Venerdì, 18 Giugno 2021
Grecia / Grecia

Grecia spaccata sul referendum: il "no" in testa ai sondaggi, ma il "sì" recupera

In attesa del voto del 5 luglio, il premier Tsipras ha chiesto un nuovo piano di aiuti e una ristrutturazione del debito ma la Cancelliera Merkel ha frenato: prima i risultati della consultazione popolare. Intanto il Paese si divide

La situazione della Grecia resta ancora appesa a un filo. Alla proposta lanciata in extremis dal presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, il premier greco Alexis Tsipras ha opposto una contropoposta e l’Eurogruppo ha deciso di prendere tempo, scegliendo di non decidere ma non consentendo ulteriori proroghe dell’attuale programma di aiuti, scaduto alla mezzanotte del 30 giugno. La Grecia non ha pagato 1,6 miliardi di euro dovuto al Fondo monetario internazionale entro la mezzanotte italiana. Lo ha annunciato l'istituzione di Washington una volta scaduto il termine per il pagamento. 

GELO DALLA GERMANIA - Atene aveva avanzato una formale richiesta di aiuti, su quello che sarebbe il terzo piano di supporto per la Grecia: due anni di assistenza e una ristrutturazione del debito. Una risposta alla proposta di Juncker di convocare un Eurogruppo di emergenza per stanziare nuovi aiuti alla Grecia, a patto che il Tsipras accetti le condizioni dei creditori e faccia campagna per il sì al referendum. Ma è arrivato l’altolà di Angela Merkel. "Prima che si tenga il referendum, da parte tedesca non possiamo discutere una nuova domanda di aiuti”, ha fatto sapere la Cancelliera tedesca.

I SONDAGGI IN GRECIA - Proprio il referendum greco - convocato per il 5 luglio - resta una delle grandi incognite. L’opinione pubblica greca è già spaccata. Il divario tra il fronte del “oxi” (“no”) all’accettazione del piano di salvataggio proposto dai credito e quello del “nai” (“sì)  si è ridotto, come emerge dagli ultimi sondaggi pubblicati dal quotidiano Efimerida Ton Synatkton, realizzato dall’Istituto di rilevazione ProRata. Complice l’aumento parallelo di preoccupazione tra il popolo greco. Prima dell’annuncio della chiusura delle banche da lunedì, i sì erano dati al 30% e i no al 57%. Ora i sì sono saliti al 37% e i no sono scesi al 46%, riducendo il divario dal 27% al 9%. Cresce il numero degli indecisi, passati dal 13% al 17%: sono loro l’ago della bilancia. 

LE REAZIONI - Intanto Standard&Poor’s ha tagliato il rating delle maggiori banche elleniche. Alpha Bank, Eurobank, National Bank of Greece e Piraneus sono passate da CCC a SD (selective default). L'agenzia Fitch ha annunciato inoltre di aver abbassato il rating sul debito sovrano della Grecia portandolo da "CCC" a "CC", a causa del "fallimento dei negoziati con i creditori" e dell'annuncio "di un referendum decisivo per il futuro economico del Paese". Il rating "CC" è un gradino al di sopra del livello in cui l'agenzia ritiene un default inevitabile. Sulla situazione è intervenuto anche il presidente americano Barack Obama. “Ho incoraggiato entrambe le parti a continuare a negoziare per trovare una soluzione”, ha detto l’inquilino della Casa Bianca. 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Grecia spaccata sul referendum: il "no" in testa ai sondaggi, ma il "sì" recupera

Today è in caricamento