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Martedì, 25 Giugno 2024
FRANCIA / Francia

Francia, diffuso l'audio shock con le ultime parole del killer di Tolosa

La Tv francese Tf1 ha pubblicato una parte della conversazione tra la polizia e Merah. Le proteste dei familiari delle vittime

“So che potreste uccidermi, è un rischio che sono disposto a correre ... Amo la morte come voi amate la vita”. Queste sono le parole dette da Mohamed Merah, meglio conosciuto come l'assassino di Tolosa, ai poliziotti che assediavano la sua casa il 22 marzo. Il ragazzo, colpevole dell'omicidio di tre militari e di quattro persone di religione ebraica, venne ucciso dopo 32 ore di negoziati.

Ma per le famiglie delle vittime l'incubo non è finito: l'emittente francese Tf1 ha infatti diffuso una parte delle dichiarazioni rilasciate dal 25enne alle forze dell'ordine durante le sue ultime ore di vita. In queste registrazioni Merah afferma di essere stato addestrato in Pakistan, e di avere dei legami con al Qaeda.

“Abbiamo riflettuto molto, decidendo di diffondere questo documento che ha un valore informativo molto forte” ha spiegato Emmanuel Chain, produttore del programma 'Sept à Huit', che ha trasmesso le dichiarazioni del giovane. “Scopriamo che Merah si è formato con al Qaeda, apprendiamo molte cose, è molto contestualizzato”. 

Ma le famiglie delle vittime non la pensano in questo modo. “Questa diffusione e' scandalosa, perche' da' l'ultima parola a Mohamed Merah, una parola menzognera e manipolatrice” ha detto Patrick Klugman, uno dei due legali che sta seguendo il caso. 

Il timore è che la tragedia di Tolosa venga data in pasto ai media senza rispettare i sentimenti delle famiglie che hanno vissuto la perdita dei propri cari per mano del ragazzo. “Le vittime si sono scandalizzate di aver appreso il contenuto di queste trattative (tra la polizia e Merah, ndr) alla televisione”, ha spiegato l'avvocato Samia Maktouf. “A questo ritmo, troveremo sugli schermi i video delle uccisioni, e i danni saranno irrimediabili”. 

Il ministro dell'Interno, Manuel Valls, ha criticato la diffusione di queste registrazioni, definendosi “indignato” per l'assenza di precauzioni prese nei confronti delle famiglie delle vittime. Anche il Conseil superieur de l'audiovisuel (Csa) ha preso dei provvedimenti, chiedendo che non vengano più trasmesse queste dichiarazioni, mentre un'indagine è stata aperta per violazione del segreto istruttorio

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