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Mercoledì, 17 Aprile 2024
nuove sanzioni / Giappone

Il Giappone vieta l'esportazione di armi chimiche verso la Russia

Il governo di Tokyo, memore della sua esperienza con l'atomica durante la Seconda guerra mondiale, guarda con timore le recenti minacce dell'uso del nucleare avanzate dal leader del Cremlino Vladimir Putin

Prosegue la stretta sanzionatoria del Giappone nei confronti della Russia a seguito della guerra in Ucraina. Il governo di Tokyo, memore della sua esperienza con l'atomica durante la Seconda guerra mondiale, guarda con timore le recenti minacce dell'uso del nucleare avanzate dal leader del Cremlino Vladimir Putin. L'esecutivo nipponico, guidato dal leader del Partito Liberaldemocratico Fumio Kishida, ha deciso di vietare l'esportazione di materiali che potrebbero essere utilizzati per la fabbricazione di armi chimiche a 21 organizzazioni russe, compresi i laboratori scientifici. 

Tra le organizzazioni russe incluse nell'elenco delle sanzioni ci sono l'Istituto centrale di ricerca del Ministero della Difesa della Federazione Russa, OJSC Moselectronproekt, NPO Etalon, JSC VO Mashpriborintorg e JSC Energia. Compare inoltre l'Istituto di fisica teorica e sperimentale AI Alikhanov del Centro nazionale di ricerca "Kurchatov Institute". Le sanzioni entreranno in vigore dal prossimo 3 ottobre, rispondendo così a un appello lanciato dal presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, lo scorso marzo. Il Giappone è stato il primo e principale paese asiatico ad applicare sanzioni alla Russia in risposta al conflitto in Ucraina, allineandosi alle misure disposte dagli altri Paesi del G7. 

L'ultimo provvedimento introdotto dall'esecutivo di Kishida contro Mosca rischia di complicare ulteriormente le relazioni tra Tokyo e Mosca, già compromesse dall’annosa contesta per le isole Curili, che il Giappone rivendica con il nome di Territori del Nord.

Il difficile rapporto di Tokyo con il nucleare

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki del 1945 da parte degli Stati Uniti hanno lasciato un ricordo indelebile nella memoria della moderna società nipponica. Il Giappone non porta avanti alcun programma per lo sviluppo di armi di distruzione di massa (WMD), tuttavia possiede il know-how e i materiali per realizzare una bomba nucleare.

Il Giappone, infatti, è la terza più grande industria chimica commerciale del mondo. C'è però un limite legislativo imposto all'uso dei materiali per la fabbricazione delle armi chimiche: l'"Atomic Energy Basic Law", introdotta dal governo di Tokyo nel 1955, stabilisce che la ricerca, lo sviluppo e l'utilizzo dell'energia atomica dovrebbero essere limitati solo a scopi pacifici.

Il governo nipponico è quindi fermamente contrario alla presenza di armi nucleari sul territorio dell'arcipelago. Già il 25 febbraio 2022, all'indomani del lancio dell'offensiva russa in Ucraina, il governo di Tokyo ha rigettato la proposta avanzata dall'ex premier nipponico Shinzo Abe e da alcuni leader del partito Nippon Ishin no Kai sulla possibilità di ospitare testate nucleari americane sul suolo giapponese, presumibilmente a scopo di deterrente verso possibili atti di aggressione da parte della Cina. Il premier Kishida ha espresso il suo rifiuto, evocando i tre principi non nucleari secondo i quali il Paese “non costruirà, possiederà, o ospiterà nel suo territorio armi nucleari”. 

L'arresto del console giapponese in Russia

Probabilmente in risposta alla misura del governo giapponese, il Servizio di sicurezza federale russo (Fsb) ha arrestato per spionaggio il console giapponese, Motoki Tatsunori, a Vladivostok. Il diplomatico avrebbe tentato di raccogliere informazioni sull’impatto delle sanzioni occidentali sulla situazione economica nella regione dell’Estremo oriente russo e sulla cooperazione della Russia con uno dei paesi della regione dell’Asia-Pacifico. Secondo una nota dell'Fsb, il diplomatico avrebbe ricevuto, dietro compenso monetario, informazioni a diffusione limitata. Il console è stato quindi dichiarato persona non grata nel Paese ed è stato rilasciato dopo poche ore di detenzione.

Immediata la risposta del Giappone. Il ministero degli Esteri di Tokyo accusa i servizi di sicurezza del Cremlino di aver bendato e trattenuto fisicamente con “false accuse” il diplomatico giapponese, in aperta violazione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche. Tokyo, che pretende delle scuse per il trattamento a cui è stato sottoposto il funzionario, promette di adottare misure appropriate in risposta alla detenzione arbitraria del diplomatico. 

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