Domenica, 9 Maggio 2021
Mutuo soccorso / Stati Uniti d'America

Community Fridge, i frigoriferi di comunità nelle strade per aiutarsi a vicenda in tempi di pandemia

Una realtà che esiste già da tempo ma dall’anno scorso negli Stati Uniti sono un fenomeno sempre più diffuso: un modo per combattere l’insicurezza alimentare e dare una risposta dal basso a chi ha più bisogno. Il motto è "prendi quello che ti serve, lascia quello che puoi"

Un frigorifero di comunità (foto rvacommunityfridges/Instagram)

Impossibile non notarli: grandi, colorati, circondati da persone in fila che aspettano il loro turno. Fino all’anno scorso erano appena una decina in tutti gli Stati Uniti, oggi sono più di 160 in 28 stati. Sono i “community fridge”, i frigoriferi di comunità gratuiti che sono sorti dall’inizio della pandemia sempre più numerosi in giro per gli States: si trovano in strada, generalmente vicino a ristoranti o negozi (da cui prendono la corrente) e vengono riforniti ogni giorno da organizzazioni o semplici volontari con cibo fresco e/o surgelato, a disposizione di chiunque ne ha bisogno, senza tessere, senza iscrizioni, senza limiti. Gratis. Il cibo arriva per lo più dalle donazioni dei singoli cittadini ma anche negozianti, reti di mutuo soccorso e organizzazioni che raccolgono l’invenduto nei supermercati per destinarlo a chi ha necessità ed evitare lo spreco alimentare. 

Freedge, che offre consigli come avviare e gestire frigoriferi di comunità, ha creato anche un database che tiene traccia di quanti ne vengono creati, una lista che si allunga di settimana in settimana, per un fenomeno che esiste da tempo anche America del Sud, in India, in Cina, Thailandia, e in Europa (soprattutto nel Regno Unito, Germania e Spagna).

Negli Stati Uniti i community fridge sono stati una risposta "dal basso" alla crisi innescata dalla pandemia: all’incertezza economica, infatti, si è aggiunta anche l’insicurezza alimentare (tra l’altro in un paese ai primi posti nelle classifiche sullo spreco alimentare). L’organizzazione Feeding America ha stimato che il numero degli americani in condizioni di insicurezza alimentare (ossia non avere la certezza di poter contare sul denaro o risorse necessarie per comprare da mangiare) è quasi raddoppiato, arrivando a 50 milioni di persone nel 2020 e le previsioni - anche a livello globale - su questo fenomeno non sono incoraggianti per il 2021.

"Prendi quello che ti serve, lascia quello che puoi"

Quello dell’insicurezza alimentare non è certo un problema nato con la pandemia, ma questa lo ha fatto esplodere in maniera prepotente. E forte è stata anche la risposta delle comunità.

Oggi i frigoriferi di comunità rappresentano una risorsa soprattutto per chi ha difficoltà ad accedere alle forme tradizionali di assistenza alimentare, magari perché senza documenti o impossibilitati per varie ragioni a raggiungere i centri di distruzione. Ma in tempo di pandemia il frigorifero di comunità è anche un modo per evitare assembramenti e ridurre al minimo i contatti tra chi li rifornisce e chi ne usufruisce.

I frigoriferi di comunità aiutano anche chi si vergogna di chiedere aiuto: “aperti” 24 ore su 24, è possibile raggiungerli e prendere quello di cui si ha bisogno anche lontano dagli sguardi della gente. A New York i primi frigoriferi di comunità sono comparsi a febbraio dell’anno scorso, poi sono spuntati anche a Los Angeles, Philadelphia, Chicago, Miami, Atlanta, Boston, Detroit. Il motto, per tutti, è “prendi quello che ti serve, lascia quello che puoi”. Non è carità, ma solidarietà.

A San Diego, nel popoloso quartiere di City Heights, un gruppo di giovani residenti ha installato lo scorso gennaio un frigorifero di comunità, il “City Heights Community Fridge”. Lo gestiscono cinque volontari, che si danno il turno e si occupano di tenerlo pulito e in ordine, oltre che rifornito sempre con cibo fresco e di qualità: verdure, formaggio, latte, frutta. Vicino sono stati montati degli scaffali, dove trovano spazio prodotti in scatola e altri prodotti, soprattutto quelli per l’igiene personale. E non mancano ovviamente disinfettanti per le mani, fondamentali in tempi di pandemia. 

A City Heights quasi il 45 per cento delle oltre 22mila famiglie che vi risiedono ha un reddito annuo inferiore ai 24mila euro, secondo le stime del San Diego Association of Governments, riportate dal San Diego Union Tribune. “Le persone possono prendere tutto ciò di cui hanno bisogno… se hanno bisogno di 10 confezioni di riso, possono prendere 10 confezione di riso se ci sono”, spiega Naomy Espinosa, una dei volontari che si occupa del City Heights Community Fridge. 

Contro l'insicurezza alimentare

Quello di San Diego non è che uno dei tanti frigoriferi di comunità sorti in giro per il Paese. Il sito Vox ha recentemente dedicato un lungo e approfondito reportage al fenomeno dei community fridge, raccogliendo le voci dei volontari e delle organizzazioni che li gestiscono, con annessi problemi quotidiani.

Sebbene generalmente ben accetti, a volti i frigoriferi di comunità incontrano l’ostilità del vicinato o di alcuni enti. In alcuni casi sono stati utilizzati anche come “vetrina”, magari per una photo opportunity facile, dal politico di turno, in altri addirittura sono stati aperti dei frigoriferi di comunità come iniziativa spot, senza però inserirli nei sistemi locali, con il risultato che quei frigoerifi calati dall'alto sono stati lasciati a loro stessi, vuoti e senza rifornimenti né manutenzione. Ancorché importanti e per diverse persone ormai quasi essenziali, i community fridge sono solo una goccia nel mare dell’insicurezza alimentare e della crisi economica e non rappresentano certo una soluzione definitiva.

A New York, Queens Fridges 4 Accountability ha scritto una lettera aperta rivolta a tutti i politici del Paese per chiedere soluzioni legislative al problema dell’insicurezza alimentare, lasciando da parte l’attivismo da social network e concentrandosi su risposte pratiche e reali ai bisogni delle persone che solo la politica può dare. 

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