Sabato, 19 Giugno 2021
Tensione al largo di Jersey

Lo scontro "post-Brexit" sulla pesca tra Francia e Regno Unito: cosa succede nella Manica

Primo caso diplomatico tra un paese Ue e Londra. Alfonso Bianchi di EuropaToday: "È più uno show con cui Londra e Parigi stanno facendo vedere ai propri cittadini di essere pronti a difendere gli interessi nazionali a tutti i costi", ma "le tensioni tra i pescatori e i rischi di violenza quelli sono reali"

Un peschereccio al lavoro (foto di repertorio Ansa)

Da un lato due motovedette britanniche, dall'altro altrettante motovedette francesi. In mezzo l'isola di Jersey, che non fa parte del Regno Unito e ha un governo autonomo ma è comunque "dipendenza" della Corona britannica. Sono stati momenti di tensione nella Manica, per quello che è il primo caso diplomatico tra un Paese Ue e Londra dopo la Brexit, come ricorda EuropaToday, nato da una disputa legata alle licenze di pesca nel Canale.

Stando all'accordo sulla Brexit, alle imbarcazioni Ue è comunque consentito pescare nelle acque britanniche ma con delle regole: possono farlo quelle in grado di dimostrare di averlo già fatto in maniera continuativa negli anni recenti e di avere apparecchiature elettroniche per monitorare i propri spostamenti (un problema non tanto per le imbarcazioni più grandi quanto piuttosto per le più piccole, ricorda EuropaToday). Venerdì le autorità di Jersey - che si trova ad appena una ventina di chilometri dalla Normadia - hanno rilasciato le licenze a 41 imbarcazioni francesi che avevano soddisfatto il requisito richiesto di aver pescato nelle sue acque per almeno 10 giorni in un periodo di 12 mesi negli ultimi tre anni mentre ad altre 17 imbarcazioni non hanno ricevuto l'autorizzazione.

A quelle a cui è stata concessa la licenza, ha fatto sapere Parigi, sono arrivate anche ulteriori richieste: regole che non sarebbero state preventivamente discusse, secondo le autorità francesi, e che imporrebbero tra le altre cose limitazioni sul numero di giorni che i pescatori possono trascorrere in mare, l'utilizzo o meno di certi macchinari, le zone in cui andare e quelle dove non possono andare. Si tratta per lo più però di misure ambientali a tutela dell’ecosistema dell’isola di Jersey (una cosa che il governo locale sostiene fosse già stata segnalata tra l’altro nelle trattative per la Brexit). La decisione è stata duramente criticata dalla ministra francese per gli affari marittimi, Annick Girardin, che aveva minacciato l'eventualità di tagliare le forniture di elettricità a Jersey dalla Francia. In risposta all’atteggiamento di Jersey, diversi pescatori francesi hanno minacciato a loro volta di bloccare gli accessi via mare all'isola. A quel punto, il primo ministro britannico Boris Johnson ha deciso di inviare due motovedette della Royal Navy, la HMS Severn e la HMS Tamar, per "monitorare la situazione". Anche Parigi ha inviato le sue navi militari. 

Secondo la Bbc, funzionari dell'isola di Jersey sono stati oggi a colloquio con i pescatori francesi che questa mattina erano arrivati con diverse decine di navi al largo dell'isola per protestare contro le restrizioni sui diritti alla pesca entrate in vigore dopo la Brexit. "È molto importante che siamo in grado di lavorare con quei pescatori per aiutarli a fornire le prove necessarie in modo che, se necessario, le loro licenze possano essere modificate", ha detto alla Bbc il senatore Ian Gorst, ministro delle relazioni esterne dell'isola di Jersey. "Come ho detto, è importante che rispondiamo alle minacce, ma la risposta a questa soluzione è continuare a parlare e mettere in campo la diplomazia", ha aggiunto. Nel primo pomeriggio, i pescherecci hanno iniziato a lasciare l’area, come riportato da Afp, mentre in serata un portavoce di Downing Street ha fatto sapere che le due navi militari inviate si preparano a tornare in porto in nel Regno Unito. 

Scontro post-Brexit, Alfonso Bianchi di EuropaToday: "Parigi e Londra mostrano i muscoli, ma le tensioni tra i pescatori sono reali"

"La notizia dello scontro sta facendo il giro del mondo e si sta guadagnando l'apertura dei principali giornali. Vedere due nazioni europee che schierano le proprie navi l'una contro l'altra è certamente impressionante, soprattutto se queste nazioni sono la Francia e il Regno Unito, fresco fresco dal divorzio dall'Unione europea", ci spiega Alfonso Bianchi di EuropaToday. "Ma questo mostrare i muscoli, da entrambe le parti, è più uno show con cui Londra e Parigi stanno facendo vedere ai propri cittadini di essere pronti a difendere gli interessi nazionali a tutti i costi, che un pericolo reale. Il rischio di un'escalation è praticamente nullo, almeno dal punto di vista militare", chiarisce il giornalista.

"Ma le tensioni tra i pescatori e i rischi di violenza quelli sono reali. In passato per la cosiddetta 'guerra delle capesante', tra i pescherecci britannici e francesi ci sono stati veri e propri scontri, con lanci di razzi segnalatori e altri oggetti contundenti nelle imbarcazioni, per accaparrarsi i punti di pesca più ricchi delle amate 'coquilles Saint-Jacques'. Dispute simile ci furono tra il Regno Unito e l'Islanda tra gli anni '50 e '70, in quella che fu denominata la 'cod war', la guerra del merluzzo, parafrasando l'espressione 'cold war', la Guerra fredda che allora era in corso tra il blocco sovietico e quello della Nato. Anche allora la disputa riguardava diritti di pesca, in quel caso in acque islandesi, Alcuni pescherecci all'epoca vennero addirittura speronati, e anche allora dovette intervenire la marina"

"Quelli tra Francia e Regno Unito però al momento sembrano solo piccoli colpi di assestamento. Per raggiungere l'accordo sulla Brexit Boris Johnson ha dovuto fare varie concessioni sulla pesca, ma non vuole cedere di un solo centimetro in più di quanto concordato. La Francia invece vuole strappare più concessioni possibili. Alla fine si troverà sicuramente un punto di equilibro, anche se magari precario", conclude Bianchi. 

articolo aggiornato alle 20:30

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