Martedì, 18 Maggio 2021
Gli effetti della pandemia / Thailandia

La gara di solidarietà in Thailandia per far tornare gli elefanti a casa

Venivano utilizzati come attrazione turistica ma con la pandemia sono diventati troppo costosi. Così stanno tornando nel loro habitat naturale in un'altra zona del Paese

Una gara di solidarietà che ha coinvolto il Paese e sta commuovendo il mondo. È quella avviata in Thailandia per sostenere il ritorno a casa di cinque elefanti. I pachidermi erano utilizzati per turismo, ma a causa del Coronavirus l’afflusso dei visitatori si è bloccato e i proprietari non riescono più a mantenerli. Da qui la decisione di farli tornare nel luogo di nascita dove hanno a disposizione almeno il foraggio gratuito. Una scelta sofferta, ma probabilmente l’unica da prendere, quella della famiglia Napalai Mai-ngam che nell'elephant resort Tambon Lam Huay Yai di Bang Lamung, vicino a Pattaya, gestisce questo ‘piccolo’ branco di elefanti che sono proprio l’attrazione del villaggio.

La crisi del turismo

Un’attività contestata dagli animalisti, ma sicuramente redditizia. Si stima che la famiglia riuscisse ad incassare circa duemila euro al mese in un Paese in cui lo stipendio medio si aggira intorno ai 300 euro. Mantenere gli animali però ha un costo, dal momento che ognuno di loro mangia circa 300 chili di cibo vegetale. Si comprende, quindi, come in piena pandemia con le attività ferme la famiglia sia andata in crisi. Quindici mesi senza entrate, con il costo del cibo e della preparazione da sostenere e la prospettiva che il settore turistico si rivitalizzerà probabilmente solo nel 2022 hanno portato la famiglia che li gestisce a prendere la decisione di riportare gli animali ‘a casa loro’.

La decisione di farli torna a casa 

Qui però è sorto un altro problema: per trasportare gli elefanti per 500 chilometri dalla turistica località balneare di Pattaya a quella rurale di Surin avrebbe comportato l’utilizzo di camion extra – large: una spesa troppo esosa da sostenere. Così il viaggio dei cinque elefanti è cominciato sulle proprie zampe, lungo l’asfalto e scortati da alcuni pickup per proteggerli dalle auto in transito. Ovviamente anche questo piano ha evidenziato i suoi contro: il viaggio diventa più lungo perché la marcia degli animali, per evitare che camminino sotto il sole, avviene solo dall’alba alle prime ore del mattino. Protraendosi il viaggio, le spese aumentano soprattutto quelle per il sostentamento.

La gara di solidarietà 

La notizia della marcia degli elefanti ha fatto in breve il giro del Paese grazie alle tv e ai giornali locali e ha messo in moto la macchina della solidarietà. I media hanno reso pubblico il numero di cellulare degli accompagnatori, in questo modo chi vuole sostenere il viaggio degli animali verso casa può mettersi in contatto con loro. Lungo la strada ci sono persone che aspettano la carovana e offrono agli animali e ai loro proprietari acqua, foraggio, frutta e verdura, come anche riparo per la notte. Oltre al desiderio di dare concretamente una mano perché commossi dalla storia, la popolazione è spinta anche dalla considerazione di cui gode l’elefante nel Siam buddista. È un animale sacro a Buddha, sotto le cui sembianze si dice, egli scese sulla terra ed è proprio il simbolo della Thailandia.

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