Venerdì, 24 Settembre 2021
Mondo Egitto

Giulio Regeni, parla il presidente egiziano al Sisi: "Non pratichiamo la tortura"

Al Sisi, visibilmente infastidito, risponde ai giornalisti durante la visita ufficiale in Francia, dove Macron lo accoglie con tutti gli onori: "Non pratichiamo la tortura. Il popolo egiziano respinge qualunque pratica violenta, dittatura o mancanza di rispetto dei diritti umani"

"Non pratichiamo la tortura. Il popolo egiziano respinge qualunque pratica violenta, dittatura o mancanza di rispetto dei diritti umani". Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, messo alle strette da un giornalista francese ha risposto così a una domanda su Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo lo scorso anno. Al Sisi, visibilmente infastidito, ha aggiunto che i giornalisti e gruppi non meglio identificati che vogliono minare l'Egitto sono erroneamente fissati sui "diritti politici" e trascurano i diritti delle vittime del terrorismo.

Macron sta con al Sisi

E' accaduto durante la conferenza stampa a Parigi di Emmanuel Macron e del leader egiziano, accolto con tutti gli onori all'Eliseo. Per l'appuntamento, il primo tra i due presidenti, diverse associazioni e ong avevano chiesto a Macron di sollevare la questione del rispetto dei diritti umani e della repressione politica nel grande Paese mediterraneo. Ma Macron ha tirato dritto, affermando di non voler "dare lezioni a nessuno".  Si è rifiutato di criticare i metodi cui ha fatto ricorso Al Sisi da quando ha preso il potere nel 2013. "Non accetterei che un altro leader mi dia lezioni su come governare il mio paese ... credo nella sovranità degli Stati e non sono qui per dare lezioni senza tenere conto del contesto"

Il caso del francese picchiato a morte

Non solo Regeni. Anche altri cittadini stranieri hanno trovato la morte in Egitto, in circostanze mai chiarite. La famiglia di un insegnante francese, picchiato a morte nel 2013 in un commissariato al Cairo, ha chiesto alla giustizia francese di svolgere delle indagini sul posto, due anni e mezzo dopo un'analoga richiesta rimasta lettera morta. E ieri, nel giorno della visita all'Eliseo del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, la sorella della vittima chiede che Emmanuel Macron, "faccia come ha fatto François Hollande e parli di Eric piuttosto che negoziare sui Rafale", i jet da combattimento che Parigi si appresta a vendere all'Egitto.

"L'ultima richiesta di rogatoria internazionale risale al marzo 2015 ma nulla si è mosso, non ha avuto seguito", ha detto Karine Lang, la sorella della vittima. Eric Lang, residente da oltre vent'anni in Egitto, è morto il 13 settembre 2013 a 49 anni in un commissariato di Qasr el-Nil. Era agli arresti da una settimana con l'accusa di non avere i documenti e nonostante la giustizia egiziana avesse disposto il suo rilascio. La tesi, avanzata dalla polizia, che fosse in corso una procedura di espulsione, non ha mai trovato riscontro.

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Eric Lang, la famiglia chiede giustizia

Sei compagni di cella di Eric Lang sono stati condannati nel 2016 a sette anni di carcere per omicidio preterintenzionale, mentre l'ipotesi di una responsabilità delle forze dell'ordine non è mai stata verificata. Sembra invece, secondo alcuni elementi delle indagini egiziane di cui l'Afp ha avuto conoscenza, che un poliziotto avrebbe incoraggiato i detenuti a picchiare il francese, che poi, agonizzante, è stato trascinato in un'altra cella e lasciato morire.

La famiglia ha chiesto al giudice istruttore di chiedere una rogatoria internazionale per permettere l'interrogatorio sul posto dei poliziotti e dei detenuti. Richiesta rimasta senza risposta. Ugualmente la famiglia ha chiesto la trasmissione da parte del Quai d'Orsay delle comunicazioni ricevute all'epoca dall'ambasciata francese al Cairo. Finora è giunta solo una parte di quei documenti.

Pieno sostegno di Macron ad al Sisi

L'Egitto è un importante acquirente di armi e forniture militari francesi con ordini che valgono oltre 5 miliardi di euro dal 2015. Fra questi anche l'acquisto di 24 caccia Rafale e la possibilità di ulteriori ordini in futuro. Il pieno sostegno di Macron alla posizione dell'Egitto per garantire la sicurezza è in linea con quello di altri leader occidentali che vedono in Al Sisi un pilastro di stabilità. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lodato l'ex generale per aver fatto un "lavoro fantastico".

Ma il presidente egiziano è nel mirino di tutte le associazioni per i diritti umani che lo accusano di reprimere l'opposizione, limitare la libertà di stampa, perseguitare gli omosessuali. Human Rights Watch e Amnesty International hanno sollecitato il presidente francese a condizionare la cooperazione economica e il sostegno militare a un miglioramento della situazione dei diritti umani. La responsabile di Human Rights Watch in Francia, Benedicte Jeannerod, ha esortato Macron a porre fine alla "disgustosa indulgenza politica della Francia verso il governo repressivo di Al-Sisi".

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