Martedì, 15 Giugno 2021
Crisi economica / Grecia

Il "No" della Grecia riapre il negoziato

La prima mossa di Tsipras è l'uscita di scena del ministro Varoufakis. Ora l'attesa è per l'incontro con i creditori dell'Eurozona e del Fondo monetario internazionale. Intanto le banche restano chiuse

ATENE (GRECIA) - Il "no" nettissimo del popolo greco al referendum di domenica riaprirà ora il negoziato di Atene con i suoi creditori dell'Eurozona e dell'Fmi, o lo renderà ancora più difficile? La girandola di incontri, teleconferenze e riunioni straordinarie che sono stati organizzati per i prossimi due giorni dai leader delle istituzioni Ue e degli Stati membri mostra, se non altro, un forte interesse a riaprire il negoziato, mascherato da frasi di circostanza ("prendere nota del risultato", "fare il punto della situazione") che non facciano risaltare troppo la contraddizione con i proclami della vigilia del voto: "Una vittoria del 'no' renderebbe drammaticamente più difficile il negoziato", aveva detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, mentre da molte parti si era minacciata, come conseguenza del gran rifiuto greco, un'uscita inevitabile di Atene dall'Eurozona e dall'Ue.

GLI INCONTRI - Proprio Juncker sta consultando i leader delle istituzioni Ue (i presidenti del Consiglio europeo e dell'Eurosummit, Donald Tusk, dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, della Bce Mario Draghi, del Parlamento europeo Martin Schulz), ed è in contatto telefonico con i leader degli Stati membri; oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel vola a Parigi per incontrare il presidente francese François Hollande (che nelle ultime ore, insieme ai suoi ministri, è stato il più convinto difensore della riapertura delle trattative con Atene). E per martedì sono stati convocati l'Eurosummit e l'Eurogruppo, mentre la Bce deve decidere se aumentare la liquidità d'emergenza per le banche (Ela).

I NEGOZIATI - In realtà, è probabile che ora i negoziati con la Grecia diventino più facili e diretti, e anche più rapidi. I paesi creditori e i leader delle istituzioni Ue non avranno più come interlocutore il leader di un partito per loro impresentabile, da delegittimare alla prima occasione (addirittura lanciando appelli direttamente al popolo che lo ha eletto, come ha fatto Juncker, per chiedere di sconfessarlo).

TSIPRAS PIU' FORTE - Tsipras è oggi il leader di un paese intero che gli ha dato un nuovo mandato plebiscitario e inequivocabile; e nessuno, a Bruxelles, a Berlino, all'Aja o a Madrid, potrà più accarezzare l'idea di spingerlo a tradire la sinistra del suo partito e a cercare una nuova maggioranza favorevole alle riforme volute dalla ex troika, per continuare sulla strada fallimentare del "programma di salvataggio" senza l'impegno chiaro a ristrutturare il debito greco.

ADDIO YANIS - Ci si aspettava una prima mossa di Tsipras, e lui non ha deluso: ha chiesto al suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, di uscire di scena per rendere i negoziati più facili, sapendo quanto i suoi colleghi dell'Eurogruppo lo detestano. Varoufakis ha salutato e se n'è andato immediatamente. L'atmosfera fra i ministri delle Finanze dell'Eurozona sarà ora diversa, senza quell'insopportabile, abilissimo giocatore d'azzardo, che non perdeva occasione per ricordare si suoi colleghi quanto avessero sbagliato e continuassero a sbagliare con le loro ricette economiche in Grecia e con l'ideologia controproducente dell'austerità.

LE RICHIESTE - Tsipras tornerà al tavolo del negoziato con la richiesta che finora non era stata neanche presa in considerazione dai suoi interlocutori (a parte l'Fmi, che sarebbe favorevole): rendere il debito pubblico greco davvero sostenibile, ristrutturandolo. Come? Trasferendo all'Esm (il Fondo salva-Stati permanente dell'Eurozona) tutti i titoli di Stato greci detenuti oggi dalla Bce (27 miliardi di euro), e allungandone le scadenze dei pagamenti. Se questa proposta sarà accettata, almeno come base di discussione, Tsipras potrà accettare con poche correzioni il programma che la ex troika aveva proposto il 25 giugno e che il popolo greco ha sonoramente bocciato al referendum di ieri. Nel frattempo, l'Eurozona dovrebbe continuare a prestare ad Atene quanto servirà a coprire i pagamenti dovuti ai creditori (soprattutto all'Fmi) nei prossimi due anni. Dopo, si spera, non ce ne sarà più bisgono, perché la Grecia tornerà a crescere e torneranno gli investimenti, in un paese non più votato alla bancarotta. L'accordo dovrebbe essere raggiunto entro il 20 luglio, quando Atene ha un altro grosso pagamento in scadenza.

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