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Sabato, 4 Febbraio 2023
confronto con la Cina

Perché anche in Giappone si fanno sempre meno figli

Il calo dei tassi di natalità in Giappone può essere collegato a vari fenomeni tipici delle economie in forte crescita

Bisogna frenare il calo demografico "ora o mai più". Con toni allarmanti, il premier giapponese Fumio Kishida accende un faro per fare luce sul preoccupante calo delle nascite che si registra nella terza economia mondiale. Dopo i dati pessimistici sui tassi di natalità e mortalità della Cina, un altro paese asiatico fa i conti con la denatalità e l'invecchiamento della popolazione. Il Giappone è il Paese con la popolazione più anziana del mondo, seguito dall’Italia: gli over 75 rappresentano oltre il 15% dei giapponesi, gli ultra 65enne il 29%, mentre solo l'11,6% ha un'età compresa tra 0 e 14 anni. Dal 1975 la popolazione giapponese è stata quasi sempre in costante calo per via della diminuzione delle nascite e delle rigide limitazioni all’immigrazione, ma negli ultimi anni la situazione sembra essere peggiorata.

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Come altri Paesi dell'Asia orientale, in Giappone è a rischio il "funzionamento della società". A dirlo è stato proprio il premier nipponico, in occasione della nuova sessione del parlamento giapponese, in cui Kishida ha tracciato il segmento delle priorità del governo per il nuovo anno.  

Le misure messe in campo dal governo

Risollevare il tasso di natalità è al centro dell'azione dei governo per il 2023. Lo scorso anno il Giappone aveva contato per la prima volta 800mila nascite in meno, nonostante la brusca inversione della curva demografica fosse prevista per il 2030. Secondo le stime ufficiali pubblicate la scorsa settimana dal ministero degli Affari interni e delle comunicazioni, la popolazione totale del Giappone al 1° gennaio era stimata a 124,77 milioni, in calo dello 0,43% rispetto all'anno precedente. Si tratta di una soglia di allerta preoccupante: l'invecchiamento del Paese sta procedendo a ritmi spediti. Una condizione che ha spinto il premier giapponese a mettere in campo un pacchetto di misure per contrastare il calo delle nascite, con lo scopo di "creare un’economia e una società in cui vengano per primi i bambini".

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L’esecutivo giapponese intende quindi presentare una serie di misure per raddoppiare il bilancio legato alle politiche per la natalità entro giugno e costituire un’agenzia dedicata entro aprile. Il progetto è ancora allo studio di Masanobu Ogura, il ministro responsabile delle politiche contro il calo delle nascite - scelto da Kishida in sostituzione della sua collega Seiko Noda -, ma dalle parole del premier giapponese emerge l'importanza sul dossier dell'educazione dei figli. "Concentrare l'attenzione sulle politiche relative all'infanzia e all'educazione dei bambini è una questione che non può aspettare e non può essere rimandata", ha affermato Kishida, dichiarando la volontà del governo di raddoppiare la spesa per i programmi legati all'infanzia.

Sono tre le aree su cui verteranno gli interventi dell'esecutivo nipponico per una spesa che potrà raggiungere 75 miliardi di dollari: sostegno economico diretto alle famiglie con figli a carico, potenziamento dei servizi per l’infanzia, e miglioramento delle condizioni lavorative per permettere ai genitori di avere un miglior bilanciamento tra vita personale e professionale.

Non è la prima volta però che l'esecutivo nipponico deve affrontare l'annoso problema del calo della natalità. I governi giapponesi hanno già cercato di promuovere strategie simili in passato, senza ottenere alcun successo.

Le ragioni del calo demografico giapponese

Il calo dei tassi di natalità in Giappone può essere collegato a vari fenomeni tipici delle economie in forte crescita. L'aumento del costo della vita, una maggiore partecipazione delle donne all'istruzione e nel lavoro, e un maggiore accesso alla contraccezione sono alcuni dei fattori che hanno determinare un abbassamento della curva delle nuove nascite nell'arcipelago nipponico.

Come accade in Cina e Corea del Sud, l'invecchiamento della popolazione e la denatalità determineranno ripercussioni più ampie sull’economia dei singoli Paesi, ma anche sulle condizioni di vita della popolazione sul lungo periodo.

La migrazione dalle aree rurali verso le grandi città ha contribuito certamente alla rapida urbanizzazione dei centri urbani, ma al contempo ha spinto le coppie più giovani a impiegare parte del loro stipendio mensile nell'affitto di un appartamento, i cui prezzi sono lievitati negli ultimi anni. Per questo, il governo del Giappone ha recentemente deciso di offrire a tutte le famiglie che accettano di lasciare Tokyo, e trasferirsi in zone dove c'è un forte declino della popolazione, un milione di yen (circa 7.100 euro) per ogni loro bambino. L'incentivo, messo in campo dall'esecutivo, è pensato per invertire il trend demografico a favore delle parti della nazione che sono sempre più disabitate. 

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Come nella gran parte dei Paesi asiatici, le donne hanno sempre maggiore accesso all’istruzione. Il lungo e competitivo percorso di studi, associato all'ambizione lavorativa, spinge le donne a rimandare il momento in cui ci si sposa e si fanno figli per dedicarsi invece a una carriera.

Ci sono poi fattori di carattere economico. L'invecchiamento della popolazione e il calo della natalità comportano una riduzione della forza lavoro che avrà pessime conseguenze in termini di innovazione e produttività per il Giappone e il mondo intero. Gli anni in cui la Banca centrale giapponese teneva bassi i tassi d'interesse bassi sono ormai lontani e ora l'inflazione inizia a correre. Con queste condizioni, la terza economia del monto potrebbe presto finire in recessione economica e sociale.

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