Lunedì, 14 Giugno 2021
Crisi economica / Grecia

Grecia, il 20 luglio è il termine ultimo per il salvataggio: ecco perché

Una crisi lunga sei anni. Sei anni di errori. Ora il futuro dell'Unione Monetaria è appeso ad "appena" 3,5 miliardi di euro che Atene deve "trovare" in meno di due settimane. Altrimenti sarà "Grexit"

ATENE (GRECIA) - Se il dossier Grecia è lo specchio dell'edificio in costruzione dell'integrazione europea, nella migliore delle ipotesi è un cantiere pericolante. Un problema marginale in termini economici, la Grecia nel 2010 valeva il 3% del pil dell'area euro, è stata trasformata in una questione che mette in discussione la stessa sopravvivenza dell'euro. Quasi sei mesi di trattative tra il governo di Alexis Tsipras e i partner europei senza alcun risultato. Atene deve presentare una formale richiesta per un nuovo programma di aiuti, il terzo. 

LA CRISI - Dopo 170 giorni di nulla si torna ai nastri di partenza. E' mancata la visione e la prospettiva politica, quella che fece nascera la moneta unica. Quando Elmuth Kohl nel vertice del maggio del 1998 al momento decisivo per comporre la lista dei membri del club dell'euro, zittì partner riottosi e critici interni sul nodo della presenza dell'Italia. "Per favore non senza gli italiani" sentenziò il cancelliere della riunificazione tedesca. L'eredità di un futuro della Germania dentro un processo di integrazione europea, aveva uno spessore ben più rilevante al rapporto deficit/pil e al livello del debito pubblico. Quell'eredità è andata smarrita.

SEI ANNI DOPO - Dopo sei anni all'ordine del giorno dell'Europa c'è ancora il "nodo greco", come se il futuro dell'Unione Moneteria valga appena 320 miliardi. Inutile rivangare errori della costruzione della moneta, soffermarsi sulla rigidità di alcuni trattati o lamentare l'arresto del processo di integrazione proprio in mezzo al guado. Le uniche fondamenta dell'euro che ne hanno favorito l'affermazione sui mercati finanziari sono state il principio della irreversibilità dell'Unione monetaria. Senza questo puntello l'euro si sarebbe sfaldato già tra il 2010 e l'estate drammatica del 2011.

RISCHIO GREXIT - La Grexit spazzerebbe via il vero elemento di tenuta della moneta unica e svuoterebbe anche il bazooka di Mario Draghi oltre a minare la credibilità della Banca centrale europea, l'unica istituzione europea che ha avuto sempre ben chiari limiti e prospettive dell'Unione. Non a caso l'ex presidente Jean-Claude Trichet è stato l'unico a chiedere fino all'ultimo di non coinvolgere il Fmi nel salvataggio della Grecia e degli altri paesi sotto programma di aiuti. Problemi dell'Unione monetaria dovevano essere gestiti e risolti all'interno dell'area euro. 

DRAGHI, TRE ANNI FA - E non è una coincidenza che sia stato Mario Draghi con il famoso "whatever it takes" pronunciato a Londra il 26 giugno di tre anni fa a mandare il chiaro messaggio che la Bce non sarebbe diventata la prima banca centrale nella storia ad affossare la sua moneta. Vincendo forti resistenze, Draghi ha avviato una politica monetaria espansiva senza la quale oggi il barlume di ripresa in alcuni Paesi sarebbe ancora un miraggio e soprattutto il costo del debito pubblico non sarebbe ai minimi storici. E nella questione Grecia è stata la Bce ad avere sempre ben chiari obiettivi e visione politica, operando come un equilibrista tra rispetto dello statuto e dei trattati e esigenze di real politik ed economiche. 

ENTRO IL 20 LUGLIO - Il tempo ora stringe per la Grecia e per l'euro. Il termine ultimo è il 20 luglio quando arrivano a scadenza titoli di Stato greci in portafoglio alla Bce per 3,5 miliardi di euro. I leader europei hanno meno di due settimane non per salvare la Grecia e l'euro, ma per evitare che crolli il cantiere.
 

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