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Domenica, 2 Ottobre 2022
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Tutti gli omissis francesi sul genocidio in Rouanda, ora si indaga su Bnp-Paribas

Il colosso finanziario sarebbe coinvolto nell'eccidio per aver concesso nel 1994, violando l'embargo imposto dall'Onu, un finanziamento utile all'acquisto di 80 tonnellate di armi da parte dei combattenti hutu usate contro la comunità etnica dei tutsi

A 23 anni dal genocidio del Rwanda, la giustizia continua a lavorare per portare a galla la verità. Come riporta l'agenzia Dire e anticipato dall'agenzia Afp, anche la banca Bnp Paribas sarebbe coinvolta nell'eccidio, per aver concesso nel 1994 un finanziamento utile all'acquisto di 80 tonnellate di armi da parte dei combattenti hutu, violando così l'embargo imposto dalle Nazioni Unite.

L'accusa, sollevata da una rete di ong (l'Associazione anticorruzione 'Sherpa', il Collettivo delle parti civili del Rwanda (Cpcr) e l'Organizzazione non governativa 'Ibuka France - Memoria e giustizià) è stata raccolta da tre giudici, incaricati il 22 agosto scorso di avviare un'inchiesta sulle eventuali responsabilità a carico del colosso finanziario francese.

Tra le motivazioni contenute nel dossier ottenuto dall'Afp - e confermate dalla procura di Parigi - si legge: "complicità nel genocidio e concorso in crimini contro l'umanità".

Secondo le ong, Bnp Paribas acconsentì al trasferimento di 1,3 milioni di dollari da un conto corrente apposito di proprietà della Banca nazionale del Rwanda verso un conto in Svizzera, di proprietà di Willem Tertius Ehlers. Quest'ultimo è un imprenditore sudafricano, noto per essere un mediatore internazionale per la compravendita di armi. Il giorno seguente, Ehlers e il colonnello The'oneste Bagosora avrebbero concluso l'acquisto di 80 tonnellate di armi alle Seychelles.

Bagosora, di etnia hutu, è ritenuto la mente del genocidio contro la comunità etnica dei tutsi, e per questo è stato condannato a 35 anni di carcere dalla Corte penale internazionale.

Questa nuova pagina del dossier Rwanda getta altre ombre nei rapporti tra Parigi e Kigali, soprattutto dopo che qualche giorno fa il Consiglio costituzionale francese ha stabilito che resteranno segreti gli archivi dell'Eliseo sul genocidio respindendo la richiesta di un ricercatore che si appellava al diritto dei cittadini ad accedere a informazioni di pubblico interesse.

I giudici hanno confermato il diniego all'accesso agli archivi, facendo riferimento a una legge che garantisce la segretezza dei documenti di ministri e presidenti fino a 25 anni dalla loro morte. La richiesta dello studioso riguardava infatti il periodo della presidenza di Francois Mitterand, in carica dal 1981 al 1995, dunque anche durante il genocidio del 1994.

800mila innocenti morirono in 100 giorni

La Francia è stata accusata a più riprese di aver sostenuto le milizie hutu o comunque di non aver fatto abbastanza per impedire le stragi di tutsi. Una tesi rilanciata dall'attuale presidente ruandese Paul Kagame e dallo stesso studioso, Francois Graner, già autore di un libro. Al Palazzo di vetro, a margine del vertice annuale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che si chiude oggi, la settimana scorsa i rispettivi presidenti Emmanuel Macron e Paul Kagame si sono intrattenuti a colloquio privato. Kagame non ha perso l'occasione per sollecitare maggiore collaborazione da parte dell'Esagono per far luce sulla vicenda che, nel '94, causò la morte di non meno di mezzo milione di persone. I due hanno concluso assumendosi anche l'impegno a rilanciare la cooperazione economica e commerciale. 

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