Domenica, 17 Ottobre 2021
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Caso Regeni, rabbia della famiglia: "Resa confezionata ad arte, calpestata la nostra dignità"

"Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio - dicono i familiari del ricercatore torturato e ucciso - quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità".

La decisione del governo di inviare di nuovo a Il Cairo l'ambasciatore italiano, dopo gli ultimi sviluppi del caso relativo alla morte di Giulio Regeni appresi dalle Procure di Roma e d'Egitto, non piace ai famigliari del ragazzo brutalmente ucciso nel paese nordafricano. Tale decisione, proprio ora "nell'obnubilamento di ferragosto", dice la famiglia in una nota, "ha il sapore di una resa confezionata ad arte".
"Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio - continua - quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità".

Inoltre, sottolineano ancora i familiari di Giulio, "si ignora il contenuto degli atti, tutti in lingua araba, inviati oggi dal procuratore Sadek alla nostra Procura, invio avvenuto con singolare sincronia mentre il governo ordiva l'invio dell'ambasciatore Cantini". E incalzano: "La Procura egiziana si è sempre rifiutata di consegnare il fascicolo sulla barbara uccisione di Giulio ai legali della famiglia, così violando la promessa pronunciata il 6/12/2017 al cospetto dei genitori di Giulio e del loro legale Alessandra Ballerini". La famiglia di Giulio conclude esprimendo la certezza che "le migliaia di persone che hanno a cuore la sua tragedia e la dignità di questo Paese" staranno "dalla nostra parte, dalla parte di tutti i Giuli e le Giulie del mondo e non si faranno confondere".

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