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Martedì, 25 Giugno 2024
Dopo il disastro / Papua Nuova Guinea

Frana Papua Nuova Guinea, nessuna speranza di trovare sopravvissuti: "Si scava per recuperare più resti umani possibile"

Uccelli e piccoli torrenti sono stati sepolti sotto i detriti causando la contaminazione dell'acqua e il rischio epidemie. Nessuna certezza sul numero esatto di morti, migliaia gli sfollati

Solo sei i corpi recuperati finora da sotto le macerie, e sul numero di morti non c'è alcuna certezza a causa dell'assenza di censimenti aggiornati. Ma le autorità della Papua Nuova Guinea sono decise a recuperare i corpi sepolti nella devastante frana dello scorso 24 maggio, nonostante sul trovare sopravvissuti non ci sia ormai alcuna speranza. "Non si prevede che ci siano corpi vivi sotto le macerie a questo punto, quindi si tratta di un'operazione di per recuperare qualsiasi resto umano”, ha detto alla Reuters il presidente del comitato per i disastri della provincia di Enga, SandisTsaka.

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Nessuna certezza sul numero di vittime

L'ultimo censimento affidabile in Papua Nuova Guinea risale al 2000, e per stabilire il numero esatto di morti i funzionari non possono fare altro che affidarsi a registri elettorali comunque incompleti e verifiche con i leader locali-.
Una stima delle Nazioni Unite assestava il bilancio intorno alle 670 vittime, mentre secondo il governo della Nuova Guinea, potrebbero essere più di 2000 le persone sepolte vive. "Potrebbe trattarsi di un numero che va da centinaia a 2000. Non escluderei del tutto i 2000 a causa dell'incertezza sul numero di persone presenti in quel momento, ma non posso dare una risposta definitiva finché non avremo completato la mappatura sociale", ha detto.

Frana Papua Nuova Guinea, il bilancio è apocalittico : almeno 2 mila morti

Dei sei corpi recuperati finora, due vivevano al di fuori dell'area del disastro, ha detto Tsaka, rafforzando la convinzione dei funzionari che ci siano stati molti spostamenti tra le comunità locali.
Decine di soldati, ingegneri, esperti di geologia e funzionari della sanità pubblica hanno raggiunto il sito del disastro, nella regione di Enga, dove la montagna è venuta giù in pochi secondi senza lasciare scampo. 

Per giorni le ricerche sono andate avanti con mezzi di fortuna, prima che le squadre di soccorso iniziassero ad utilizzare macchinari pesanti, dopo che il terreno instabile ne aveva ritardato l'impiego.
La paura non è finita: migliaia di residenti sono in allerta per una potenziale evacuazione nel caso in cui i detriti accumulati dopo la frana si spostino nuovamente verso il basso.
"La notte non dormiamo. Abbiamo paura che la montagna crolli ancora e ci uccida tutti", ha dichiarato alla Reuters Frida Yeahkal, giovane residente. A preoccupare è anche il numero di sfollati,1.650 secondo le Nazioni Unite, di cui una su cinque sotto i sei anni.
“Cosa succederà a quelli vivi? Non so dove andremo a cercare cibo e riparo. Le nostre case e i nostri giardini sono stati tutti distrutti", ha dichiarato alla Reuters il leader della comunità Yuri Yapara. I primi aiuti sono intanto arrivati dal Regno Unito, fa sapere il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp).

''Stiamo lavorando a stretto contatto con le autorità e le organizzazioni comunitarie della Papua Nuova Guinea per fornire un sostegno vitale ai sopravvissuti di questo terribile disastro - ha dichiarato Angela Kearney, Rappresentante dell'Unicef, impegnata nell'intensificare la risposta all'emergenza. "È ormai chiaro che oltre il 40% delle persone colpite sono bambini di età inferiore ai 16 anni, profondamente traumatizzati dalla perdita delle loro famiglie, delle loro case e dei loro mezzi di sussistenza''. 

Rischio epidemie


La frana ha seppellito ruscelli e torrenti vicini contaminando così le fonti d'acqua principali del villaggio. Ciò pone un rischio significativo di epidemie, secondo l'ultimo aggiornamento dell'agenzia per l'immigrazione delle Nazioni Unite.
Già dai primi giorni successivi al disastro l'Unicef ha distribuito kit igienici contenenti secchi, taniche e sapone, nonché assorbenti igienici riutilizzabili, panni multiuso e altri articoli di prima necessità, ma la maggior parte delle famiglie non dispone di fonti alternative di approvvigionamento idrico, come i serbatoi per la raccolta della pioggia, e non ci sono metodi per trattare l'acqua, aggravando la carenza d'acqua potabile.

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