Lunedì, 21 Giugno 2021
Uno sterminio a norma di legge / Canada

Migliaia di bambini morti nel silenzio: il genocidio dimenticato dei nativi canadesi

La scoperta dei resti di 215 bambini nei pressi di una scuola cattolica ha riportato alla luce un orrore  nascosto nella storia del Canada: una strage a norma di legge che adesso non può più essere nascosta

Un'immagine dei bambini nativi canadesi della Kamloops Indian Residential School scattata nel 1937 (Foto Ansa)

Un orrore tenuto nascosto, sepolto nel silenzio e nell'omertà, una strage perpetuata negli anni a norma di legge, che adesso riaffiora dalla terra, come i resti dei 215 bambini rinvenuti sabato scorso nei pressi della Kamloops Indian Residential School, in Canada. I piccoli, alcuni anche di tre anni, erano tutti membri di una comunità di nativi canadesi. Ma cosa ci facevano lì quei corpicini? Per scoprirlo bisogna aprire una delle pagine più buie e oscure della storia del Canada, un Paese che vanta un grande rispetto dei diritti umani e civili, ma non per quanto riguarda le popolazioni aborigene. Infatti, quando si pensa ai nativi americani, la mente va subito agli indiani d'America, protagonisti loro malgrado di altri eventi sanguinari impressi nella storia. Ma oltre alle comunità che occupavano il territorio che adesso chiamiamo Stati Uniti, ve ne erano altre, più piccole e meno conosciute, situate nell'odierno Canada. 

Una di queste è la comunità di Tk'emlúps te Secwépemc, che vive nella Columbia Britannica, proprio dove è situata la scuola Kamloops Indian Residential School, e che da tempo aveva cercato di denunciare l'orrore sepolto nei pressi dell'istituto cattolico, uno dei più grandi del Paese, che faceva parte di una rete di scuole fondate dal governo canadese e amministrate dalle Chiese cattoliche che rimuovevano i figli degli indigeni dalla loro cultura per assimilarli alla propria. 

Con l'aiuto di uno specialista di radar, le autorità hanno potuto confermare che i 215 bambini sepolti nei pressi della scuola di Kamloops appartenevano agli studenti ''scomparsi e morti senza documenti'', come confermato dal capo della comunità Tk'emlups te Secwépemc, Rosanne Casimir. Un ex studente della scuola, Harvey McLeod, in una recente intervista ha ribadito la terribile realtà dietro questi istituti: ''È stato molto doloroso avere la conferma di quello che temevano fosse accaduto. A volte le persone non tornavano, eravamo felici per loro, pensavamo che scappassero. Poi si è iniziato a dire che potevano essere morti". 

"Un capitolo oscuro, non ci può nascondere"

Il clamore mediatico del ritrovamento ha così scoperchiato un vaso di Pandora che in realtà tutti conoscevano, ma che era rimasto sepolto nel silenzio, come i corpi di quei bambini senza nome. Dal primo ministro canadese Justin Trudeau non poteva che arrivare un'ammissione: ''Una notizia che mi spezza il cuore, un doloroso ricordo di quel capitolo oscuro e vergognoso della storia del nostro Paese. Purtroppo, non si tratta di un incidente isolato o di un'eccezione. Non ci nascondere, dobbiamo riconoscere la verità".

Trudeau ha anche  promesso "azioni concrete" a sostegno dei sopravvissuti, delle famiglie e della popolazione indigena canadese: ''Le scuole residenziali dove bambini indigeni separati dalle loro famiglie venivano trasferiti per essere 'rieducati' e assimilati alla cultura canadese, erano una realtà, una tragedia esistita qui, nel nostro Paese, e dobbiamo ammetterlo". 

Il genocidio dei nativi canadesi

Ma cosa succedeva nelle scuole cattoliche canadesi? Per scoprirlo bisogna fare un piccolo viaggio indietro nel tempo. Quello che soltanto negli ultimi anni è stato riconosciuto come un vero e proprio genocidio ha avuto inizio intorno al 1863, per poi terminare intorno al 1998. In quel periodo nelle Scuole residenziali cattoliche del Canada sono stati internati circa 150mila bambini nativi che, per mezzo di alcune leggi razziali imposte dal governo canadese, venivano strappati alla loro famiglie e dalla loro case, per poi non farvi più ritorno. L'orrore venne alla luce nel 2008, con l'allora primo ministro Stephen Harper costretto a fornire delle scuse pubbliche. Nonostante questo, le atrocità commesse nei confronti dei nativi canadesi rimasero inascoltate, a volte messe addirittura in dubbio. Eppure, c'è un dato che fa rabbrividire, riportato nel 1907 dal quotidiano canadese Montreal Star: dei circa 150mila bambini internati nelle scuole, circa il 40% persero la vita. Parliamo di più di 50mila vittime. Un genocidio perpetuato in nome delle politiche di assimilazione forzata, fatto di violenze, stupri e omicidi, che avvenivano nelle 118 residential school, di cui 79 erano dipendenti direttamente dal Vaticano.

Uno sterminio a norma di legge

Il tutto a norma di legge, e forse questo è un fattore che fa ancora più orrore. Infatti, il sistema legislativo canadese, trattava i nativi in modo differente: la Federal Indian Act del 1874, ancora in vigore, ribadisce l’inferiorità legale e morale degli indigeni ed ha istituito il sistema delle scuole residenziali., la Gradual Civilization Act del 1857 era invece la norma che obbligava le famiglie  a firmare un documento che trasferiva alle scuole residenziali cristiane i diritti di tutela dei loro figli e dei beni dei deceduti. Un sistema che permetteva alle scuole anche di lucrare sui terreni che ottenevano con le eredità. E se qualche genitore si opponeva a questo sopruso, scattavano le manette o importanti sanzioni economiche. Inoltre, nella Columbia Britannica, nel 1933 è stata approvata una norma, tutt'ora in vigore, chiamata  Sterilization Law, che ha consentito di far sterilizzare in maniera massiccia e pianificata qualsiasi ospite nativo delle scuole residenziali. Sterilizzazioni che avvenivano anche su interi gruppi di bambini, con il Governo che, secondo alcune testimonianze, pagava fior di dollari per ogni donna sterilizzata. Un meccanismo che, insieme alle leggi, ha permesso che questa strage andasse avanti alla luce del sole, come un semplice effetto collaterale delle norme.

Le testimonianze degli ex studenti raccolte nel tempo da media canadesi e internazionali raccolgono tutto il campionario degli orrori: efferati omicidi, torture con scosse elettriche e frustate, e poi sangue, tanto, troppo sangue. Secondo un report realizzato dal dottor Peter Bryce, riportato anche dal Washington Post, la maggior parte dei bambini nativi morì di tubercolosi: una volta infettati, i bimbi non venivano curati, ma lasciati morire. Per questo il tasso di mortalità di nativi all'interno di quelle scuole viene stimato tra il 40 e il 50%: detto in parole povere, su due bambini che entravano in quelle scuole, uno non usciva più.

Un orrore che per i nativi canadesi, costretti a vivere in condizioni di degrado ed esclusione ai livelli del terzo mondo, che continua ancora oggi. Dal governo canadese sono arrivate delle scuse e un piano di risarcimenti e revisione di alcune leggi. Eppure al momento non è stata espressa una parola sui colpevoli: servirebbe un'indagine per consegnare alla giustizia chi ha commissionato e materialmente eseguito quegli omicidi. Crimini terribili che sono tornati alla luce dopo quasi un secolo, centinaia di bambini morti nel silenzio che adesso meritano un nome, meritano una degna sepoltura, e meritano che chi è responsabile di questo orrore paghi.

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