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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Transizione in pericolo / Sudan

Golpe in Sudan, arrestati premier e ministri

I militari sparano contro i manifestanti. Khartoum isolata, chiuse strade e aeroporto, internet oscurato. Dietro il colpo di Stato c'è il generale Al Burhan: "Nuove elezioni a luglio 2023"

Paura e tensione in Sudan dove - fin dalle prime ore dell'alba - è in corso un colpo di Stato dei militari. "Soldati non meglio identificati" hanno arrestato il premier Abdallah Hamdok, che si è rifiutato di sostenere i golpisti e, anzi, ha esortato la popolazione "difendere la rivoluzione" con proteste pacifiche. Il primo ministro è stato messo agli arresti in una località sconosciuta. 

Stessa sorte è toccata ad altri esponenti civili del governo di transizione, fermati questa mattina, e diversi leader di partito. Secondo l'emittente Al-Arabiya, c'è la probabilità che venga sospesa la Costituzione mentre nelle piazze si registrano violenti scontri con l'esercito che ha aperto il fuoco contro i manifestanti.

Dietro il golpe c'è il generale Al Burhan

Dietro il golpe, c'è il generale Fattah Al Burhan, presidente del Consiglio sovrano del Sudan, l'organismo collettivo (militari e civili) incaricato di gestire - insieme al governo - la transizione del paese dall'aprile 2019, quando è stato deposto Omar al-Bashir, al potere da 30 anni. Proprio il generale Al Burhan ha annunciato in un discorso televisivo l'introduzione dello stato d'emergenza nel Paese e lo scioglimento dell'esecutivo. 

Al Burhan ha spiegato che il golpe di oggi si è reso necessario per "preservare la democrazia e i risultati della rivoluzione" nel Paese, e ha confermato che le elezioni si terranno nel luglio del 2023. Il generale ha anche annunciato la rimozione dei governatori statali.

L'accordo del 2019 sul governo di transizione con poteri condivisi tra la leadership civile e quella militare si era trasformato in una lotta che minacciava la pace e la sicurezza del Sudan. I militari continueranno a perseguire la transizione democratica fino alla consegna del potere a un governo civile eletto.

Caos a Khartum, esercito spara contro manifestanti

Intanto a Khartoum è già caos. L'emittende Al Arabiya segnala diversi feriti negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza davanti al quartier generale dell'esercito sudanese. I militari avrebbero sparato contro la gente in piazza. Sui social media rimbalzano immagini di folle inferocite che bruciano pneumatici. I voli da e per la capitale sono stati sospesi e i soldati impediscono l'accesso ai terminal. Bloccate anche le strade che conducono alla capitale mentre internet sembra oscurato. 

Usa: "Inaccettabile la presa del potere"

L'inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d'Africa, Jeffrey Feltman, ha definito la "presa di potere militare" in Sudan "assolutamente inaccettabile" e ha avvertito che qualsiasi cambiamento effettuato con la forza mette a rischio gli aiuti statunitensi al paese. Gli arresti di leader civili in Sudan sono "inaccettabili" gli ha fatto eco l'inviato delle Nazioni Unite in Sudan, Volker Perthes, che ha chiesto di "rilasciare immediatamente i detenuti". Anche Josep Borrell, alto rappresentante Ue per la politica estera, sta"seguendo con la massima preoccupazione gli eventi in corso in Sudan". 

I ministri arrestati

Tra i membri del governo arrestati ci sarebbero il ministro dell'Industria, Ibrahim al Sheikh, il ministro dell'Informazione, Hamza Balou, e il consigliere per i Media del primo ministro, Faisal Mohammed Saleh. In manette anche il portavoce del Consiglio sovrano, Mohammed al Fiky Suliman, e il governatore della capitale Khartum, Ayman Khalid. 

Tensioni per il potere tra civili e militari

Dopo la caduta del dittatore Omar al-Bashir nel 2019, militari e civili hanno condiviso il potere con l'obiettivo di garantire tre anni e mezzo di transizione democratica fino alle elezioni nel 2023. Tuttavia gli accordi prevedono che, a breve, il generale al-Burhan lasci il suo ruolo di leadership in mano a un civile. Di qui le tensioni: la settimana settima scorsa il premier Hamdok, economista ed ex diplomatico Onu, aveva definito la crisi in corso come la "peggiore e più pericolosa" dall'inizio della transizione democratica. 
 

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