Martedì, 27 Luglio 2021
Mondo Israele

"Gerusalemme capitale d'Israele": lo strappo di Trump

Il presidente degli Stati Uniti riconoscerà oggi Gerusalemme come la capitale di Israele, nonostante decenni di cautela americana sulla questione e gli avvertimenti dei leader della regione e della comunità internazionale sui rischi di una simile decisione

Trump al Muro del Pianto, Gerusalemme, maggio 2017: è il luogo più sacro all'Ebraismo (Ansa)

Lo "strappo" di Donald Trump rischia di avere conseguenze pesanti e durature. Il presidente degli Stati Uniti riconoscerà oggi Gerusalemme come la capitale di Israele, nonostante decenni di cautela americana sulla questione e gli avvertimenti dei leader della regione e della comunità internazionale sui rischi di una simile decisione. L'annuncio del presidente americano è previsto per le 13:00 americane, le 19 in Italia. "Il 6 dicembre 2017, il presidente Trump riconoscerà Gerusalemme come capitale di Israele", ha detto un funzionario del governo Usa in condizione di anonimato, evidenziando il "riconoscimento di una realtà" storica e contemporanea.

Trasferimento dell'ambasciata

Trump ordinerà di preparare il trasferimento dell'ambasciata degli Stati uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, ma non fisserà un calendario. L'intera operazione dovrebbe comunque prevedere "anni", secondo la fonte americana: occorrerà trovare un sito e i finanziamenti, e poi costruire la nuova sede, rispettando tutti gli standard di sicurezza. "Il presidente sta mantenendo una promessa centrale della sua campagna, una promessa che è stata fatta da molti candidati alla presidenza", ha detto il funzionario Usa. Evocando un possibile rilancio dei colloqui di pace, sospesi dal 2014, la fonte ha dichiarato che Trump è pronto a sostenere "una soluzione dei due Stati" se israeliani e palestinesi dovessero concordare su questo punto.

A sostegno del suo ragionamento, l'esponente del governo americano ha sottolineato comunque che ritardare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale "ha, per più di due decenni, non ha contribuito per nulla al raggiungimento della pace".

"Geruselemme è la linea rossa"

Ma se il presidente Trump, che elogia regolarmente le sue capacità di "negoziare", rimane determinato "a raggiungere un accordo di pace duraturo" tra israeliani e palestinesi, l'equazione appare ora fortemente complicata. Durante una conversazione telefonica, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha messo in guardia ieri il suo omologo americano contro le "pericolose conseguenze di tale decisione sul processo di pace, sulla sicurezza e la stabilità nella regione e nel mondo".

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da parte sua, ha ricordato ieri a Trump che "Gerusalemme è la linea rossa per i musulmani", impegnandosi a convocare un summit dell'Organizzazione della cooperazione islamica "entro 5-10 giorni" dall'annuncio.

Alta tensione in tutta la regione

In una telefonata con Trump, il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso la sua "preoccupazione" ed ha ricordato che la questione dello status di Gerusalemme dovrebbe essere regolata nel quadro dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi. L'Unione europea ha messo in guardia contro le "gravi ripercussioni" di una tale decisione americana. "Dobbiamo rimanere concentrati sugli sforzi per riavviare il processo di pace ed evitare qualsiasi azione che possa minare questi sforzi", ha fatto sapere ieri l'Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Federica Mogherini.

Prova della tensione che l'attesa di questa decisione sta suscitando nella regione, gli Stati Uniti hanno proibito ai dipendenti del governo Usa di recarsi nella Città Vecchia di Gerusalemme. Il divieto si applica anche alla Cisgiordania, un territorio palestinese occupato da Israele e contiguo a Gerusalemme, ha reso noto il Dipartimento di Stato.

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