Martedì, 16 Luglio 2024
il difficile rapporto

Il Partito comunista cinese è ossessionato da Gorbaciov

Il presidente Xi Jinping ha più volte indicato il crollo dell'Unione Sovietica sotto la guida di Gorbaciov come un monito e una lezione storica di cui fare tesoro

Il mondo intero saluta Mikhail Gorbaciov, ultimo leader dell'Unione Sovietica, scomparso il 30 agosto. La Cina, tuttavia, affida a pungenti e critici editoriali il giudizio (negativo) sull’uomo che ha ispirato il leader cinese Xi Jinping a essere quello che non deve essere. 

L’errore sottolineato da Xi 

L’attuale Segretario del Partito comunista cinese, quando assunse l’incarico nel 2012, fece tornare alla mente di tutti i funzionari cinesi il ricorrente incubo della fine dell’Unione Sovietica determinata da Gorbaciov ma mai auspicata. Il presidente Xi Jinping ha più volte indicato il crollo dell'Unione Sovietica sotto la guida di Gorbaciov come un monito e una lezione storica di cui fare tesoro. "Perché l'Unione Sovietica si è disintegrata? Perché il Partito Comunista Sovietico è crollato?" aveva chiesto Xi ai funzionari cinesi nel corso di un incontro privato nel dicembre del 2012. Ai quadri del Partito fu persino ordinato di guardare un documentario in sei parti sul crollo dell'Unione Sovietica, con un focus sulle “amare lezioni” della leadership di Gorbaciov.

Le azioni del padre della "Perestrojka" e della "Glasnost" non dovevano quindi essere replicate dai funzionari della Repubblica popolare cinese. Un monito che già aleggiava negli anni ‘80, quando l'Unione Sovietica intraprese un percorso di riforme che ne determinò il crollo. 

Lo scorso anno, nell'ambito del centenario della fondazione del Pcc, Zhong Shiyi, vicedirettore dell'Istituto di storia e letteratura del Partito comunista cinese, osservò in un incontro con i media stranieri che "per 100 anni, il nostro partito ha sempre aderito al marxismo. L'Unione Sovietica nell'era Gorbaciov sosteneva il socialismo democratico e praticava il pluralismo. E quindi fallì". 

L’errore imputato all’ultimo leader dell’Urss è quindi il depotenziamento del Partito comunista russo e della figura del Segretario, a seguito dell’istituzione del Congresso dei deputati del popolo dell'Unione Sovietica. Con l’attuale leader cinese, che ha fatto dell’ideologia marxista di stampo leninista il caposaldo teorico per la costruzione della Cina moderna, è stato rafforzato il valore centrale del Partito comunista. Da quando è entrato in carica, Xi ha riaffermato il controllo statale sull'economia, stabilito il controllo personale sull'esercito, ordinato un rinnovato impegno per l'ideologia comunista e ha cercato di sradicare gli stranieri influenza.

Non si può certamente escludere che negli anni la Cina non abbia fatto delle concessioni economiche, sociali e normative, ma senza mai perdere il controllo del Paese. Eppure, prima di Xi - prossimo a ricevere un terzo mandato nel corso del XX Congresso del Pcc - la Cina già nutriva una vera e propria fissazione per Gorbaciov, come magistralmente raccontato da Philip Taubman in un editoriale del New York Times del 1997, quando il governo cinese era guidato da Jiang Zemin. Jiang, autore della dottrina della “Tre Rappresentanze” che ha permesso anche di suggellare i successi economici designati con le riforme di mercato introdotte da Deng Xiaoping, non riconosceva “i vantaggi del capitalismo quando pensano a Gorbaciov”, scriveva il corrispondente da Mosca del Nyt. 

La visita a Pechino durante le manifestazioni nel 1989

Ma l’epoca di Jiang era diversa da quella di Deng. Il “piccolo Timoniere” (com'era definito Deng, ndr) ha conosciuto la normalizzazione dei rapporti tra Cina e Unione Sovietica ponendo fine a trent’anni di gelo tra i due paesi comunisti, dopo un incontro a Pechino con Gorbaciov nel maggio del 1989. Era l’inizio del periodo caldo delle manifestazioni degli studenti cinesi a piazza Tiananmen e l’arrivo del leader sovietico, seguito dai giornalisti internazionali impegnati a coprire lo storico vertice, ha posto sotto i riflettori le istanze dei giovani cinesi che chiedevano maggiori riforme per il Paese. 

Durante la visita storica di Gorbaciov a Pechino, il leader sovietico incontrò adulanti manifestanti cinesi, come raccontato dallo stesso Gorbaciov in un’intervista rilasciata a Repubblica nel 2009: “Un giorno, mentre ci muovevamo in macchina scortati dalla polizia, ho visto un gruppo di studenti e operai. Erano riusciti ad avvicinarsi tanto che l'auto fu costretta a fermarsi. Io aprii subito la portiera e uscii fuori. Erano molto affettuosi. Sorridenti. Avevano i visi stanchi, gli occhi rossi. Capii che volevano spiegarmi il perché della loro protesta, che erano lì per la democrazia, la libertà. "Perestrojka", dicevano. Ma io ho cercato di non approfondire. Mi rendevo perfettamente conto della delicatezza della situazione”. Lo statista sovietico, tuttavia, non affrontò direttamente il tema delle proteste con la dirigenza cinese incontrata a Pechino.

Gorbaciov per gli studenti era un simbolo ma anche un’opportunità per far conoscere al mondo la loro protesta, che è poi sfociata nel massacro della grande piazza di Pechino nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 quando i carri armati dell’esercito cinese spezzarono, sotto la loro forza, le vite di migliaia di giovani cinesi. L’autunno seguente, Gorbaciov ha visto il crollo del Muro di Berlino. Il 1989 rappresenta quindi una spartiacque per il mondo moderno e la nuova Cina. 

L’ultimo controverso saluto

Osannato in occidente per aver posto fine alla guerra Fredda, Gorbaciov è però visto in Cina come l’uomo che ha causato disastri al suo stesso popolo e ha smantellato una grande nazione socialista per avvicinarsi agli Usa. I media statali cinesi hanno riportato la notizia della morte del Nobel per la Pace in brevi articoli, in cui si evidenzia la sua eredità in qualità di “ultimo Presidente dell’Unione Sovietica”. Il ministero degli Esteri cinese ha espresso cordoglio alla famiglia dell'ex presidente dell'Unione Sovietica, mentre il suo portavoce, Zhao Lijian, ha affermato che Gorbaciov "ha dato un contributo positivo alla normalizzazione delle relazioni tra la Cina e l'ex Unione Sovietica". 

Più duro invece il giudizio degli osservatori cinesi citati dal tabloid Global Times. Mikhail Gorbaciov è stato una "figura tragica che ha soddisfatto i bisogni degli Stati Uniti e dell'Occidente senza morale", ha commesso "gravi errori" nel valutare la situazione internazionale, "ha provocato il caos nell'ordine economico interno" e la cui parabola politica deve servire da "promemoria" per altri Paesi nell'essere cauti verso l'Occidente, si legge nell'articolo dello spin-off del Quotidiano del Popolo, organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese. "In una riflessione storica, Gorbaciov è stato ingenuo e immaturo", ha scritto ancora il tabloid, spostandosi tra i percorsi di "cercare una via indipendente" e "abbracciare l'Occidente".  

Nell'articolo, che ripercorre le mosse di Gorbaciov quando era al vertice dell'Urss, il Global Times cita il direttore dell'Istituto per gli Affari Internazionali dell'Università del Popolo di Pechino, tra i più prestigiosi atenei della capitale, Wang Yiwei. "Gorbaciov è stato ingannato dall'Occidente. In un momento critico non ha potuto salvare l'Unione Sovietica, né il Pcus", ha aggiunto l'accademico di Pechino, sottolineando la differenza di approccio del Partito comunista cinese che si fonda sulla leadership del partito e sul principio di indipendenza "piuttosto che sulla ricerca dell'occidentalizzazione come fece l'Urss" guidata da Gorbaciov.

Sui social media cinesi l’ultimo saluto al leader sovietico è persino più duro, con gli utenti che hanno etichettato Gorbaciov come il "male della storia".

Anche da morto, non si placa la critica della Cina rivolta a Gorbaciov. Critica che evidenzia come il leader cinese Xi Jinping abbia compiuto un percorso diverso da quello intrapreso dal leader riformista sovietico. Quello di chi si appresta a diventare il nuovo “leader del popolo”.

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