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Sabato, 22 Gennaio 2022
Mali / Mali

Mali, non sarà una "guerra lampo": la Francia cerca sostegno internazionale

L'intervento francese in Mali durerà a lungo, perchè i ribelli hanno già impostato una controffensiva. I raid aerei sono una soluzione "tampone" e non bastano a respingere gli integralisti

L'11 gennaio l’esercito francese ha lanciato un’operazione militare per fermare l’avanzata verso il sud del Mali dei gruppi armati islamisti che dalla primavera scorsa controllano il nord del paese. Il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian: "La situazione evolve favorevolmente", dice Le Drian, ammettendo però che la situazione sul terreno non è ancora stabilizzata o almeno non lo è dappertutto: i gruppi islamisti hanno ripiegato ma la zona occidentale del Mali, che è fuori controllo.

L'intervento francese in Mali durerà a lungo, perchè i ribelli hanno già impostato una controffensiva. I raid aerei sono una soluzione "tampone" e non bastano a respingere gli integralisti. A breve entreranno in Mali le truppe a terra, oltre ai militari già presenti a Bamako (con l'obiettivo prioritario di proteggere la comunità francese) e alle forze speciali già operative al fronte. Si passerà dagli attuali 550 uomini ad almeno 2.500.

Con il mandato dell’Onu i militari francesi operano con il sostegno logistico britannico e il supporto delle truppe maliane contro il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad (che si batte per l’indipendenza delle province di Gao, Timbuctu e Kidal) e i salafiti di Ansar Dine, che vogliono instaurare un regime islamico in questa area del Mali. "François Hollande può essere soddisfatto per aver fermato i talebani del deserto", commenta Libération .

Un gruppo jihadista proveniente dalla Mauritania ha coqnuistato ieri la cittadina di Diabali, nel centro del Mali, a circa 400 chilometri a nord della capitale Bamako. Il bollettino è quello di una guerra.  I raid aerei francesi continuano e a Kidal, vicino al confine con l'Algeria, è statp ferito Iyadag Ghali, capo di Ansar Dine, una delle organizzazioni jihadiste, e ucciso il suo vice Abdel Krim.

Con l'intervento in Mali “Hollande si è assunto un grosso rischio”, scrive il tedesco Süddeutsche Zeitung. Ma ha bisogno del sostegno degli alleati europei e africani, sostiene  il quotidiano di Monaco: "Bisogna impiegare truppe internazionali operative, fornite soprattutto da paesi dell’Unione africana. La Francia ha inoltre bisogno dell’aiuto militare degli alleati europei. L’Unione europea discute da mesi del problema maliano, con scarsissimi risultati".

La Francia è sostenuta dalla comunità internazionale (compresa l'Italia), ma sta combattendo da sola. Non per molto. Presto arriveranno i tremila uomini promessi da Burkina Faso, Nigeria, Niger, Senegal e Bénin. In Francia le polemiche non mancano. L’Osservatorio francese sul nucleare sostiene che l’azione della Francia in Mali sarebbe motivata sopratutto dall’interesse a proteggere gli approvvigionamenti delle centrali nucleari francesi con l’uranio estratto nel nord del Niger, separato dal nord del Mali soltanto da una riga sulle cartine geografiche.

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