Domenica, 13 Giugno 2021
Grecia

Grecia, è il giorno della verità: dopo il "no" si torna a trattare

Atene trova ancora la porta aperta a Bruxelles, ma Francia e Germania avvertono: il premier ellenico Tsipras porti proposte "serie e credibili"

Sembra ancora tutto possibile e, dopo la vittoria del "no" nel referendum in Grecia, le trattative sono ancora aperte. Sarà una giornata fitta di incontri e riunioni per capire quale sarà davvero l'impatto del fronto del "no" sul negoziato tra la Grecia e i suoi creditori dell'Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale.

Il primo appuntamento in agenda è la plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, con gli interventi di Juncker (che ha annunciato il massimo impegno per evitare il "Grexit") e Tusk. Il presidente del Consiglio Europeo ha convocato un Eurosummit per le 18 a Bruxelles: una riunione che sarà preceduta da un Eurogruppo straordinario, con i ministri delle Finanze dell'Eurozona che cercheranno di riprendere il bandolo della matassa dei negoziati, buttato a terra dalla decisione greca sul referendum. All'incontro parteciperà anche il premier italiano Matteo Renzi. I leader europei, che avevano parteggiato tutti per il "sì", hanno lasciato ora la porta aperta a nuova trattative, pur protestando che ora "sarà tutto più difficile", come ha ripetuto il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis.

Non si tratta, comunque, di riprendere il negoziato sospeso sul prolungamento del secondo "programma di salvataggio" per la Grecia, programma che è ormai scaduto il 30 giugno, ha spiegato Dombrovskis, ma eventualmente di ottenere dall'Eurogruppo un mandato per un nuovo programma, il terzo, sulla base della richiesta già formulata dal premier greco Alexis Tsipras pochi giorni prima del referendum. L'apertura maggiore, ancorché prudente, è venuta dall'asse franco-tedesco, con le scarne dichiarazioni rilasciate in serata dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente François Hollande dopo il loro incontro all'Eliseo a Parigi. E' "urgente avere proposte molto precise dal primo ministro greco" ed è "importante" che Alexis Tsipras annunci "quali proposte vuole portare avanti", ha sottolineato Merkel, aggiungendo: "Abbiamo già dimostrato molta solidarietà con la Grecia, l'ultima proposta era già molto generosa". Quanto al referendum di domenica, Merkel ha sottolineato che si tratta di "un voto che è stato espresso dal popolo di un Paese democratico" e, ha osservato, "dobbiamo rispettare questo voto". Hollande si è raccomandato affinché il premier ellenico porti proposte "serie e credibili".

Tsipras tornerà al tavolo del negoziato con la richiesta che finora non era stata neanche presa in considerazione dai suoi interlocutori (a parte l'Fmi, che sarebbe favorevole): rendere il debito pubblico greco davvero sostenibile, ristrutturandolo e trasferendo all'Esm (il Fondo salva-Stati permanente dell'Eurozona) tutti i titoli di Stato greci detenuti oggi dalla Bce (27 miliardi di euro), allungandone le scadenze dei pagamenti. Se questa proposta sarà accettata, almeno come base di discussione, Tsipras potrà accettare con poche correzioni il programma che la ex troika aveva proposto il 25 giugno e che il popolo greco ha sonoramente bocciato al referendum. Nel frattempo, l'Eurozona dovrebbe continuare a prestare ad Atene quanto servirà a coprire i pagamenti dovuti ai creditori (soprattutto all'Fmi) nei prossimi due anni. Dopo, si spera, non ce ne sarà più bisogno, perché la Grecia tornerà a crescere e torneranno gli investimenti, in un paese non più votato alla bancarotta. L'accordo dovrebbe essere raggiunto entro il 20 luglio, quando Atene ha un altro grosso pagamento in scadenza (3,5 miliardi di euro alla Bce). Se la Commissione e la Bce considereranno che il nuovo programma è fattibile e giustificato a causa dei rischi per il sistema finanziario dell'Eurozona nel suo insieme o per alcuni paesi membri, partiranno i negoziati con la Grecia

Ma prima dovrà esserci un voto favorevole da parte del Parlamento tedesco, che ha una sorta di diritto di veto sui programmi di assistenza del Fondo salva-Stati Esm. Il "sì" del Bundestag, in altre parole, è necessario prima ancora che Berlino cominci a negoziare. Viste le dichiarazioni delle scorse ore degli esponenti politici tedeschi, anche di quelli socialdemocratici, c'è da aspettarsi che non sarà facile, per Merkel, convincere la sua maggioranza. In questo senso aveva ragione Juncker quando diceva che un "no" greco avrebbe reso "tutto più difficile".

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