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Martedì, 24 Maggio 2022
Tra realtà e illusioni / Russia

Perché un colpo di stato contro Putin in Russia oggi è utopia

Un golpe al Cremlino è, oppure diventerà, un'ipotesi concreta, prima o poi? Come stanno le cose: valutazioni, previsioni degli esperti e scenari più o meno realistici per il futuro

La Russia non è Putin: cedere a questa equiparazione vorrebbe dire fare un favore all'autocrate che ha dato il là all'aggressione all'Ucraina. Ma, allo stesso tempo, secondo fior di analisti, la maggioranza dei russi sta con Putin e un golpe al Cremlino è impossibile nel futuro prossimo. Per più motivi. Perché il presidente ha avuto due decenni per silenziare passo dopo passo la stampa libera e i media indipendenti, rendendo impossibile un dibattito pubblico: la censura che si è ormai delineata è di stampo sovietico. La Tv di stato nega ogni dissenso o problema e fa una propaganda senza mezzi termini in chiave anti Ucraina e anti occidentale. Perché il continuo richiamo alla grandezza passata "dissolta" dopo il crollo dell'Urss fa presa in parte della popolazione, soprattutto in quella che vive lontana dalle grandi città. Almeno 15 mila russi sono stati arrestati nelle manifestazioni di protesta in tutto il paese e centinaia di migliaia di russi fuggiti all’estero per non tornare a vivere sotto una dittatura. Come ha scritto Masha Gessen sul New Yorker, la parte migliore del paese se ne sta andando. Ma non basta per rovesciare un potere così solido.

La guerra lampo ipotizzata da Putin si è trasformata in un conflitto molto più complicato, a causa della resistenza delle forze armate ucraine (sostenute da un Occidente più compatto che nel recente passato) e del popolo ucraino tutto. Il capo del Cremlino sta affrontando il momento più difficile in ventidue anni al potere. Le voci sulla "strana" e prolungata assenza del ministro della Difesa Shoigu e il probabile arresto di due importanti membri del Fsb (ex Kgb) indicano che possono esserci frizioni nelle alte sfere. Ma i fedelissimi di Putin formano intorno al capo un cerchio magico compatto, interdipendente dal Cremlino. Il fatto che ci sia malcontento tra alcuni tecnocrati e oligarchi fortemente penalizzati dalle sanzioni internazionali è un segnale importante, ma questi ultimi hanno di fatto poco potere in questa fase. Nessuno di loro ha la forza di esporsi contro Putin.

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Una guerra prolungata, l'economia sotto pressione, una disoccupazione in aumento, le crepe nell'esercito mandato allo sbaraglio sono tutti elementi che possono far calare la popolarità del presidente nel tempo. Come fa notare Mark Galeotti, professore onorario all’University College London, membro del più antico e prestigioso think tank di Difesa britannico Rusi, sarà interessante vedere che cosa accadrà in aprile quando ci sarà la nuova chiamata di leva obbligatoria in Russia: sono possibili molte diserzioni. Le forze russe sono demoralizzate e impantanate.

Un golpe non è uno scenario realistico

Nonostante tutto, un golpe non è uno scenario realistico: non c'è quell'unità di intenti tra le tre "entità" chiave (élite politica, militari e servizi segreti) essenziale per una eventuale defenestrazione di Putin. Soprattutto i servizi segreti, l'Fsb, sarebbero ancora molto fedeli al presidente. In un Paese con solide strutture politiche e senza opposizione vera e propria, la stabilità è garantita dai vari contrappesi istituzionali anche in una situazione fragile come quella attuale.

Ipotizziamo per assurdo un tentativo di golpe portato avanti dal ministero della Difesa o dall'Fsb. C'è la Guardia Nazionale russa che potrebbe intervenire a difesa di Putin, e probabilmente lo farebbe: si tratta di un corpo di ben 300mila uomini formato per legge dal Cremlino sei anni fa, ufficialmente con compiti di lotta al terrorismo e contrasto al crimine organizzato. In realtà, secondo vari osservatori, per proteggere Putin da tutto e tutti. Qualcuno l'ha definito il suo esercito privato. Il capo di questo corpo speciale è Viktor Zolotov, è una ex-guardia del corpo di Putin, legato indissolubilmente al presidente, grazie al quale ha accumulato ricchezze enormi (e come lui vari ufficiali della Guardia Nazionale). 

Putin ha creato uno spietato sistema di sicurezza

La presenza di una rete di agenti del controspionaggio militare dislocati nelle forze armate è un altro elemento essenziale. E' la chiave del controllo di Putin. Poco dopo la sua ascesa al potere, il Servizio di sicurezza federale (Fsb) ha rafforzato la già ampia presenza del controspionaggio militare del predecessore KGB. Gli ufficiali del controspionaggio sono direttamente inseriti nell'esercito russo per monitorare le forze armate. Quando Putin dirigeva l'Fsb, si riferiva al dipartimento di controspionaggio come a un "mini-Fsb".

Putin ha creato uno spietato sistema di sicurezza, e si è preparato ai rischi posti da un eventuale colpo di stato di palazzo o militare da quando è salito al potere alla fine del 1999. L'apparato coercitivo russo ha molteplici meccanismi per prevenire un golpe. Il regime mantiene anche una serie di vari  servizi di sicurezza con formidabili capacità di raccolta di informazioni al di fuori dell'esercito regolare e della Guardia Nazionale. Se qualcuno tentasse un colpo di stato, il complotto potrebbe essere scoperto e contrastato da queste agenzie.

Da Mussolini a Saddam, tutte le volte che le sanzioni non hanno fermato una guerra 

Come potrebbe svolgersi in concreto la fine del regime di Putin, in un futuro chissà se vicino o lontano? Secondo ForeignPolicy.com, forse non serve guardare troppo lontano per trovare uno scenario estremamente diverso, ma per alcuni aspetti paragonabile: basta guardare a cosa accadde a Viktor Yanukovich in Ucraina. Il 19-20 febbraio 2014, Yanukovich ordinò alle sue forze di sicurezza di sparare proiettili veri sui manifestanti, uccidendo circa 70 persone. Invece di reprimere le proteste, tuttavia, la repressione portò alla loro intensificazione e alla defezione dei principali servizi di sicurezza e delle figure di spicco del regime. Poco dopo, il servizio di sicurezza della SBU annunciò che avrebbe cessato le operazioni contro i manifestanti. Senza forze di sicurezza disposte a reprimere, Yanukovich fuggì in esilio in Russia. I regimi autoritari sembrano essere molto stabili finché improvvisamente non lo sono più. Putin non farà probabilmente eccezione.

Le sanzioni

Alcuni esperti hanno suggerito che con le sanzioni che colpiscono duramente l'economia, una qualche spinta per rimuovere Putin dal potere potrebbe prendere piede. Volodymyr Ishchenko, un sociologo ucraino che ha studiato le rivoluzioni nell'arena post-sovietica, non è d'accordo. "Non credo che la rivoluzione sia l'esito più probabile delle sanzioni", ha detto ad Al Jazeera, sostenendo che nulla di quanto avvenuto finora sia sufficiente per avviare una rivolta. Occorrerebbe piuttosto "una scissione tra le élite". All'inizio del ventesimo secolo, l'Impero russo ha attraversato due rivoluzioni legate a guerre impopolari: una nel 1905 dopo l'umiliante sconfitta nella guerra russo-giapponese del 1904-05, e un'altra nel 1917 durante la prima guerra mondiale. Dopo il crollo sovietico, altre repubbliche recentemente indipendenti sono state teatro di una serie di rivolte popolari, con il rovesciamento dei governi in Georgia, Armenia e Moldova. Ci sono state tre rivoluzioni in Kirghizistan e altre tre in Ucraina. Putin ha trascorso gran parte degli ultimi due decenni a prepararsi per una cosiddetta "rivoluzione colorata" come la rivoluzione arancione del 2004 in Ucraina, che pensava fosse stata pianificata da Washington. La strategia ha previsto l'emarginazione di figure dell'opposizione come Alexey Navalny, il cui movimento politico è stato messo fuori legge ma continua ad operare e sta aiutando a organizzare le proteste.

"Per quanto riguarda l'opposizione, è messa male", ha detto Ishchenko. "Il movimento di Navalny viene represso. Inoltre, l'opposizione è divisa dal conflitto in Ucraina. I comunisti e molti altri partiti che potrebbero allearsi con l'opposizione ora sostengono con forza la guerra". Ishchenko ha detto ad Al Jazeera che l'esodo di russi per lo più contrari alla guerra – stimati in più di 200.000 dal 24 febbraio in avanti – ha reso ancora più improbabile una rivolta di massa.

Gli oligarchi non hanno influenza sul Cremlino

Dopo essere salito al potere, Putin ha rapidamente tenuto a freno gli oligarchi, che avevano dominato gli affari, i media e la politica russi negli anni '90. Ha convocato i massimi magnati del paese a una riunione e li ha avvertiti di stare fuori dalla politica. Coloro che non si sono conformati, come Mikhail Khodorkovsky e Boris Berezovsky, sono stati imprigionati, costretti ad andarsene o entrambe le cose. Coloro che hanno fatto fortuna negli anni '90 e sono stati autorizzati a rimanere hanno ampiamente accettato lo status quo. Hanno poca influenza sul Cremlino. Inoltre sebbene sia logico aspettarsi una posizione contro la guerra dal lato liberale dell'élite russa, Putin li ha messi in una posizione di sudditanza totale. Secondo il politologo ed esperto delle forze armate russe Pavel Luzin, "c'è una sorta di setta politica composta da alcuni generali e altri ufficiali di alto rango intorno a Putin e credono nella restaurazione dell'Impero russo, è quasi una religione per loro".

Una eventuale insurrezione di piazza? Un golpe? Non sono scenari che si intravedono, al momento. "Quest’uomo non può rimanere al potere", ha detto Joe Biden parlando di Vladimir Putin a conclusione del suo discorso di sabato a Varsavia, prima delle inevitabili smentite di rito. Parole pericolose quelle su un cambio di regime, perché il rischio immediato è aumentare l’attitudine del Cremlino di vedere quella attuale come una lotta "fino alla fine", in cui scendere a compromessi non è un'opzione. Col passare del tempo, ovviamente, la pressione su Putin aumenterà. E' l'unica certezza.

John Deni, professore dello Strategic Studies Institute dell'US Army War College, sul Wall Street Journal aggiunge un altro elemento al dibattito. Sebbene la probabilità che si verifichi un colpo di stato è discutibile, una cosa è certa: "Se Putin fosse rimosso con un colpo di stato, chiunque lo sostituisca dovrebbe affrontare gli stessi incentivi e disincentivi politici interni, il che probabilmente porterebbe a una continuazione dell'approccio conflittuale della Russia nei confronti dell'Occidente. La scienza politica e la storia ci dicono molto su come iniziano, persistono e finiscono i regimi autoritari. In regimi altamente personalizzati come la Russia di Putin, i governanti spesso combattono fino alla fine, e il regime che segue in genere non è democratico".

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