Venerdì, 14 Maggio 2021
Stati Uniti d'America

Un po' di giustizia per George Floyd: l'ex-poliziotto americano Derek Chauvin condannato per omicidio

La giuria del processo a Minneapolis lo ha ritenuto colpevole per tutte e tre le imputazioni: omicidio preterintenzionale, omicidio di secondo grado (ossia senza averne l'intenzione ma prendendosi il rischio di uccidere) e omicidio di terzo grado, ovvero per indifferenza alla vita umana. Rischia fino a 75 anni di carcere

La folla fuori dal tribunale (ANSA/EPA)

L'ex-poliziotto americano Derek Chauvin è stato condannato per l'omicidio di George Floyd. La giuria del processo a Minneapolis ha ritenuto Chauvin colpevole per tutte e tre le imputazioni: omicidio preterintenzionale, omicidio di secondo grado (ossia senza averne l'intenzione ma prendendosi il rischio di uccidere) e omicidio di terzo grado, ovvero per indifferenza alla vita umana. L'ex-agente della polizia di Minneapolis ha causato la morte di Floyd, durante il suo arresto, tenendo il ginocchio premuto sul collo dell'afroamericano per oltre nove minuti. Chauvin ha lasciato l'aula in manette e resterà sotto custodia cautelare in attesa che venga determinata l'entità della pena

La folla festeggia a Minneapolis dopo la condanna dell'ex-poliziotto Derek Chauvin per l'omicidio di George Floyd. Nell'aula del tribunale il giudizio di colpevolezza è stato seguito da un applauso, mentre le persone che attendevano all'esterno hanno accolto la decisione della giuria con urla di gioia e approvazione. Una reazione pacifica e festosa dopo il tanto atteso verdetto del processo sulla morte di Floyd, afroamericano soffocato durante il suo arresto un anno fa. L'ex-agente di polizia Chauvin rischia fino a 75 anni di carcere per i tre capi d'accusa per cui è stato condannato.

Biden: "Un passo da gigante nella marcia verso la giustizia in America"

Il presidente Joe Biden ha telefonato alla famiglia di George Floyd dopo il verdetto di condanna di Derek Chauvin: "Niente migliorerà le cose, ma almeno ora c'è un po' di giustizia"

Il verdetto "è un passo avanti" e, anche se "nulla potrà mai riportare indietro Floyd, questo può essere un passo da gigante nella marcia verso la giustizia in America". Lo sostiene il presidente americano Joe Biden dopo la condanna dell'ex-poliziotto Derek Chauvin, giudicato colpevole da una giuria di Minneapolis per aver ucciso l'afroamericano Floyd durante il suo arresto.

"Nessuno - scrive il presidente su twitter - dovrebbe essere al di sopra della legge. Il verdetto ci manda questo messaggio, ma non è sufficiente: non possiamo fermarci qui. Per realizzare cambiamenti e riforme reali, possiamo e dobbiamo fare di più per ridurre la probabilità che tragedie come questa si ripetano".

"Abbiamo - aggiunge Biden - una importante riforma della polizia nel nome di George Floyd, ma non deve volerci un anno per portarla a termine. Ho assicurato alla famiglia Floyd che continueremo a lottare per l'approvazione del 'George Floyd Justice in Policing Act' in modo che io possa convertirlo in legge al piu presto".

Harris: "Dobbiamo riformare il sistema"

"Il verdetto di oggi ci fa fare un passo avanti verso la realizzazione di una giustizia" uguale per tutti ma "abbiamo ancora del lavoro da fare, dobbiamo riformare il sistema". E' quanto scrive sui suoi social la vice presidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, a proposito della condanna di Derek Chauvin per la morte di George Floyd, a Minneapolis.

Harris ricorda il disegno di legge George Floyd Justice in Policing Act teso a rendere "responsabili" le forze dell'ordine e a "creare fiducia tra le forze dell'ordine e le nostre comunità. Questo disegno di legge fa parte dell'eredità di George Floyd". Harris ha sottolineato la necessità di raggiungere "i più alti standard di responsabilità" nelle forze dell'ordine confermando che "il presidente ed io continueremo a sollecitare il Senato ad approvare questa legge".

Il verdetto sul caso Floyd, ha concluso, "non cancella il dolore che esiste da generazioni" nè quello "provato dalla famiglia"

L'omicidio di George Floyd

La morte di George Perry Floyd, avvenuta il 25 maggio 2020 nella città di Minneapolis, in Minnesota, venne registrata all'Hennepin County Medical Center, l'ospedale dove fu portato dopo aver perso conoscenza. La morte seguì al suo arresto da parte di quattro agenti di polizia intervenuti in seguito alla chiamata di un negoziante.

Il filmato dell'arresto, in cui l'agente di polizia Derek Chauvin tiene immobilizzato Floyd per molti minuti con il suo ginocchio sul collo, ha avuto diffusione nei media internazionali e portò a molte manifestazioni di protesta contro l'abuso di potere da parte della polizia.

George Perry Floyd aveva 46 anni. Quella sera aveva acquistato un pacchetto di sigarette a Cup Foods, un negozio all'incrocio tra la 38ª strada e Chicago Avenue a Minneapolis in Minnesota. Un impiegato del negozio, convinto che la banconota da 20 dollari usata da Floyd fosse contraffatta, poco prima delle 20:00 lo raggiunse insieme a un collega fuori dal negozio, mentre Floyd era già al posto di guida su un SUV insieme ad altre due persone, chiedendogli quindi di restituire le sigarette ma senza successo. Il dialogo è stato filmato dalla videocamera di sicurezza. Alle 20:01 un impiegato del negozio chiamò il 911. Meno di mezz'ora dopo Floyd era morto.

Chauvin trattenne Floyd - che era stato trascinato fuori dall'auto - per 8 minuti e 46 secondi, sollevando il ginocchio dal collo di George solo dopo la richiesta dei paramedici, nonostante il 46enne avesse perso coscienza già da 3 minuti. All'arrivo dei paramedici, Floyd venne successivamente condotto all'Hennepin County Medical Center, dove venne dichiarato morto.

Si muore ogni giorno per mano della polizia negli Usa

L'emergenza è però quotidiana negli Usa. Una giovane donna afroamericana è morta al culmine di un "confronto" con la polizia a Columbus, in Ohio, proprio il giorno della condanna dell'ex agente di polizia Dereck Chauvin. Sono state diffuse le riprese dell'incidente, filmato dalle videocamere personali degli agenti coinvolti: gli agenti erano intervenuti in risposta a una chiamata di emergenza che denunciava un tentativo di accoltellamento da parte di una donna.

Nel video si vedono gli agenti aprire il fuoco contro una giovane donna, poi identificata come la 16enne Makiyah Bryan, dopo l'apparente tentativo di quest'ultima di accoltellare due persone. La giovane è morta in ospedale. L'incidente ha innescato proteste immediate da parte della comunità afroamericana a Columbus.

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