L'ultimo diktat dell'Europa alla Grecia: licenziare i lavoratori statali

La missione di controllo dei rappresentanti della troika ad Atene è incardinata su pochi punti per "adeguare il bilancio". Il governo Samaras messo spalle al muro: in un anno dovrà licenziare 25mila dipendenti pubblici

ATENE. Prosegue la missione di controllo dei rappresentanti della troika sull'attuazione da parte del governo greco del programma per l'adeguamento di bilancio e le riforme economiche e strutturali previste dal memorandum firmato con i rappresentanti dei creditori internazionali. 

Dopo un primo incontro con il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, Matthias Mors (Ue), Claus Mazuch (Bce) e Mark Flanagan e Bob Traa in sostituzione del danese Paul Tomsen (Fmi), hanno incontrato il ministro della Riforma Amministrativa Antonis Manitakis per un colloquio "in un'atmosfera positiva", come hanno detto funzionari del ministero, durante il quale "si è svolta una discussione produttiva e constatato il buon andamento della riforma". 

Nell'incontro, durato quasi tre ore, i funzionari della troika non hanno voluto entrare nei dettagli dello spinoso problema dei licenziamenti nel settore pubblico, ma si sono limitati a ribadire la necessità di quella che considerano la condizione indispensabile per la concessione della tranche di marzo: la messa in mobilita' di 2.500 dipendenti che avrebbero dovuto essere licenziati già l'anno scorso. 

Fonti del ministero temono che la troika, prima di ripartire da Atene, vorrà tornare sulla questione della drastica riduzione del personale nel settore pubblico. 

Secondo il piano dei rappresentanti dei creditori, nel 2013 dovranno essere posti in mobilità ('status' che costituisce il primo passo verso il licenziamento) 25mila dipendenti statali, di cui la metà entro i primi sei mesi dell'anno. 

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Da parte sua, il governo di Atene non sembra disposto ad aprire adesso una questione così complessa in quanto teme una dura reazione sociale. Secondo informazioni di stampa, le decisioni finali si prenderanno domenica prossima nell'incontro della troika con il ministro delle Finanze.

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