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Domenica, 23 Giugno 2024
La frana / Papua Nuova Guinea

Papua Nuova Guinea, il bilancio è apocalittico: "Forse 2.000 morti, è venuta giù la montagna"

Difficilissime le operazioni di soccorso, con l'unica via d'accesso ricoperta di detriti. I primi aiuti arrivano per via aerea mentre a terra le montagne vicine continuano ad apparire instabili

"Solo rocce e terra: niente persone, niente case. Semplicemente tutto piatto e pieno di terra", ha descritto sotto choc uno dei sopravvissuti alla tv australiana. Uno scenario drammatico quello che resta all'indomani dell'enorme frana in Papua Nuova Guinea, per la quale si parla ormai di strage. Un bilancio salito in un paio di giorni da poco più di un centinaio a 610 persone, fino ai 2 mila morti ora dichiarati dal centro nazionale disastri del Paese all'ufficio Onu di Port Moresby, capitale del Pase. Sono solo stime, perché di corpi ne sono stati ritrovati soltanto 5: migliaia di persone sono ancora sepolte sotto le macerie, le speranze di trovare qualcuno ancora vivo sono pochissime, i soccorsi difficoltosi, e in alcune zone non si scava neanche più.

Frana in Papua Nuova Guinea: è strage

Si scava a mano mentre le montagne continuano a scivolare

"Un disastro senza precedenti", dicono le autorità locali. La montagna è venuta giù improvvisamente investendo tre villaggi: Kaokalam, Yambali e Tulipana, tutti nella regione di Enga, coinvolgendo un'area complessiva di oltre 200 chilometri quadrati.

Alle vittime ancora sepolte sotto le macerie vanno aggiunte più di 1200 persone sfollate, molte delle quali necessitano assistenza medica. Tutte le operazioni di soccorso risultano estremamente difficoltose: per ore, immediatamente dopo la tragedia, i sopravvissuti hanno scavato con strumenti di fortuna o a mani nude, e solo 3 giorni dopo un costruttore locale ha donato una pala meccanica in grado di agevolare almeno in parte le ricerche.

La zona colpita dista circa a 600 chilometri dalla capitale, Port Moresby, e l'unica via d'accesso è ricoperta di detriti e risulta impraticabile. I primi aiuti arrivano per via aerea tramite elicotteri mentre a terra le montagne vicine continuano ad apparire instabili, con piccole nuove frane che generando nuovi rischi e difficoltà nelle operazioni. Il bilancio delle morti, secondo le autorità, è stato aggravato dal grande afflusso di persone che si è verificato negli ultimi mesi nell'area colpita dalla frana a causa degli scontri tra gruppi tribali locali. 

"Le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso, anche se le continue frane e la caduta di massi stanno influenzando questi sforzi. Il team di coordinamento della risposta alle emergenze", fanno sapere le Nazioni Unite. "Una prima rapida valutazione d'impatto condotta dal team di coordinamento della risposta alle emergenze ha identificato, tra gli altri, la necessità immediata di cibo, riparo e forniture mediche".

Il Paese tra scontri tribali e crisi climatica

Con quasi 10 milioni di abitanti, la Papua Nuova Guinea è uno dei paesi più popolosi tra quelli del Sud del Pacifico, con una crescita della popolazione registrata intorno agli anni in cui il Paese si è reso indipendente dall'Australia (1975). La situazione economica è marcata da disoccupazione e scarsa presenza di servizi di base. Una situazione che aggrava tensioni sociali e rivalità per il controllo delle risorse tra i vari gruppi etnici e bande criminali. 

Parte del Commonwealth, la Papua Nuova Guinea ha rafforzato da alcuni anni il suo ruolo di area contesa nello scontro tra Stati Uniti e Cina. Quest'ultima nel 2022 ha stretto un'intesa con le isole Salomone che consente di dispiegare forze militari nell'area. Lo scorso anno, in risposta, gli Usa hanno concluso un simile accordo militare di difesa con la  Papua Nuova Guinea, ora definito da Joe Biden uno "stretto partner e amico" per il quale gli Stati Uniti sono pronti a fornire assistenza.

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