispetto dei diritti umani deve restare alta" nel dialogo con Ankara. E in effetti, intervenendo al vertice, Renzi ha ricordato la lettera dei giornalisti e ha osservato che "non possiamo far finta che non ci sia". Così come, ha aggiunto, "non è possibile far finta di niente sulla questione curda. Il rapporto dell'Italia con la Turchia è storicamente di grande amicizia, ma questo rapporto - ha concluso - non può far venire meno il principio 'Amicus Plato, sed magis amica veritas'", ovvero che la verità è più importante dell'amicizia. 

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