Lunedì, 2 Agosto 2021
Mondo Bosnia-Erzegovina

Karadzic condannato a 40 anni di carcere per il genocidio di Srebrenica

La sentenza emessa dal Tribunale penale internazionale per i crimini dell'ex Jugoslavia. L'ex leader serbo-bosniaco riconosciuto colpevole per il più grave massacro in territorio europeo dalla Seconda Guerra Mondiale

Radovan Karadzic al cospetto della corte

L'AIA (OLANDA) - Radovan Karadzic è stato giudicato colpevole per il massacro di Srebrenica e condannato a quaranta anni di reclusione. Il Tribunale Penale Internazionale ha dunque riconosciuto l'ex leader serbo bosniaco colpevole di genocidio per quella che viene considerato come il più grave massacro in territorio europeo dalla Seconda Guerra Mondiale.

LE ACCUSE - Karadzic è stato inoltre giudicato colpevole per altri nove capo di imputazione, che comprendono omicidi e persecuzioni; ma, duro colpo per migliaia di vittime, è stato assolto dall'accusa di genocidio in sette città e villaggi bosniaci durante il conflitto che dal 1992 al 1995 sconvolse l'ex Jugoslavia.

SREBRENICA - Il massacro di Srebrenica del luglio 1995, per il quale Radovan Karadzic è stato giudicato oggi colpevole di genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per i crimini nell'ex Yugoslavia, è la più sanguinosa strage compiuta in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sul banco degli imputati siedono venti persone: al momento dei fatti a Srebrenica - città a maggioranza musulmana assediata dalle forze serbo-bosniache e difesa da una zona di sicurezza presidiata dai Caschi Blu olandesi dell'Onu - rimanevano 42mila persone, di cui 36mila rifugiati.

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IL RASTRELLAMENTO DI POTOCARI - Scarsamente armati e privi di supporto aereo le forze Onu si rifugiarono nella vicina base di Potocari, portando con sé una parte della popolazione fuggita dalla città: i rifugiati dentro e fuori dalla base vennero però portati via dai serbo-bosniaci a bordo di autobus, e gli uomini separati dalle donne. I primi vennero rinchiusi in scuole o magazzini vuoti, per poi dopo qualche ora essere portati nei campi e fucilati a piccoli gruppi e seppelliti in numerose fosse comuni: sulle circa 8mila vittime ne sono state ritrovate ed identificate circa 6.600, ma una nuova fossa comune è stata scoperta ancora nel 2015.

LE CONDANNE - Quattordici condanne di cui cinque per genocidio, sono già state comminate mentre altri due processi nei confronti di tre imputati sono ancora in corso: tra i principali condannati figurano Radislav Krstic, il generale che diresse l'attacco contro Srebrenica, primo serbo bosniaco ad essere riconosciuto colpevole di complicità in genocidio e condannato a 35 anni di carcere; il generale Zdravko Tolimir, considerato il braccio destro del comandante in capo serbo-bosniaco, Ratko Mladic, condannato all'ergastolo.

I PROCESSI IN CORSO - Oltre a Karadzic i processi in corso riguardano appunto Ratko Mladic, considerato l'alter ego militare dello stesso Karadzic, e i due principali responsabili dei servizi segreti serbi, Jovica Stanisic e Franko Simatovic, per i quali la Procura del Tpi ha richiesto la riapertura del procedimento dopo una prima sentenza di assoluzione.

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