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Domenica, 29 Maggio 2022
Cambio di rotta / Germania

La Germania corre ai ripari e si riarma

Accantonato l'antimilitarismo i tedeschi puntano su F-35 ed Eurofighter per rendere competitivo l'esercito. Già nel prossimo bilancio 50 miliardi saranno destinati alla Difesa. L'opinione pubblica approva

La Germania si riarma. Oltre a ricompattare l'Ue e la Nato, l'offensiva russa in Ucraina ha provocato l'inversione a "U" di Berlino in materia di Difesa. Già poche ore dopo l'inizio del conflitto il cancelliere Olaf Scholz aveva annunciato lo stanziamento di 100 miliardi per rafforzare la Bundeswehr. E ieri è arrivata la notizia dell'acquisto di nuovi caccia F-35 prodotti dall'azienda americana Lockheed Martin che sostituiranno i "vecchi" jet tornado, unici aerei tedeschi in grado di trasportare ordigni nucleari. Non solo: sul tavolo ci sarebbe anche un ordine di 15 Eurofighter, questa volta di fabbricazione europea. Secondo fonti governative, quest'anno la Germania dovrebbe spendere circa 50 miliardi per esigenze di Difesa, una cifra che la stessa fonte ha definito "record", oltre al "fondo speciale" di 100 miliardi (spalmato in più anni) annunciato da Scholz.

Una rivoluzione copernicana rispetto alla linea degli ultimi decenni che aveva visto la Germania arrancare (per scelta) dal punto di vista militare. Con la guerra scatenata da Putin tutto è cambiato. Non solo Berlino ha deciso di inviare armi e munizioni all'Ucraina (cosa tutt'altro che scontata), ma potrebbe arrivare a competere con Londra e Parigi per forza militare. Parliamo pur sempre della "locomotiva d'Europa": un Paese di 83 milioni di abitanti che per Pil è la quarta potenza del mondo.

Il declino dell'esercito tedesco

E dunque riecco la Bundeswehr. Lo dicevamo sopra: dal punto di vista della Difesa la Germania non ha brillato negli ultimi decenni. Anzi. Più che per la sua organizzazione teutonica, la Bundeswehr è finita al centro delle cronache per le sue lacune. "Caccia ed elicotteri non volano. Le navi e i sottomarini non navigano. Manca tutto: dalle munizioni alle mutande" scriveva su Politico Matteo Karnitschnig nel febbraio di due anni fa, ripercorrendo le "sventure" dei soldati tedeschi. Tra carenze di organico, fucili difettosi e velivoli lasciati a terra per mancanza di manutenzione, di sicuro la Bundeswehr ha conosciuto tempi più gloriosi. Lo stesso commissario parlamentare per le forze armate Hans-Peter Bartels aveva ammesso le difficoltà: "Le truppe sono lontane dall'essere completamente attrezzate" spiegava in un rapporto in cui lo stesso Bartels denunciava "gravi carenze" sia a livello di mezzi che di personale. 

Una svolta storica

Le ragioni di questo declino arrivano da lontano. Di fatto dopo la seconda guerra mondiale l'opinione pubblica tedesca ha abbracciato un'ideologia votata all'antimilitarismo (o comunque alla non belligeranza) che ha condizionato la politica estera tedesca e contribuito a tenere basse le spese per l'esercito. Negli ultimi anni la Germania non ha mai raggiunto il budget del 2% in rapporto al Pil chiesto alla Nato dai suoi alleati, sebbene lo stanziamento per le esigenze di Difesa sia aumentato dall'1,19 del 2015 all'1,53 del 2021 (qui la tabella con i dati). Nel 2022 la percentuale del Pil destinata alle spese militari dovrebbe sforare per la prima volta il 2%.

E c'è un altro aspetto che andrebbe sottolineato. Con lo strappo di Putin il cancelliere  Scholz è stato costretto a una virata di 180 gradi nell'approccio alla politica estera: se Merkel aveva sempre mantenuto aperto il dialogo con il Cremlino (rendendo la Germania fortemente dipendente dal gas russo), la decisione di inviare armi all'Ucraina e poi quella di potenziare l'esercito sono decisioni in qualche modo "storiche" per un Paese che per decenni ha puntato tutto sulla diplomazia. L'opinione pubblica in ogni caso apprezza: secondo un sondaggio condotto dalla società Civey, il 74% dei tedeschi approva la decisione di tornare a investire in modo massiccio sulla Difesa. Visti i tempi non c'è di che stupirsi. 

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